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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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SCHEGGE di Carlo Antonio Ponti | Figlio ucciso dal padre: nessuna pietà per il mostro e per chi ha permesso tutto questo

Si domandava Giovenale secoli fa – ma il poeta romano è affatto attuale come tutti gli spirti superni e senza tempo: «sed quis
custodiet ipsos custodes?» Oggi io mi domando, ci domandiamo in latino: «sed quis iudicat ipsos iudices?» Eh sì mannaggia! Hanno condannato a morte un bambino di sette anni. Sgozzato dal padre: qui la cronaca, l’aberrazione, l’orrore, l’inferno, l’iniquità.
L’abisso dell’umanità. Quanto può l’odio allo stato primordiale, che nessuna tigre, puro istinto, sarebbe capace di trasformare in atto. L’hanno consegnato in mano al boia, per insipienza, indifferenza, stolidità, incapacità. Biechi e rassegnati, accecati dalla routine giudiziaria che fa di ciascun probo cittadino una potenziale vittima. 

Legislatori, magistrati, poliziotti, carabinieri, famiglie, sanitari tutti inadeguati e inermi e disamorati a fronteggiare e a proteggere le donne (mogli, madri, sorelle, compagne, fidanzate, figlie) dalla pandemia di violenza che maschi civilizzati (da titolo di studio, tablet e cellulare ultima generazione, suv, vacanze esotiche eccetera) perpetrano su amori finiti, rapporti esacerbati, gelosie morbose, orgogli abrasi, violenza in nome della carne non dello spirito della donna che è stata con te, accanto a te, per anni e anni, talvolta perfino felici. Basta! È ora di tutelare le donne e i figli, che sovente sono dimidiati e offesi da calendari di spartizione, fatti di un po’ a me e un po’ a me, per non dire di misfatti come quello recente da cui siamo partiti domandandoci chi pagherà la vita di questo bambino ammazzato come un capretto. 

Da un padre che aveva già usato il coltellaccio contro un collega di lavoro, e poi contro la donna madre del figlio, e era agli arresti domiciliari e gli affidano il figlio, con leggerezza, incoscienza, tolleranza, buonismo sciatto di chi quando vuole sa essere duro. Nessuna pietà per l’omicida, fine pena mai, ma nessuna pietà per i colpevoli che invece di proteggerlo lo hanno mandato allo sbaraglio, nelle mani di un mostro così vigliacco da non essere nemmeno capace di ammazzarsi sul corpo del figlio. Che orrore tutto questo, che orrore tutte queste donne massacrate in nome dell’amore, non cerature ma corpi in possesso di energumeni che non sanno commuoversi, perdonare, trasformare un amore tramontato in amicizia o almeno in rispetto, ma vivono di odio e di rabbia, come cani idrofobi, di certo animali migliori. 

E invece di baloccarsi con falsi scopi, diatribe ridicole, candidature improponibili e senza pudore i politici si dessero da fare per limitare le morti bianche e i muliericidi che insanguinano le nostre giornate, più avvilenti e tristi della medesima pandemia. Che il 2022 appena nato, o la Befana che ricorre oggi, si portino via il marcio che ho descritto, io pieno di rabbia e di sconforto, ma pure non immune da un filo di speranza. Buon anno ai miei lettori, con affetto, Carlo.

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