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Agguato e spedizione punitiva contro l'avvocato, la Cassazione conferma la condanna

L'agguato era stato impedito dalle forze dell'ordine che indagavano su una serie di rapine

Aveva progettato una spedizione punitiva contro un avvocato perugino, ma era stato scoperto e arrestato nell’ambito di una serie di rapine a negozi e portavalori. Quando uno dei complici è stato prosciolto dall’accusa di aver organizzato la spedizione punitiva, però, ha fatto ricorso in Cassazione per ottenere lo stesso trattamento.

L’uomo era accusato di essersi accordato con altre persone per organizzare una “spedizione punitiva” in danno di un avvocato perugino. Il gruppo aveva “messo sulla vettura del ... un GPS per poterne seguire gli spostamenti, ma non vi erano state ulteriori condotte, in quanto l'apparecchio GPS era stato scoperto dalle forze dell'ordine che stavano svolgendo intercettazioni nell'ambito delle indagine sugli episodi di rapina commessi tra Arezzo e Perugia”. Avendo capito cosa sarebbe successo, gli investigatori avevano “invitato la persona offesa a non uscire da casa”.

Secondo la Cassazione il ricorso è inammissibile partendo dal fatto che il “capo di imputazione non descrive in cosa fossero consistiti gli atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare le lesioni”, ma della circostanza l’accusato “non si è affatto doluto, avendo concordato la pena anche per detta fattispecie, come risulta dalla sentenza impugnata, che, a titolo di continuazione, per il detto reato, aveva individuato un aumento di giorni quindici di reclusione” sui 4 anni e 3 mesi totali.

Da qui il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali.

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