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Perugia, assenze pesanti e Pro Vercelli in arrivo. Camplone: "Dobbiamo tornare alla vittoria"

Il Grifo a caccia dei tre punti nella gara casalinga. Il tecnico: "Non possiamo più concedere niente a nessuno: questo è quello che chiedo ai miei giocatori"

Il Perugia deve tornare alla vittoria. Ne è convinto Andrea Camplone, allenatore dei Grifoni, che vuole ricominciare a far punti per non abbandonare il sogno play off.  Il tecnico dovrà fare però i conti con le solite pesanti assenze: “Non ci saranno Giacomazzi e Rizzo infortunati, e Crescenzi che è squalificato. Poi penso che porteremo Mantovani nonostante abbia fatto solo un po’ di defaticante ieri”

L’avversario di domani è la Pro Vercelli, che affronterà la sfida del “Curi” con la stessa impostazione tattica di chi l’ha preceduta: “Lo vediamo di settimana in settimana: tutti quelli che vengono qui ci aspettano e poi ripartono, così come è accaduto con il Lanciano, sebbene il vento abbia condizionato la gara. Nelle ultime 5 partite abbiamo fatto 10 punti, non è un buon bottino, si poteva fare di più. Quello che è certo è che dobbiamo tornare a prende i 3 punti. La Pro Vercelli ha fatto una grandissima prima parte di campionato: è una squadra rapida, che ha conquistato la maggior parte delle vittorie in casa, ma con Marchi, Di Roberto e Fabiano possono mettere in difficoltà chiunque. Da parte nostra non possiamo più concedere niente a nessuno: questo è quello che chiedo ai miei giocatori. Se scendiamo con la giusta cattiveria possiamo portare a casa la vittoria”.

Il match vedrà in campo Sprocati, giocatore che nella passata stagione ha messo la propria firma su vittorie pesanti dei biancorossi: “Mi farà piacere rincontrarlo. E’ un giocatore particolare, fino ad ora si è messo poco in mostra, ma se è in giornata può fare veramente male agli avversari. Speriamo attenda ancora una settimana per far bene”.

Camplone ha necessità di “trovare delle alternative a Rizzo e Crescenzi: la squadra si è allenata molto bene, con la testa abbastanza libera. Nicco è più portato ad avanzare, ha più gamba, mentre Nielsen è più lineare, meno istintivo. Abbiamo provato un po’ tutte le soluzioni, adesso tireremo le somme e vedremo. Sulle fasce cerco la spinta: Faraoni sulla destra la garantisce, a sinistra è un po’ più frenato, ma non escludo di poter utilizzare anche Fabinho”.

Caso a sé quello di Lanzafame, tornato a disposizione a novembre, sempre tra i migliori quando è stato chiamato in causa, ma finito in panchina da un mese a questa parte: “A me sembra che ogni anno ci sia un caso. Se Davide dà l’anima in campo ha il posto assicurato. Lo stiamo provando in vari ruoli per vedere dove si esprime meglio. Si gioca in undici e tutti hanno dei compiti, chi si sacrifica ha il posto da titolare”. Altra situazione particolare è quella di Amelia: “E’ un giocatore che sta svolgendo un ruolo importante, ha grande esperienza e lo stiamo riportando in forma perché giochi, lo abbiamo preso per questo scopo, non per fare lo psicologo. Arriverà anche il suo turno”.

La notizia della settimana però, è stata l’assegnazione della “panchina d’oro” come miglior allenatore della Lega Pro della passata stagione a Roberto Stellone. Premio che a detta di molti avrebbe meritato il tecnico biancorosso: “Io ho vinto il campionato, lui è stato promosso. Però ci sono dei colleghi che votano e secondo loro – ride divertito Camplone – il Frosinone ha fatto un calcio spettacolare e ora sta nelle zone alte di classifica. Mi aspettavo di vincere, perché abbiamo conquistato campionato e supercoppa, quindi non so cosa avrei dovuto fare di più per meritarlo. Forse vincere un mondiale”.

In chiusura una battuta sugli input dati dal presidente Santopadre: “Siamo contenti che ci siano, io so che lo fa per caricare la squadra. Noi non siamo contenti di quello che stiamo facendo, ci siamo fermati a tre vittorie e invece potevamo continuare. E’ un gruppo che deve credere di più nei propri mezzi: l’allenatore arriva fino al venerdì, poi il sabato tocca ai calciatori mettere in pratica quello che si è provato in settimana, rispettare le consegne e metterci del proprio. Un giocatore deve essere sempre lucido e deve aver voglia di vincere: io ho fatto il calciatore per 17 anni e la voglia di vincere ce l’ho sempre avuta, anche ora quando faccio una partitella contro i giornalisti”. 

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