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Primo prestito e prima sponsorizzazione: così il binomio Paolo Rossi-Perugia è entrato nella storia

A portarlo in Umbria nella stagione 1979/80 con una geniale operazione di mercato fu il presidente D'Attoma

Paolo Rossi e Perugia, un binomio entrato nella storia del calcio prima che 'Pablito' imprimesse poi il suo nome nella leggenda con la vittoria nella Coppa del Mondo del 1982 in Spagna, dove trascinò l'Italia conquistando il titolo di capocannoniere che gli valse anche il Pallone d'Oro. Un Mondiale giocato da calciatore della Juventus, dove tornò dopo gli inizi nelle giovanili e le esperienze fatte con Como, Lanerossi Vicenza e Grifo.

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Fu il presidente Franco D'Attoma a portarlo in biancorosso nella stagione 1979-80, successiva a quella dell'imbattibilità. Un vero e proprio colpo di mercato dopo la retrocessione in B del Lanerossi, che lo aveva strappato ai bianconeri da cui lo avevano preso in comproprietà. Primo caso di 'leasing' nella storia del calcio, arrivò in Umbria con una formula inedita: 500 milioni di lire per il prestito fu l'accordo trovato tra il presidente dei vicentini Giussy Farina e D'Attoma, che per sostenere i costi dell'operazione organizzò amichevoli strapagate e si 'inventò' la prima sponsarizzazione nel mondo del pallone, griffanfo con il marchio del pastificio Ponte le maglie del Grifo.

'Pablito', l'italiano per bene che fece piangere il Brasile

“Per me Perugia é stata una tappa della carriera - raccontava lo stesso Paolo Rossi, stroncato a 64 anni da un male terribile - in occasione della sua visita al museo biancorosso -, ci sono rimasto solo un anno quando ne avevo 23. Però é stata importante. Fu una discreta annata che ricordo sempre con piacere”. Per lui 13 gol in 28 gare di Serie A (finì terzo nella classifica marcatori) e una rete in 4 partite di Coppa Uefa il suo bottino da grifone, ma in primavera fu coinvolto (tra dubbi mai del tutto chiariti) nello scandalo del calcioscommesse e venne squalificato per due anni. Un trauma che lo portò a pensare di appendere gli scarpini al chiodo, superato poi con il ritorno in campo in maglia Juventus e le imprese del Mundial. È lì che 'Pablito' fece piangere il Brasile e poi la Polonia e la Germania in finale, conquistandosi un posto eterno nella storia del calcio.

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