Sabato, 18 Settembre 2021
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GRIFONERIE Le sette fatiche di Alvini per plasmare l’AtalaGrifo

Il tecnico del Perugia, che si ispira al “Sistema” di Gasperini, ha meno di due settimane per fare scelte importanti tra i 28 giocatori della rosa. Le equazioni più difficili per scegliere i due perni di centrocampo tra 7 nomi

C’è un’intervista in rete, rilasciata due anni fa a SkySport, che spiega meglio di qualsiasi altro discorso quali sono le idee tattiche di Massimiliano Alvini, figlie legittime, peraltro, di quelle adottate prima da Gasperini e poi dal suo allievo Juric. E ovviamente non parliamo di numeri, di schemi, ma, spiega Alvini di “principi di gioco”, di “sistema per creare parità numerica in attacco anche a costo di accettare l’uno contro uno in difesa”.

Esattamente. E del resto basta farsi una domanda specifica: con quale schema gioca l’Atalanta? Volendo codificarlo in numeri si rischia il mal di testa. Secondo Arrigo Sacchi potrebbe essere un 3-2-2-3 (il vecchio WM o Sistema di cento anni fa; non si inventa niente…) con tre difensori, due mediani, due mezze punte e tre offensivi: i due cosiddetti terzini (quello che fanno Falzerano e Lisi, per intenderci) e un attaccante. Ma il tutto può diventare 3-4-3  e molto altro ancora. La base è l’aggressione alla palla di tutta la squadra, che sta sempre molto corta e la marcatura a uomo, anche inseguendolo spesso fin nell’area avversaria. Non a caso nell’Atalanta i difensori riescono sempre a segnare molti gol. Ribaltando questi concetti al Perugia attuale, cerchiamo di analizzare quali possono essere le “sette fatiche” che dovrà affrontare Alvini nel futuro molto prossimo.

1) ADDESTRAMENTO CERCASI

Per stare “corti”, correre meno, ma in maniera più intelligente occorre un grande lavoro di addestramento. E bisogna dire che il Perugia visto a Marassi, al netto della scarsa valenza delle partite d’agosto, aveva già bene assimilato alcune richieste di Alvini. Soprattutto le incursioni dei difensori (Sgarbi e Dall’Orco), l’ottimo lavoro di Falzerano e Lisi, la disponibilità di Carretta ad uscire per creare la superiorità numerica.

Ora, però, sono arrivati nuovi giocatori, soprattutto a centrocampo e sperando che Giannitti abbia fatto centro con le caratteristiche richieste da Alvini, bisognerà in qualche modo rivedere molte cose, perché è lì che si sono evidenziate le pecche più evidenti. In particolare nei due perni della squadra, Burrai e Vanbaleghem, che ancora faticano a capire movimenti e posizione. Basterà ricordare che i due gol di Saric sono arrivati in maniera identica. Nel primo ha avuto via libera dal mediano francese, nel secondo dal regista sardo. In entrambi i casi sarebbe bastato accorciare per impedire il tiro libero o sporcarlo. Questo, naturalmente, al di là delle prodezze balistiche dell’ascolano. Basterà rilevare che quando Burrai si abbassava per farsi dare la palla i tre difensori rimanevano lì accanto, lasciando, dunque una inferiorità numerica di due uomini in avanti.

Sempre in tema di addestramento bisognerà che Sgarbi (non conosciamo Zanandrea) cerchi di migliorare il suo tocco di palla. A Marassi ha fatto due ottime incursioni, ma poi, una volta al limite dell’area avversaria, si è perso. Era successo qualcosa del genere anche due anni fa, in un Perugia-Crotone terminato 0-0, con Cosmi in panchina. Sgarbi fallì il colpaccio all’87’ proprio per scarsa dimestichezza tecnica. Si dirà: ma si  può migliorare anche a 23 anni? Certo. Per non parlare sempre dell’Atalanta (Palomino, Masiello, Toloi, Djimsiti e Mancini non erano certamente dei “piedi buoni”) potremmo raccontare di Tassotti, arrivato al Milan come onesto terzino dai  piedi un po’ “duri” e diventato, a forza di addestramento “sacchiano”, uno dei migliori del mondo nelle incursioni.

Per il resto bisognerà capire se Alvini continuerà puntare su Kouan e Carretta dietro una punta (De Luca) o se uno dei due farà posto a Matos. Anche in questo caso delicati equilibri da limare e rodare.

2) LA CORSA GIUSTA

Chi osserva la serie A, magari superficialmente, è convinto che l’Atalanta giochi il miglior calcio del campionato, spesso “ammazzando” gli avversari con un pressing micidiale, perché corre più di tutti. Non è esatto. Corre meno e corre meglio. Si fanno scatti più brevi e, dunque, anche recuperi meno impegnativi. Lo scorso anno la squadra di Gasperini è stata settima per chilometri percorsi, più o meno al livello di club che sono finiti nella parte destra della classifica. E non è nemmeno un caso, però, che gli unici due atalantini tra i primi 30 della serie A per chilometraggio sono stati Freuler e De Roon, i veri registi della Dea.
Non abbiamo dati a disposizione, ma siamo quasi sicuri che il Perugia di Marassi, ben messo in campo, ha corso molto meno di quello visto con Pordenone e Ascoli.

3) LA GESTIONE DELLO SPOGLIATOIO

Un gioco che richiede grande sforzo fisico e mentale come quello ipotizzato (e già proposto a Reggio Emilia) da Alvini necessita di cambi in corsa e da quando ce ne sono 5 a disposizione la panchina diventa determinante. Bene, al di là dei valori che emergeranno in corso d’opera, occorre dare atto a Santopadre, Comotto e Giannitti di aver messo a disposizione del tecnico 28 giocatori, più di due squadre al completo, con ogni ruolo coperto da almeno due pedine, con la sovrabbondanza, come vedremo, a centrocampo e in attacco.

In casi come questi, diventa fondamentale la gestione dello spogliatoio, le regole anche dure, se serve, su chi entra e chi no, avere chiaro in testa chi comanda. Cioè Alvini. Restando in tema-Atalanta, ci dicono da Bergamo che il campo d’allenamento di Zingonia è off limits per tutti, lì entrano soltanto Gasperini ed i giocatori. Oltre (speriamo…) al presidente Percassi.

Chi ha vissuto l’ultima a retrocessione dal di dentro ricorda la promiscuità ed il caos che regnavano nello spogliatoio, con troppa gente presente e con un eccessivo cameratismo tra giocatori e dirigenti che ha portato, come abbiamo visto, risultati pessimi.

4) DIFESA SENZA FRONZOLI

Si gioca a tre, a sistema puro, ognuno prende il suo e lo pedina ovunque, cercando subito la riconquista della palla. Trai primi dieci giocatori di serie A per palle recuperiate ci sono, non a caso, Palomino e Djimsiti, due difensori dell’Atalanta. È un gioco rischioso, ma che consente superiorità in altre zone del campo. Ora come ora il trio Rosi-Angella-Dell’Orco è quello che dà più garanzie tattiche, ma Sgarbi e Curado non sono certo riserve. Alvini vuole un gioco verticale, dunque non più passaggi orizzontali stucchevoli tra i difensori (la cosiddetta costruzione dal basso) ma subito palla negli spazi, o su uno degli attaccanti che esce incontro oppure direttamente sui due esterni in movimento. Come visto a Marassi, per capirci.

Quanto a Chichizola sicuramente ha preso un gol parabile a Genova, ma per il resto ha dimostrato di essere un portiere affidabile. Non da 8 una partita e da 4 quella dopo, diciamo da 6,5 tutte le domeniche e tanto basta. 

5) CENTROCAMPO IN SOVRANNUMERO

Segre, Murgia, Burrai, Vanbaleghem, Santoro, Ghion, Sounas, Kouan, Gyabuaa: nove giocatori per i tre posti più delicati della squadra. Che potrebbero diventare due ove Alvini decidesse di schierare Matos (più punta) invece del trequartista/centrocampista. Sono decisamente troppi. Abbiamo spiegato, sempre riferendoci all’Atalanta, che Freuler e De Roon sono gli unici due insostituibili e non perché fanno muro davanti alla difesa. Tutt’altro. Il loro compito è quello di coprire le incursioni dei difensori, ma anche di attaccare gli spazi ed offrirsi alle triangolazioni sulla trequarti. In più, ogni tanto, ci scappa qualche gol. Se questo è quanto serve, occorrerà che Alvini indovini alla svelta i due titolari, chi si caricherà sulle spalle la squadra facendo osservare i suoi “comandamenti”. Non sarà facile, ma siamo curiosi di vedere come andrà a finire.

6) PROVE D’ATTACCO

Oltre ai sei attaccanti in rosa (Carretta, Matos, Bianchimano, Manneh, De Luca e Murano), consideriamo anche Falzerano e Lisi, fin qui terzini, mediani, ali, uomini-assist e pure marcatori. Sicuramente i due migliori nelle tre gare ufficiali disputate. Svolgono un ruolo molto dispendioso e spesso necessitano di cambi. Ferrarini e Righetti, due giovani, avranno l’occasione di mettersi in mostra, con l’aggiunta di Rosi e dello stesso Lisi, schierabili a destra.

Degli attaccanti veri e propri abbiamo già parzialmente detto. Bisognerà vedere chi e come li schiererà Alvini. Di sicuro occorre fare chiarezza su alcuni dati. Quando si dice che un attaccante va giudicato dall’almanacco è anche vero che bisogna saper contestualizzare.

Prendiamo Matos. A Empoli ha segnato 7 reti in 28 presenze, ma se guardiamo i minuti giocati, scopriremo che sono stati 1017, cioè l’equivalente di 11 partite. E 7 gol in 11 partite “piene” per una seconda punta sono un bel bottino.

Idem De Luca. Le sue 6 reti in 32 presenze a Chievo possono ingannare, ma anche lui, se prendiamo come base i 1535’ giocati le partite diventano 17. Non male per uno che non ha ancora mai giocato da titolare, con continuità.

7) OBIETTIVO FINALE

Da questo lungo excursus, sia chiaro, emergono nette due cose: la complessità di un gioco affascinante ma che necessita di un grande lavoro preparatorio e l’obiettivo finale che deve essere, necessariamente, solo la salvezza.

Tenere i piedi per terra e non volare con la fantasia, se non altro servirà per imparare a gestire le sconfitte, la base più importante per costruire qualcosa di importante.

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