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Non si accorgono di un tumore al seno: il lungo calvario di una 46enne

A fare le spese di un atto di negligenza, ancora tutto da appurare, una donna di 46 anni che dopo essersi sottoposta a un esame ha scoperto un carcinoma al seno che non era mai stato individuato. A processo un medico di Città di Castello

Puntuale come sempre si era andata a fare la visita al seno per accertare che tutto fosse nella norma. Un esame di routine che spesso può anche salvare la vita, ma questa volta, qualcosa deve essere andato storto, perché il radiologo quel carcinoma, presente nella mammella destra, proprio non l’ha visto.

Passa un anno, la donna continua a vivere serenamente la propria vita, sicura di stare bene. Poi un’altra visita,  ma da un altro dottore. Questa volta la malattia c’è, ma in realtà c’è sempre stata. Qual carcinoma era presente anche un anno fa, ma il primo radiologo non era riuscito a individuarlo. Inizia il calvario per annientare quello che Oriana Fallaci chiamava l’alieno. Un corpo estraneo, o meglio un pezzo del corpo che impazzisce, e ti costringe a lunghissime cure.

La dona che all’epoca aveva 46 anni, decide di curarsi nel noto Istituto Europeo Oncologico di Milano. Si sottopone a una mastectomia totale della mammella destra, a una mastectomia, invece, parziale di quella sinistra, alla chemioterapia, alla radioterapia e all’asportazione dei linfonodi ascellari.

Un’operazione radicale che sarebbe potuta essere stata forse evitata, se il primo radiologo si fosse accorto in tempo del carcinoma al seno. L’uomo che lavora nell’ospedale di Città di Castello è adesso al centro di un processo che lo vede imputato, come si legge nel capo d’imputazione, per “imperizia, negligenza nell’esercizio della professione medica”. Il radiologo è stato così accusato di lesioni personali colpose nei confronti della paziente, residente ad Assisi.

La donna, difesa dall’avvocato Alessandro Scarongella, si è costituita parte civile, insieme al marito, chiedendo un risarcimento di svariati milioni di euro. Si torna in aula il 24 settembre quando i due consulenti nominati dal tribunale di Perugia presenteranno la relazione che hanno stilato in merito al caso, potendo così valutare le reali responsabilità del medico coinvolto sulla vicenda.

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