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Grifo, un anno maledetto: gli infortuni e le tante disattenzioni hanno affossato Bisoli

L'editoriale sulla stagione del Perugia: un'annata complicata, con diversi errori sul mercato e tanti cambi di modulo, anche a causa dei troppi infortuni. L'unico a pagare sarà il tecnico

Il campionato del Perugia è finito senza sussulti. Lo 0-0 di Vicenza ha chiuso un’annata amara, complicata, che ha visto troppi momenti bui alternarsi con qualche bella soddisfazione. La serie B 2015/16 ha certificato una volta di più come centrare per due anni di seguito i playoff è impresa assai complicata, sebbene Pescara e Spezia ci siano riusciti. Ma queste ultime due squadre venivano considerate un po’ da tutti come delle possibili candidate per la promozione diretta, insomma delle vere “corazzate”, che hanno puntellato degli organici di per sé già ottimi.

Il Grifo ha invece dovuto ricostruire: molti giocatori che hanno fatto la differenza nella scorsa stagione – Goldaniga, Crescenzi, Faraoni, Fossati, Verre, Falcinelli, tanto per citare i più noti – sono tornati nei club di appartenenza, che hanno deciso di tenerli in A o di rigirarli ad altre società della cadetteria italiana. Insomma, è mancata un’ossatura da cui ripartire, sebbene i vari Rizzo, Parigini e Ardemagni fossero tornati a vestire la maglia biancorossa dopo una prima esperienza positiva.

Un altro cambiamento, non meno rilevante, è stato quello della guida tecnica. L’avventura di Andrea Camplone al “Curi” si era chiusa con la sconfitta nei playoff contro il Pescara: l’allenatore non aveva più grandi stimoli per continuare la carriera a Perugia, così come la società nel proseguire con un mister che nel febbraio 2015 era stato praticamente esonerato. La conclusione più logica è stata quella di cercare un allenatore con maggior esperienza nella categoria, uno che badasse più al sodo che al bel gioco. La scelta non poteva che ricadere su Pierpaolo Bisoli, capace di ottenere due promozioni dalla B alla A con il Cesena e ritenuto capace di far fare il salto di qualità al Grifo.

Ovviamente a distanza di 10 mesi è fin troppo facile dire che tutto ciò non è accaduto, ma che anzi, il Perugia ha fatto un passo indietro rispetto a un anno fa. Per tutto il corso del torneo è rimasto acceso il dibattito tra “Camploniani” e “Bisoliani”, come se il confronto tra i due tecnici fosse stato possibile. Che il 50enne di Porretta Terme avesse un modo di vedere il calcio diverso da quello dell’ex terzino pescarese lo si sapeva fin dal giorno della sua presentazione. E’ quindi abbastanza pretestuoso affermare oggi che la squadra di Camplone ha mostrato un bel calcio e quella di Bisoli no. Lo sapevamo già. L’unica comparazione possibile sono i risultati sul campo e questi ci dicono che il decimo posto e i 55 punti conquistati sono al di sotto delle attese, ma che vanno accettati con la consapevolezza di aver scampato pericoli ben maggiori. Il Livorno di quest’anno ne è una prova solare.

Additare Bisoli come unico responsabile per quello che non è stato è certamente eccessivo. La dirigenza, con Roberto Goretti in primis, ha commesso anche quest’anno qualche errore di troppo durante il mercato estivo: si è sperato che il solo Ardemagni – al massimo coadiuvato o sostituito da Di Carmine – bastasse a reggere il peso dell’attacco e non c’è stata lungimiranza nel cercare un elemento con una buona visione di gioco a metà campo (Prcic è arrivato a gennaio e su questo punto ci sono responsabilità anche dell’allenatore). Inoltre si è deciso, per ragioni di budget, di non avere due giocatori per ogni ruolo, cosa che col senno di poi si è rilevata assolutamente deleteria. I problemi fisici di Alhassan sono un po’ l’emblema di quanto detto: l’ex Latina ha giocato pochissimo e Bisoli ha dovuto inventarsi Spinazzola terzino sinistro per ovviare alla sua assenza. Discorso simile dall’altra parte per Del Prete, anche se la società ha poi parzialmente rimediato prendendo Milos a metà stagione (ragazzo generoso ma non dello stesso livello del capitano biancorosso).

Quanto detto non scagiona Bisoli: premesso che quantificare numericamente la parte di responsabilità avuta dall’ex Cagliari e Bologna è praticamente impossibile, va detto che di partite toppate a livello tattico da parte dell’allenatore ce ne sono state diverse, specialmente in casa. In avvio di stagione gli 0-0 interni con Crotone e Cesena, entrambi ottenuti giocando in superiorità numerica, avevano subito dimostrato come la squadra facesse fatica a costruire gioco nel momento in cui gli avversari si chiudevano nella loro metà campo. L’emblema della stagione sono però stati i tanti gol subiti nei minuti finali di partita, quando la squadra era chiamata a lottare per mantenere il vantaggio o salvare il pareggio: lì si sono visti tutti i limiti caratteriali della squadra.

A rimarcare la fatica di Bisoli nel trovare la quadratura del cerchio ci sono i numerosi cambi di modulo: si era partiti con il 4-2-3-1 e si è finito con il 4-3-3, toccando in alcune circostanze il 3-5-2 e il 4-4-2. Ma come la maggior parte dei tecnici dice, questi sono solo numeri, conta vedere chi va in campo e quanto cattiveria agonistica mette nei 90 minuti. In diversi momenti – non ce ne vogliano i giocatori – questa determinazione al Perugia è mancata. Santopadre voleva un allenatore coraggioso, capace di trasmettere grinta alla squadra e abile nel colmare il divario tecnico con le migliori del torneo attraverso l’esperienza. Non è andata così e, per quanto opinabile, la nostra opinione è che sia questa la ragione principale per la quale il presidente ha deciso di rinnegare il progetto avviato nel luglio del 2015 e non tanto la posizione di classifica o la qualità del gioco espresso. Le strade si sarebbero già potute separare dopo la batosta casalinga contro il Trapani, ma i giocatori avevano convinto la società a respingere le dimissioni: va dunque dato atto al tecnico di essere rimasto coerente con quanto affermato al suo arrivo, cioè che il bene della squadra andava anteposto a quello del singolo. 

L’unica costante della breve “era Bisoli” rimarrà la sequela di problemi fisici che ha martoriato la stagione del Grifo, specialmente dopo la pausa natalizia. Al giro di boa i biancorossi avevano gli stessi punti della scorsa stagione e i playoff erano assolutamente a portata di mano. Il grande solco tra i risultati di un anno fa e quelli di oggi si è creato con il girone di ritorno e ha cominciato ad aprirsi con gli infortuni in sequenza degli esterni d’attacco (Drolè, Parigini, Fabinho), ai quali andavano aggiunti i già tanti assenti a centrocampo. A differenza del mercato invernale 2015, gli arrivi di rinforzi come Molina e Bianchi non hanno garantito il giusto apporto alla squadra, tanto che anche loro sono stati vittime di quella che è apparsa una vera e propria maledizione. Il grande punto interrogativo resta la preparazione invernale fatta a Milano Marittima, che a detta di alcuni ha messo a dura prova la resistenza dei giocatori, ma sia la società sia Bisoli hanno sempre difeso tale scelta. L’allenatore ha costantemente ribadito come “gli infortuni muscolari durante la stagione sono stati 14, un numero più basso rispetto alla media di A, B e C”. Il rimpianto di non aver mai potuto vedere l’intero gruppo all’opera sicuramente rimarrà, ma è anche vero che tra qualche giorno Santopadre metterà sotto contratto un nuovo tecnico e quindi, come già è stato detto, la società imputa al trainer di Porretta delle colpe che vanno al di là della preparazione fisica della rosa.

Quella di Bisoli sarà dunque una parentesi: il prossimo futuro biancorosso si chiama Cristian Bucchi, al debutto in serie B. Impossibile non notare questo particolare. La scelta della società segna nuovamente un cambio di rotta: meno esperienza di categoria, più entusiasmo, quasi che dalle parti di Pian di Massiano si provi la nostalgia di quel senso di novità sperimentato nell’estate del 2014. La grande novità sarà la possibilità di disporre di un gruppo di giocatori decisamente più folto rispetto a quello di 12 mesi fa: Rosati, Volta, Monaco, Rossi, Del Prete, Rizzo, Drolè, Zebli, Della Rocca, Guberti andranno a costituire quell’ossatura che il tecnico emiliano non ha trovato al suo arrivo a Perugia.

Al netto di quanto detto, cosa salvare di questo 2015/16? Le due vittorie più belle di Bisoli si chiamano Zebli e Drolè, due giovanissimi venuti fuori dal nulla, valorizzati al meglio dall’allenatore e divenuti patrimonio del Grifo. A questi vanno aggiunti anche l’invenzione di Spinazzola come terzino (ancora grezzo ma in grado di fare ottime cose sulla fascia) e la capacità di far esprimere al meglio Aguirre, ragazzo che si è trovato benissimo sotto la guida dell’emiliano e ora disposto a seguirlo nella sua prossima avventura. Dal punto di vista dei risultati ci rimarranno in mente le vittorie esterne contro i dominatori del campionato, Cagliari e Crotone, oltre alla supremazia regionale ribadita con il doppio 1-0 rifilato ai ternani. Infine sarebbe ingiusto dimenticare il record di imbattibilità casalinga centrato dalla squadra, quando la difesa biancorossa sembrava veramente impenetrabile. 

Un anno fa affermammo che c’erano motivi validi per continuare con Camplone, ma anche tante ragioni per guardare oltre. Oggi possiamo solo dire che il giudizio su Bisoli rimarrà sospeso a metà tra la delusione per quello che non è stato e la certezza di aver guadagnato sul campo un altro giro di giostra in serie B, nonostante i tanti problemi riscontrati nell’arco della stagione. Un ulteriore anno alla guida del Perugia avrebbe dato la possibilità al tecnico emiliano di dimostrare le proprie tesi, cioè che con una rosa sana il Grifo avrebbe potuto centrare i playoff, e di tentare il riscatto personale. Dopo quanto affermato dal presidente nella settimana di ritiro pre-Novara, però, è evidente che il rapporto di fiducia dirigenza-allenatore si è rotto ed è inutile, addirittura deleterio, proseguire cocciutamente su una strada se si ritiene di aver sbagliato.

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