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Perugia-Ternana: 27 vittorie a testa, 30 pareggi e negli anni i primi tafferugli

Gli 88 anni di rivalità calcistica hanno comunque prodotto una situazione di sostanziale bilanciamento nel computo totale dei risultati: ecco tutte le curiosità sul derby

In Umbria niente può essere paragonato a Perugia-Ternana: è la partita con la “p” maiuscola, è la sfida tra due città agli antipodi (storici, culturali, economici e perfino geografici), che mai si capiranno. Difficile trovare in Italia un caso simile: le tante stracittadine a cui siamo abituati sono cosa ben differente, lì si tratta di una “lotta” tutta interna alla stessa realtà. 

Qualcuno dall’esterno potrebbe obiettare che in fatto di campanilismo anche Napoli e Avellino, o Bergamo e Brescia non sono poi messe così male. In quelle realtà, però, si inseriscono anche altre squadre: la Salernitana in Campania e le due milanesi in Lombardia, ad esempio. In Umbria no: quasi impossibile sentire un perugino o un ternano cantare: “Chi non salta è un eugubino (o un folignate)”, non per mancanza di rispetto o di opportunità in cui poterlo fare – Perugia-Gubbio si è giocata anche l’anno scorso – ma semplicemente perché in questa Regione prima o poi tutti si sono identificati o con il Grifo o con la Fera. 

In serie B l’incontro manca dal 9 aprile 2005: un tempo lunghissimo nel quale è accaduto un po’ di tutto tra fallimenti, rinascite, retrocessioni e ripescaggi discutibili. In quella piovosa serata di nove anni fa al “Curi” arrivò una batosta memorabile per i ternani, con i ragazzi dell’allora allenatore biancorosso Stefano Colantuono che annichilirono le Fere, schiantandole per 4-0: due volte Ferreira Pinto, Delvecchio e Sedivec. Una notte da incorniciare per tutta Perugia, che sperava di tornare immediatamente tra le grandi d’Italia nell’anno del centenario, spinta proprio dai due successi con la Ternana (nel turno d’andata era finita 2-0 per il Grifo), ma gli spareggi e la fine della società della famiglia Gaucci interruppero il sogno. 

Da allora a oggi ci sono stati altri quattro derby, tutti in serie C (poi Lega Pro), con i Grifoni che si sono imposti nel 2006 in casa per 2-1, in quello che fino a sabato prossimo sarà l’ultimo match tra le due formazioni con la presenza di entrambe le tifoserie. Le successive tre partite, orfane del pubblico o di una sua porzione, hanno visto un assoluto equilibrio: un successo per parte e un pareggio, con la consapevolezza che giocare in quelle condizioni ha rappresentato una macchia indelebile per il calcio umbro.

È vero, negare che la sfida sia da sempre ad alto rischio rappresenterebbe un errore: basti pensare che già negli anni ’20 e ’30 vennero registrati i primi tafferugli, con le cronache dell’epoca che parlano di invasioni di campo e risse sugli spalti, oltre che di accesi battibecchi tra i giocatori sul rettangolo di gioco.  Gli 88 anni di rivalità hanno comunque prodotto una situazione di sostanziale bilanciamento nel computo totale dei risultati: 27 vittorie per i perugini, altrettante per i ternani e 30 pareggi. 

Ma giocare tra le mura amiche conta, eccome: sui 43 match disputati nel capoluogo di Regione i biancorossi hanno avuto la meglio in 21 occasioni, concedendo  l’intera posta in palio agli odiati “cugini” in sole 8 circostanze. E se si restringe il campo ai soli incontri di serie B la situazione non cambia: 6 a 6 e 4 pareggi in tutto, ma 5 a 1 per i Grifoni nelle sfide casalinghe.

Tra i supporter biancorossi c’è malumore per le restrizioni imposte alla tifoseria ternana, che porteranno ad una curva sud riempita solo a metà e con il serio rischio di veder replicate le stesse limitazioni quando toccherà ai primi andare in trasferta al “Liberati”. In ogni caso resta la speranza di vedere una bel confronto a distanza tra le due curve, tra le due anime di una stessa Regione che purtroppo sta vedendo scomparire i suoi vecchi simboli, motivo di orgoglio e allo stesso tempo di contrasto. Da sempre Perugia e Terni sono cioccolata contro acciaio, mentalità intellettuale contrapposta a cultura operaia: ma se tutto ciò dovesse man mano dissolversi, non avrebbe più senso parlare di rivalità, perché mancherebbero le fondamenta stesse sulle quali questa è nata ed è cresciuta nel corso dei campionati e delle stagioni. 

Per questo motivo poco prima di dar via alla contesa, a tutti coloro che saranno presenti al “Curi” verrà chiesto un grande sforzo, quello di dimenticare per qualche istante cosa significa appartenere all’una o all’altra città  e sostenere tutti assieme la lotta degli operai dell’Ast, la cui delegazione sfilerà sul terreno di gioco per ricordare che nella loro protesta c’è in ballo la sopravvivenza dell’Umbria intera. Anche perché subito dopo, per 90 minuti e oltre, sarà Perugia-Ternana.

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