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Il blog di Franco Parlavecchio - La città è fiorita grazie alla Perugina, non facciamola diventare un museo di ricordi

Puntuale come un orologio svizzero, a scadenze quasi naturali, arriva l’ennesima crisi della Perugina

Puntuale come un orologio svizzero, a scadenze quasi naturali, arriva l’ennesima crisi della Perugina.  Se ne parla da tantissimi anni eppure ogni volta siamo punto a capo, come succede anche a Terni quando si discute delle acciaierie, le crisi sono cicliche.
Il problema è che non sono cicliche le soluzioni, ogni volta un cerotto per tirare a campare. Eppure la Perugina non è solo un simbolo di questa città ma anche un emblema nazionale ed internazionale.
Chiunque abbia avuto la fortuna di passeggiare dentro l’azienda ha respirato e ripercorso un pezzo esaltante di storia che ha lanciato Perugia come esempio internazionale non solo per la bontà dei prodotti ma anche come grande progetto di innovazione sociale, grazie all’asilo aziendale ed alle condizioni, in epoche difficili, di una situazione invidiabile per la classe operaia oltre ad una avveniristica emancipazione femminile da prendere a modello.
Il problema nasce da una questione tanto vera quanto banale. Una proprietà privata straniera come la Nestlè, con visione da multinazionale, balla tra investimenti promessi e miraggi di nuove prospettive. Ma la realtà è che negli ultimi anni la nostra Perugina ha perso per strada dei prodotti storici che forse non avevano un appeal moderno ma il sapore antico di una storia indelebile.
Le responsabilità sono autentiche e non solo attuali, a cominciare dalla cessione nel 1988 ad un’azienda che nella proprietà ha poca attinenza con l’ambiente perugino ed alla quale non si possono rimproverare scelte di mercato che non hanno nulla di romantico ma solo freddi calcoli numerici.

E’ anche vero che le istituzioni ed i sindacati non possono ignorare che non sono loro i padroni dell’azienda e che qualcuno ha sognato e si è cullato troppo sulla scia di aspettative che non potevano essere reali. 
Ora serve un grande atto di unità, mettendo da parte sterili polemiche, intervenendo su fattori strutturali ai quali la multinazionale potrebbe essere sensibile, come il costo del lavoro ed il cuneo fiscale, perché il vero rischio è di ritrovarsi solo con un museo di ricordi che metterebbe ancora più a rischio l’identità di una città che è fiorita anche grazie alla Perugina. 

Un bacio vero a tutti quelli che stanno rischiando di perdere il posto di lavoro ed a coloro che veramente sono interessati al rilancio di un’azienda che fa parte del nostro patrimonio umano e sociale ed un altro bacio per coloro che non avendo il merito o la fortuna di lavorare in una grande azienda, di non aver mai avuto ammortizzatori sociali o di non avere alcuna occupazione, rischia di rimanere sempre fuori dai riflettori e dall’attenzione dei media.

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