Lunedì, 20 Settembre 2021
Salute

Diabete nei bambini, come riconoscerne i sintomi rivelatori

Sopratutto d'estate, alcuni sintomi si possono confondere con la normale disidratazione dovuta al calore e alla maggiore sudorazione. Ecco perché bisogna intervenire

Con l'arrivo dell'estate milioni di ragazzi stravolgono le proprie abitudini di vita: abbandonati i libri di scuola, si dedicano alle attività di gioco o sportive. Tra caldo e una maggiore sudorazione, a molti genitori può sfuggire una sequenza di sintomi e campanelli di allarme che indicano se c’è uno scompenso diabetico (chetoacidosi) in corso, patologia che ha registrato un aumento inaspettato nei mesi di pandemia.

Per andare in fondo se si ha questo sospetto, è sufficiente farsi aiutare da alcune tecnologie oggi disponibili.

Valentino Cherubini, Direttore SOD (Struttura Organizzativa Dipartimentale) di Diabetologia Pediatrica Ospedali Riuniti di Ancona, ci spiega come non abbassare mai la guardia, specialmente in estate, suggerendo come intervenire rapidamente e quali accorgimenti tecnologici adottare per non limitare le esigenze di tutta la famiglia anche in caso di diagnosi conclamata.

Diabete di tipo 1: aumentati i casi durante la pandemia

La conferma arriva dai dati da uno studio condotto dal gruppo di diabetologia della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia pediatrica-SIEDP. Lo studio, che verrà presentato al prossimo Congresso Nazionale, ha analizzato i dati clinici di bambini under 15 di 40 centri di diabetologia pediatrica italiani nel periodo 2017-2020, per un totale di 3230 bambini. I risultati indicano che l’aumento della diagnosi di diabete con chetoacidosi aumentava di oltre il 9% durante i mesi di lockdown e si manteneva superiore al 5% per tutto il resto del 2020.

“Da questo dato preoccupante si deduce – interviene Cherubini - che molti bambini hanno ricevuto in ritardo la diagnosi di diabete e indica la necessità di dedicare maggiori energie alla prevenzione”.

I sintomi da tenere sotto controllo per riconoscere il diabete nei bambini

Ci sono alcuni importanti sintomi e campanelli di allarme che un genitore deve sempre tenere sotto controllo, specialmente nella stagione estiva. Facendo più movimento, infatti, i bambini risultano essere più stanchi, hanno più sete e fanno più pipì: questi, in particolare, sono i primissimi segnali sospetti per una diagnosi di diabete, ma, allo stesso tempo, possono essere anche gli effetti del caldo e dell’attività fisica. Va detto che se non si interviene tempestivamente, questi sintomi possono portare alla chetoacidosi, che è una complicanza dovuta al ritardo della diagnosi.

A questo punto diventa importante attivare subito le dovute verifiche se subentrano altri sintomi, per evitare falsi allarmi.

“Si tratta di piccoli accorgimenti, facili da mettere in pratica ma assolutamente predittivi. In estate è normale che un bambino beva di più, faccia più pipì, e sia più stanco del solito, per cui non è pensabile che già così possa scattare l’allarme di sospetto diabete. Suggerisco invece di tenere d’occhio se tra i cambiamenti del piccolo – continua Cherubini - ci siano altri sintomi tra cui l’alitosi molto forte, il mal di pancia, un respiro difficoltoso, un dimagrimento repentino e la fame. Non necessariamente dovranno essere tutti contemporaneamente, perché ne basteranno 2 o 3 di questi per poter meglio indagare. La diagnosi precoce di diabete nei bambini, protegge anche da una serie di complicazioni da adulti. Basti pensare che un solo episodio di chetoacidosi diabetica (che si verifica quando il pH del sangue scende sotto 7.30 e diventa grave quando è sotto 7.1) può causare danni permanenti, in particolare sulla sfera cognitiva”.

Come confermare o eliminare il sospetto di diabete

La prima risposta, immediata e indolore, la si può avere con i semplici stick disponibili in farmacia. 

“È chiaro e normale che d’estate i bambini bevano di più e a volte si sottovaluta l’aumento della richiesta di acqua. È ancora più importante che i genitori sappiano come intervenire subito per confermare o annullare il sospetto di diabete. In aggiunta – precisa Cherubini - il caldo e la disidratazione richiedono un intervento più rapido per ripristinare l’equilibrio idro-elettrolitico. Se c’è il sospetto di diabete, la prescrizione di esami del sangue e delle urine può ritardare la diagnosi. Nel dubbio, la prima accortezza è quella di andare in farmacia per una misurazione della glicemia con uno stick oppure fare uno stick sulle urine per controllare la presenza di glucosio”.

I dispositivi tecnologici per gestire al meglio il diabete 

Dei 150mila italiani con diabete, sono 11mila circa gli under 15 costretti a gestire una patologia che li accompagnerà nella vita. Si tratta di un numero da moltiplicare per il numero dei genitori che si devono far carico della malattia no-stop, preoccupati soprattutto di quello che succede e succederà fuori casa (a scuola, nelle attività sportive, alle feste con gli amici). L’evoluzione tecnologica di device molto piccoli, senza tubicini esterni e impermeabili, si sta rivelando un valido supporto per una migliore gestione del diabete fin dalla tenera età di 2 anni.

La certezza dei dati e la sicurezza di interventi terapeutici precisi, hanno reso sia il misuratore in continuo della glicemia e sia l’infusore di insulina (Dexcom G6 e Omnipod distribuito in Italia da Theras) due successi tecnologici fondamentali per migliorare lo stile di vita del paziente e di tutta la famiglia.

“L'andamento della glicemia di un bambino con diabete di tipo 1 è molto difficile da prevedere, ma grazie all'ultima tecnologia dei CGM (continuous glucose monitoring, cioè monitoraggio continuo della glicemia in tempo reale) è possibile avere un livello di predittività molto alto, preciso e sicuro. Questo genera un effetto tranquillizzante sui pazienti divenuti più consapevoli e pronti a intervenire a fronte di una reale necessità generata dal suono dell'allarme. Nel caso dei più giovani – conclude Cherubini - il successo di una misurazione sempre corretta, impatta anche sulla salute del genitore, sollevato dal timore di doversi precipitare a dover dare istruzioni o intervenire direttamente quando non è necessario. Tutti i pazienti, compresi i più giovani, potranno anche prendere decisioni terapeutiche senza confrontare il dato con quello che ricavavano pungendosi il polpastrello. Si tratta di un passaggio importante, unico fino ad ora e riconosciuto dall'FDA”.

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