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Il blog di Franco Parlavecchio - Le elezioni in Sicilia, la legge elettorale e Renzi

Lo dicono in molti. La Sicilia è il termometro politico dell’Italia. E quel termometro ha soddisfatto le attese per un test che in questo momento non può essere considerato solo di livello locale

Lo dicono in molti. La Sicilia è il termometro politico dell’Italia. E quel termometro ha soddisfatto le attese per un test che in questo momento non può essere considerato solo di livello locale. La temperatura è sempre più calda in casa Pd, non tanto per il candidato sconfitto in Sicilia, che è cascato nel fascinoso tranello della candidatura da Presidente in una situazione ormai compromessa, perché la questione è tutta nazionale.

Tuttavia non ridurrei il problema solo alle varie fuoriuscite di questi giorni, anche se illustri, in particolare del Presidente del Senato Grasso. La gente dimentica tutto facilmente, tranne i problemi che vive quotidianamente. Forse dimenticherà anche questa nuova legge elettorale molto arruffata, che con scarse probabilità riuscirà a garantire stabilità futura, e comunque troppo impegnata nell’assicurare trasversalmente sempre i soliti nomi.

Si è passati dal sistema tedesco all’invenzione all’italiana. Dimenticherà anche il risultato del referendum sulle riforme. Ha vinto il no? Forse bisognerà spiegarlo in Parlamento, dato che proprio una legge fondamentale come quella elettorale, cioè le regole del gioco politico, il Senato, il grande oggetto del contendere del referendum, proprio non l’ha vista. Nessuno ha potuto dire nulla, un emendamento, una discussione. Solo un misero voto di fiducia.

Se questo succede per la legge elettorale, di fatto, gli eletti sono solo i notai del Governo di turno. Oggi tocca a me, domani a te; perché le regole non le si cambiano più a colpi di maggioranza ma a colpi di fiducia; cioè qualora si voti contro si rischia la perdita della poltrona. Sia chiaro, questa volta il voto di fiducia si è allargato da destra a sinistra, e forse questo era l’unico modo per approvare in tempo una nuova legge elettorale, ma è anche vero che questo svilisce fortemente il senso delle istituzioni.

Renzi ricorderà che, sul treno che lo sta portando in tutta Italia, il macchinista è un altro e che lui per un turno dovrà fare solo il passeggero, mettendo da parte un po’ del suo amor proprio. Se chiederà allo specchio chi è il più bello del reame… La risposta sarà Gentiloni che con il suo andamento da antileader riceve maggiore gradimento.

Chi poi da sinistra auspica grandi coalizioni per rimettere insieme ciò che da poco ha deciso di scindersi, dovrà fare i conti con la realtà. Un po’ di autocritica farà bene a tutti anche a quelli che pensano di intercettare il voto dei delusi di tutti gli schieramenti, lèggi Cinquestelle. Perché è bene ricordarlo: in Sicilia hanno votato meno della metà degli aventi diritto. Mentre in Veneto, per un semplice referendum consultivo, hanno votato più della metà degli aventi diritto.
Sarà forse un caso?

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