Vitamina D, la sua carenza forse favorisce l'infezione da Covid: ecco come assumerla con il cibo

La vitamina D assolve a molte funzioni importanti nel nostro organismo, tra cui il buon funzionamento del sistema immunitario. Vediamo con quali cibi possiamo incrementarla

Siamo alle porte dell'inverno, le giornate sono ormai corte, con poche ore di sole... In questo periodo dell'anno può accadere che il nostro corpo vada in crisi di vitamina D.

La vitamina D è una vitamina liposolubile responsabile di varie funzioni biologiche essenziali per la nostra salute: è necessaria per l'assorbimento intestinale dei minerali, come calcio e magnesio, ha un'azione modulante nei confronti delle infiammazioni e del sistema immunitario e contribuisce a regolare la risposta delle difese immunitarie.

La carenza di vitamina D è correlarta a diversi tipi di malattie, che si manifestano con sintomi vari tra i quali debolezza muscolare, ossa fragili, difficoltà di concentrazione, stanchezza ricorrente, diabete e ipertensione. Inoltre, secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism condotto in Spagna, è stata riscontrata in più di 8 pazienti su 10 ricoverati per Coronavirus. La vitamina D, infatti, oltre ad essere fondamentale per la salute delle ossa e dei denti, agisce in maniera importante nel corretto funzionamento del sistema immunitario. Attualmente in Gran Bretagna è in corso un altro studio intenzionato a capire se la vitamina D ha davvero un ruolo protettivo nei confronti del Coronavirus.

In ogni caso, per non andare mai in carenza di questo prezioso nutriente, vediamo quali sono gli alimenti che ne contengono di più, così da integrarne l'assunzione, e vediamo anche come capire se si soffre di una carenza di questa vitamina.

Vitamina D: gli alimenti più ricchi

La vitamina D viene principalmente prodotta attraverso una reazione chimica che dipende dall'esposizione alla luce solare, in particolare dall'irradiazione UVB, mentre con l'alimentazione è possibile introdurre solo tra il 10 e 20% del nostro fabbisogno quotidiano. Sebbene, quindi, l'assunzione tramite alimentazione non sia risolutiva, mangiare alimenti ricchi di vitamina D con una certa regolarità può essere un concreto aiuto, contribuendo ad aumentarne leggermente i livelli. 

Ecco gli alimenti più ricchi di vitamina D: 

  • salmone fresco -  che contiene 10,9 μg di vitamina D ogni 100 grammi;
  • pesce spada - 13,9 μg di vitamina D ogni 100 grammi di prodotto;
  • sgombro -  13,8 μg di vitamina D ogni 100 grammi di parte edibile;
  • sardine - 4,8 μg di vitamina D su 100 gr;
  • uova - il tuorlo è la parte più ricca di vitamina D: con due uova se ne assumeranno circa 2 μg;
  • tonno - con 1,7 μg di vitamina D ogni 100 grammi (anche per il tonno in scatola);
  • latte - con 1,3 μg di vitamina D 100 grammi di latte intero;
  • fegato di bovino - con 1,2 μg ogni 100 grammi;
  • funghi - 100 grammi di funghi contengono circa 0,2-0,4 μg di vitamina D;
  • cioccolato fondente - circa 1,90-5,48 µg per 100 g di prodotto .

Come individuare la carenza di vitamina D

Per capire se nel proprio corpo la presenza di vitamina D è carente, basta fare un esame del sangue: il valore che misura il livello della riserva nel sangue si chiama “25-OH vitamina D”, ed è considerato nella norma se compreso tra le 75 nmol/l (30ng/ml) e le 200 nmol/L (80ng/ml). Si può parlare di carenza di vitamina D quando la concentrazione di 25-OH-D è inferiore alle 30 nmol/l (12 ng/ml). 

Inoltre, il fabbisogno giornaliero di vitamina D è stimato intorno alle 400 - 600 IU (unità internazionali), valore che però sale decisamente se non ci si espone sufficientemente alla luce solare, arrivando a toccare i 1.000 IU al giorno. Di conseguenza, nel caso in cui non sia possibile esporsi alla luce solare e integrare la dieta con alimenti ricchi di vitamina D, è bene assumere degli integratori specifici, rivolgendosi ad uno specialista per poter costruire uno schema di cura efficace ed evitare il rischio di incorrere in un eccesso di vitamina D.

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