Domenica, 19 Settembre 2021
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Correva l'anno ... di Marco Saioni | Perugia 1905, una bionda un po' troppo passionale provoca un piccolo scandalo a luci rosse che finisce in cronaca

Uno sguardo d’intesa. Quel portone socchiuso li persuase a entrare e nell’atrio successe l’amore. Fu tumulto di baci e gesti in un respirare convulso

Passi guardinghi tra la penombra del vicolo assorto, stipato d’archi e scalinate. Scampoli di medioevo braccati da fotografi con tempra d’artista. Lei è bionda, un vezzo di perla all’orecchio, omaggio di chi dovette gioire per l’impeto dei suoi vent’anni. Lui, coetaneo, travolto da frenesia che annebbiava la vista.

Uno sguardo d’intesa. Quel portone socchiuso li persuase a entrare e nell’atrio successe l’amore. Fu tumulto di baci e gesti in un respirare convulso. Barlumi di pelle conquistata da mani impazienti sfavillarono di bianco nel cupo silenzio dell’androne. L’arroganza del desiderio travolse ogni inciampo frapposto dal pudore. Incontenibili nudità e la fragranza della giovinezza li sollevarono sulla vertigine di un tempo sospeso, ma tennero a bada parole, altrimenti disposte a volare oltre la via. Pochi istanti di frenetici intrecci poi la resa in un abbraccio serrato.

Improvvise, ispide grida scossero la loro breve quiete, inducendoli ad arruffati riassetti. La madre della ragazza era piombata stridendo come uccello di rapina. In breve fu altro chiasso corale di voci accorse a vedere. Inutile impegno, quello delle guardie sopraggiunte per contenere la baruffa. No, le assicurazioni della figlia sulla sigillata e immacolata illibatezza non la convinsero, tanto da pretendere a gran voce il parere di un sanitario. A nulla valsero i pianti e le suppliche della giovane, ormai lapidata da parole urlate tra sghignazzi di folla. Il medico arrivò ed eseguì la visita.

A questo punto il cronista esibì una pelosa correttezza, evitando di comunicare il responso dell’ispezione, “per la delicatezza che il fatto impone” salvo dare voce al ragazzo, qualche riga dopo, che strepitava contro la donna, argomentando “di non essere certamente lui la causa prima e unica di quanto il medico aveva certificato”. Della serie: maschi che si fanno onore.

Un tentativo di placare la baraonda fu avanzato dal “drudo” (sic) della signora, un funzionario governativo, il quale minacciò di rivelare tutto alla stampa se non fosse cessato quel triviale siparietto. Avvertimento inutile, si precisò nel servizio, poiché la notizia era già trapelata. 

Sempre incline al precetto della correttezza, il redattore, non diretto testimone dei fatti, evitò i nomi dei protagonisti, descrivendo tuttavia in modo un po’ troppo analitico l’ardente bionda dagli occhi neri di via della Gabbia. Concluse poi con il consiglio di sbrigare in futuro certe cose “nelle mura della propria casa e a porte ermeticamente chiuse”.

L’articolo, costruito per eccitare la curiosità del lettore e servito con l’eloquente titolo: “Una scenetta piccante” adotta un registro linguistico di tenace banalità, denso di ammiccamenti e puntini di sospensione ma guarnito anche da motti latini per palesare frequentazioni di classicità.

Non finì qui. A tre giorni dal fatto, lo stesso giornale ospitò una lettera firmata da “alcune ragazze bionde di via della Gabbia”. Le scriventi contestarono al cronista di aver indicato quella via, dove era situata la loro residenza, invece che via Ritorta, vero scenario del fattaccio. In pratica non intendevano essere confuse con la “protetta del cronista”. E non facesse di non conoscere il luogo della civettata “perché ci passa sempre per quella via”. Come dire, chi ha orecchie intenda.

Con ragionevole probabilità, la biondina, pur non esercitando il noto mestiere, sembrava una piuttosto incline alla passione, almeno quanto Bocca di Rosa e per questo ritenuta un allettante parco giochi. Insomma, non era il caso di generare dubbi con una cronaca fasulla che avrebbe potuto inquinare la reputazione delle brave ragazze da marito.

La replica delle altre bionde e le allusioni circa l’assidua frequentazione della via da parte del cronista lasciano poi supporre che lo stesso e il ragazzo del portone frequentassero, come si dice, lo stesso campo di gioco.

La storia era sicuramente ghiotta e meritava un epilogo all’altezza. Così, in dieci righe un altro cronista si divertì a gigioneggiare su certi atteggiamenti, quelli offerti da due piccioncini avvinghiati dietro una finestra di Palazzo Calderini. Certamente un gradito spettacolino per i perugini a naso in su, ma la raccomandazione sarebbe quella di tirare almeno le tendine. Sì perché il piccione maschio “assomiglia maledettamente a un collega in giornalismo”, quel giornalista. E allora sì sarebbe stato calzante il consiglio, magari in latino: si non caste, saltem caute! 

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