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Caso Sonia Marra, si torna in aula dopo sette anni di mistero: "Ho fatto una cosa brutta..."

Ancora una volta tutti gli occhi puntati saranno su Umberto Bindella, l'unico indagato per l'omicidio della ragazza pugliese scomparsa nel nulla sette ani fa. Il suo corpo non è stato mai trovato. Bindella si dice innocente ma nelle sue intercettazioni i magistrati sono sicuri di aver trovato la giusta strada

Sono molte, anzi troppe le lacune sul caso Sonia Marra, la studentessa pugliese che scomparve nella notte del 16 novembre 2006. Domani - 2 ottobre - in aula  ci sarà nuovamente Umberto Bindella, il forestale marscianese direttamente coinvolto sulla vicenda e accusato di omicidio e occultamente di cadavere della giovane.

Una attesa di sette anni che per avere delle risposte che non arrivano. Tante le piste battute, così tante da portato in aula anche tre vescovi. Ma nonostante questo i punti bui rimangono e Umberto Bindella continua a dichiararsi innocente malgrado quella telefonata fatta poco dopo la scomparsa della studentessa pugliese a un amico carabiniere: “Ho fatto un casino. Una cosa più grande di me e di te. Ho fatto una cosa cattiva cattiva”.

Dichiara anche di non aver mai avuto una relazione stabile con Sonia Marra, solo qualche intimo approccio. Ma poi quel messaggio mandato dalla stessa Marra all'amica di lunga data, Valeria Mosca, con su scritto: “Lo abbiamo fatto ed è stato bellissimo”. Poi il test di gravidanza. Sonia fece quel test che risultò essere negativo da quanto afferma la suora confidente della giovane e sentita in aula. Lo stesso Bindella dichiara di “averle dato una mano pur non essendo il padre del possibile bambino”. Ma allora perché la giovane aveva il timore di aspettare un figlio? Che stando a quanto affermò la suora “non avrebbe mai abortito perché contraria”.

Tanti anche i testimoni che nel corso degli anni hanno sfilato uno a uno davanti al pubblico ministero. Dal fratello Piero, ai genitori, fino ad arrivare all’ex fidanzato Michele Iannaccone e alla sorella Anna Marra con l’ex fidanzato Paolo Apa. E proprio su questi ultimi tre che il mistero si infittisce. Perché avevano rapporti stretti e perché coordinavano cosa dire o non dire a giornali e inquirenti. Tutto appare chiaro dalle intercettazioni telefoniche, ma nessuno sa dare una spiegazione sui fatti.

Ed è proprio a Paolo Apa che l’avvocato Alessandro  chiese, facendo sobbalzare dalla sedie i giurati della corte, se avesse mai amato Sonia Marra e se fosse stato lui ad ucciderla. Il no secco di Apa arrivò immediato. Ma poi c’è quel presunto pedinamento a Bindella e il mistero su quella scheda sim di Sonia dalla quale gli arrivò un report di consegna il quattro febbraio del 2007. Chiamò subito quel numero ma rispose un signore che gli disse di essere in possesso da molto tempo di quella stessa sim.

Ma chi entrò nella casa della giovane la notte della scomparsa? Due super test, nonno e nipote, dichiarano di aver visto un uomo vestito di bianco entrare quella stessa notte nell’appartamento della studentessa, senza forzare la serratura. Poi i rumori e infine l’uomo che fugge, senza neanche troppa fretta, dall’abitazione. Chi era? Insomma un caso che al momento non trova risposta e che si infittisce sempre più. Ogni testimonianza sembra quasi allontanare la verità. Domani si tornerà in aula con Umberto Bindella e chissà questa volte se si scoprirà qualcosa di nuovo.

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