Perugia, parla Goretti: "A Benevento inizia il campionato. Falcinelli? Va ringraziato. E Nesta..."

Dal campo al mercato, dal divorzio con l'ex tecnico alla scelta di Oddo fino al caso Melchiorri e a quello dell'assalto al bus dell'ottobre 2017: ecco cosa ha detto il responsabile dell'area tecnica biancorossa a Tef Channel, ospite della trasmissione 'Grifo Stadium'

Due ore circa di trasmissione a 'briglie sciolte' per Roberto Goretti, ospite lunedì 14 ottobre di 'Grifo Stadium' su Tef Channel. Due ore in cui il responsabile dell'area tecnica del Perugia, incalzato dal conduttore Giulio Nardi e dagli opinionisti presenti in studio, ha affrontato tantissimi temi iniziando però con l'invito a rimanere con i piedi per terra nonostante il secondo posto in classifica: “Già con Camplone e con Bucchi ci siamo trovati in queste posizioni di vertice dopo poche partite e poi in entrambi casi iniziò un periodo difficile. È troppo presto per fare bilanci, il campionato di B inizia dalla settima-ottava giornata e il nostro inizierà a Benevento (sabato 19 ottobre alle ore 18, ndr). Delle tre categorie professionistiche la cadetteria è la più instabile, perché su 20 squadre ne cambiano 7 ed è difficile fare previsioni. L'80% delle rose vengono ogni anno completamente stravolte, comprese spesso quelle che scendono dalla A o salgono dalla C. Inoltre in ogni stagione escono fuori ragazzi di 20 anni su cui nessuno puntava in estate e che poi si rivelano invece calciatori straordinari e capaci di fare la differenza. La nostra è una piazza importante ma nella nostra situazione ci sono almeno altre 10 squadre e anche a livello tecnico sono in tante a competere per la A. Più che le rose forti secondo me vincono le squadre, prevale chi riesce a 'fare squadra' prima delle altre e secondo me da questo punto di vista il mister ha iniziato molto bene e siamo già a buon punto”.

L'ULTIMO MERCATO - Si torna poi a parlare dell'ultima sessione estiva di mercato e di quelle precedenti: “Nel primo anno di B c'era entusiasmo e continuità in panchina con Camplone, cosa importante perché consente al direttore di conoscere già le caratteristiche dei calciatori voluti dal tecnico e il suo modo di allenare. La seconda stagione con il cambio di guida tecnica è stata la più difficile insieme a quella passata, quando si è deciso di ripartire da zero in un'estate difficile anche per Nesta: ho dovuto cercare di tenere la testa dell'allenatore a Perugia perché a un momento ci poteva stare che alzasse le mani e abbandonasse. Fu un'estate rischiosa e molto difficile ma lo sforzo grosso è stato fatto proprio l'anno scorso, quando alla fine è stata creata una base e poi a gennaio le operazioni di Carraro, Rosi e Falzerano sono state fatte già in funzione della stagione successiva. Quest'estate il doppio colpo Iemmello-Di Chiara con il Benevento ci ha aperto il mercato e abbiamo completato man mano la rosa. Ora poi si lavora nel solco di un progetto tecnico partito nella passata stagione, anche se poi c'è uno staff tecnico nuovo che ci mette anche del suo”.

LA VERITÀ SU NESTA NESTA - Goretti ha fatto poi luce sulle problematiche che in estate hanno portato al divorzio con Nesta, che ha preferito andare al Frosinone: “A me piace coinvolgere l'allenatore nelle scelte ma Nesta era al suo primo anno e in estate non era pronto a capire un calciatore di Serie B, perché per sua fortuna è stato uno dei più grandi e ha giocato con i più forti. I suoi parametri di riferimento erano Nesta, Stam e Thiago Silva e non ne andava bene uno tanto che a un certo punto gli dissi 'Ale, qui se vogliamo fare la squadra dobbiamo iniziare a prendere qualcuno'. Lui poi è svelto e ha capito in fretta, adeguandosi prontamente. Il Perugia è una società che collabora con il proprio allenatore e un allenatore che viene qui deve capire che i dirigenti del Perugia sono proprio collaboratori con cui scambiarsi idee. Io stesso con Nesta ho imparato, nonostante da calciatore sia stato allenato da tantissimi grandi allenatori. Cercando di capire il livello di calcio di Nesta, che secondo me è altissimo, mi sono arricchito anche se ho cercato di dirgli che chiedeva forse molto a calciatori di Serie B. Aveva la fortuna di avere calciatori giovani e ancora da costruire o centrali 'folli' come El Yamiq e Gyomber che sono stati straordinari per coraggio, imbucate e passaggi ma al mister dicevo anche che è sì bello giocare da dietro, ma difensori di Serie B e portieri di Serie B non possono tenere la concentrazione e l'intensità allo stesso livello per 90' nella fase di costruzione e anche in quella di non possesso, tanto che poi qualche calo mentale in quest'ultima c'è stato. Sarei stato però curioso di vedere all'opera Nesta quest'anno, dopo i costanti miglioramenti della passata stagione grazie a un lavoro di cui credo abbia beneficiato finora anche Oddo”.

NESSUN CASO MELCHIORRI - Si affronta poi il tema Melchiorri, rimproverato di recente in conferenza dal tecnico dopo la vittoria sul Pisa: “Oddo ha impostato questa stagione e questo suo cammino all'interno della nostra società, della nostra squadra e della nostra città, con grande determinazione. Dà la sensazione di avere in testa un percorso ben preciso che parte dalla necessità di creare una squadra unita, in grado di affrontare con compattezza ogni situazione. È uno ambizioso e per questo vuole creare questo tipo di gruppo in fretta, forte anche dell'ambiente positivo che lo circonda. Sta alternando bene bastone e carota e ogni tanto qualche rimprovero ci sta, proprio in funzione di quel discorso di squadra. Questa volta ci sono andati Dragomir e Melchiorri, qualche gara prima era toccato a Iemmello ma tutti debbono capire che conta la squadra. Non esiste nessun caso Melchiorri come dicono i giornalisti soprattutto di altre città, Federico è un ragazzo troppo serio e si sta allenando bene. L'arrabbiatura del mister dopo la vittoria sul Pisa è dovuta al fatto che bisognava chiudere la partita e si è peccato di egoismo, mentre prima di tutto deve venire la squadra perché poi si rischia di soffrire nel finale e di veder sfumare i tre punti”. 

LODE A FALCINELLI - “Noi davanti abbiamo tre top player grazie all'occasione che ci è capitata negli ultimi due giorni di mercato, quando abbiamo capito che potevamo riportare Falcinelli a Perugia e così abbiamo ceduto Bianchimano che volevamo inizialmente tenere. Era un 'calcio di rigore' da sfruttare per dare un segnale di fiducia a tecnico, squadra e ambiente ed è stato lui a decidere di tornare qui spiegando al Bologna che avrebbe rifiutato qualsiasi altra destinazione in B, eliminando di fatto quelle concorrenti che avrebbero potuto coprire una parte maggiore dell'ingaggio. Diego ha fatto una scelta coraggiosa, prendendosi dei rischi perché ha tutto da perdere e proprio per questo dobbiamo ringraziarlo e sostenerlo al di là di quelle che saranno le sue prestazioni perché porta grande energia anche all'interno dello spogliatoio dando l'esempio. Lui ora deve ritrovare quelle che sono le sue caratteristiche, che non sono quelle del bomber che deve stare lì ad aspettare in mezzo all'area. I gol li ha fatti qui con Ardemagni vicino e a Crotone in una situazione particolare, ma non sono i gol che contano: la gente gli vuole bene e lui deve giocare sereno, con l'ambiente che deve sostenerlo. Oltre alle tre punte poi abbiamo anche tre grandi fantasisti che consentono a Oddo di avere alternative al 4-3-2-1 su cui si era lavorato in estate, con equilibri poi stravolti dagli arrivi di Balic, Nicolussi Caviglia e Falcinelli. Ora il mister sta alternando un po' i due moduli, ma credo che alla lunga si potrà vedere con maggior continuità un Grifo con le due punte e secondo me anche con tre”.

BENALI E BUONAIUTO - Ora arriva un ciclo difficile, che scatterà con due trasferte: “Le prossime gare ci diranno a che punto siamo. Prima di andare sul campo della Salernitana andremo su quello del Benevento che ha sì cambiato l'allenatore, ma ha anche tenuto un blocco di calciatori importanti e reduci da una stagione sofferta che li ha compattati, facendo loro capire che pe tornare a giocare in A devono vincere il campionato di B. La candidata numero uno però secondo me è forse il Crotone, che ha allestito un'ottima squadra, ha un allenatore fortissimo (Giovanni Stroppa, ndr) e ha trattenuto Benali”. Già, quel Benali a lungo inseguito da Goretti: “A lui pensavamo dall'anno scorso, quando con Nesta già ragionavamo sulla stagione successiva e gli dicevo che con Verre destinato alla Serie A lui sarebbe stato il sostituto ideale. Pensavo di poterci arrivare poi in estate, anche perché nel frattempo qui era arrivato Oddo che lo ha lanciato a Pescara e stravede per lui, ma il Crotone è stato irremovibile”. Come irremovibile è stato Buonaiuto nel voler restare in biancorosso: “Per qualità fisiche e tecniche penso Cristian che sia uno dei talenti più forti visti qui negli ultimi anni ma l'anno scorso mi ha fatto un po' arrabbiare, perché lo volevamo tenere e lui invece decise di andare via. Quest'estate con il presidente avevamo deciso di mandarlo via, stavamo per prendere Schenetti e lo avevamo praticamente ceduto all'Entella ma lui ha rifiutato un ingaggio maggiore e persino l'adeguamento del contratto, dicendo di essersi pentito della decisione precedente e di voler restare. Questa sua determinazione ci ha convinto e alla fine all'Entella è andato Schenetti”.

FERNANDES, ODDO E IL TURNOVER - Goretti spiega poi come ha finito per affacciarsi negli ultimi anni su nuovi mercati: “Prima pescavamo in Serie C ma ultimamente la concorrenza era aumentata e così ho guardato all'estero. Tra i vari campionati monitorati ho iniziato a seguire quello Under 23 inglese e lì abbiamo scovato Dragomir nell'Arsenal, mentre era sfumato un attaccante del City che poi ci ha proposto alcuni calciatori tra cui Fernandes che a me sembrava adatto al calcio di Oddo, soprattutto in ottica 4-3-2-1: se si vuole dominare la partita e giocare nell'area avversaria davanti servono calciatori tecnici, perché altrimenti più che farlo il gol rischi di prenderlo. Come abbiamo scelto il tecnico? È stata una decisione di Santopadre, a cui io avevo proposto Grosso e Oddo che secondo me potevano proseguire il lavoro intrapreso con Nesta: a Fiano il presidente ha parlato con tutti e due e ha deciso a pelle'. Il turnover? Secondo il mister sono tutti titolari anche se io penso invece che è difficile portare tutti motivati al 100% fino in fondo 20-24 giocatori, credo piuttosto che un allenatore bravo possa riuscirci con 16-18 e che serva dunque un blocco. Le sue scelte a La Spezia mi sono piaciute, mentre dopo la vittoria con il Frosinone a Empoli mi aspettavo un po' più di continuità ma queste decisioni spettano a lui, che ha la sua strategia per arrivare a quell'idea di squadre di cui parlavo prima”.

GRIFONI AI RAGGI X - Si parla poi di altri grifoni protagonisti dell'ottimo avvio di stagione: “Di Chiara insostituibile? Nzita è forte e pur con altre caratteristiche lo considero al livello di Gianluca. Veniva da un vivaio importante come quello dell'Anderlecht ed è migliorato in fretta a differenza di Rodin, che deve invece capire come si difende in Italia e lavorare sodo per migliorare. Falzerano? È l'unico con certe caratteristiche nella rosa ma in generale credo che abbiamo un centrocampo fortissimo e che mi aspetto crescerà molto già nelle prossime partite. Falasco? È un ragazzo per bene ma a gennaio dell'anno scorso ho fatto di tutto per darlo via: era quasi fatta con il Pescara, poi l'affare sfumò. Gli spiegai che scomponendolo poteva essere un calciatore da Serie A perché ha struttura, massa muscolare importante, buon piede e buona corsa ma ci faceva prendere un gol a partita. L'ho invitato così a lavorare su questi cali di concentrazione e migliorare in questo aspetto e Oddo è stato poi bravo a puntare su di lui come difensore centrale. Iemmello come Negri? Me lo ricorda soprattutto fuori dal campo, perché ritengo Pietro uno dei calciatori più intelligenti di quelli passati negli ultimi anni a Perugia. Kouan? Può arrivare lontano, perché ha grande determinazione e sta migliorando gara dopo gara: nelle ultime partite ho visto un giocatore dominante”.

ASSALTO AL BUS E CASO MANCINI - Si affronta poi il caso dell'assalto al bus del Perugia nell'ottobre 2017, per il quale sono stati indagati dalla Procura di Perugia 16 ultras e un delegato alla sicurezza del club biancorosso: “È una vicenda morta e sepolta, che ha però portato a una svolta positiva. Quella fu una giornata storta e gestita male da noi, ma nata da un grande equivoco causato da chi non c'entra niente con il Perugia calcio e con gli ultras. I tifosi hanno dato poi un segnale importante riunendosi tutti sotto lo striscione 'Ostinatamente Perugia' e quello è stato il primo grande passo di un cammino che ha portato all'ambiente armonioso che c'è ora. Per quanto riguarda il presidente non è stato indagato, con il Gip che ha rifiutato la richiesta del Pm archiviando di fatto la posizione del Perugia, ma il resto lo hanno fatto i giornali che in questi casi per vendere e sfruttare l'ignoranza in materia della gran parte delle persone cavalcano i fatti con paginoni e titoli”. Poi si passa al caso Mancini, per il quale c'è stato un lungo contenzioso con la Fiorentina: “Abbiamo vinto in ogni grado della giustizia sportiva,  lì semplicemente l'ex diesse Corvino dovrebbe ammettere di aver fatto una 'cazzata'. Prima di lui c'era Pradè che ci aveva proposto un paio di elementi della Primavera, ma a me piaceva Mancini e ci siamo accordati per un prestito biennale. Corvino lo ha inizialmente rivoluto dopo il primo anno chiamandoci poi per dire che non rientrava nei piani e che ce lo avrebbe ceduto in cambio del 50% sulla futura vendita, ma sei mesi dopo fu bravissima l'Atalanta a investire su di lui perché fino a quel momento Mancini non aveva ancora giocato molto ed era alle prese con un infortunio al ginocchio che lo tenne poi fuori per diverse settimane. Durante la riabilitazione lavorò molto dal punto di vista fisico acquisendo anche consapevolezza e una grande forza mentale, esplodendo poi letteralmente nel finale di stagione. Noi vedevamo delle potenzialità in lui ma non potevamo ancora immaginare quanto grandi fossero e se c'è un rammarico è forse quello di averlo venduto troppo presto”.

NUOVO STADIO E GAUCCI - Goretti si dice infine scettico sulla possibilità di vedere a breve un nuovo stadio: “Non vedo la determinazione e la concretezza che servono per su un progetto così importante, servirebbe un tavolo su cui lavorare quotidianamente con la società impegnata insieme agli imprenditori e alle istituzioni. Anche se dovessimo andare in Serie A non credo che si sarebbe pronti e la Serie A è l'obiettivo che ho in mente da quando ho assunto il mio ruolo dirigenziale, spinto dal presidente Santopadre e dall'allora tecnico Camplone, perché l'ho già ottenuto da calciatore all'epoca di Gaucci che nel bene e nel male è stato un grande presidente anche se con qualche consiglio migliore avrebbe potuto forse lasciare qualcosa in più a livello di infrastrutture”.

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