Coronavirus, stadi chiusi: Gubbio e Ternana all'attacco del Cor

Dopo il parere del comitato operativo regionale, che "sconsiglia" deroghe per la presenza del pubblico alle gare sportive, le due società calcistiche manifestano il loro disappunto. Si aspetta intanto un'ordinanza dalla Regione

Niente deroghe per il pubblico agli eventi sportivi (oltre che ai grandi eventi come ad esempio Eurochocolate). A "sconsigliarle" è stato il comitato operativo regionale, il cui parere verrà valutato ora dalla Regione Umbria chiamata a normare la situazione con una ordinanza. Un parere, quello del Cor, che ha suscitato il disappunto delle società calcistiche Gubbio e Ternana. Le due società militano in Serie C come il Perugia, che al momento non ha espresso una posizione al riguardo.

IL GUBBIO - "È con grande rammarico che comunichiamo ai nostri tifosi l'impossibilità di giocare a porte aperte la gara di giovedì 8 Ottobre con l'Arezzo - si legge in un comunicato firmato da Sauro Notari, presidente del Gubbio -. Questa sera (ieri, 6 ottobre, ndr) e con notevole ritardo il Cor Umbria ha pubblicato un comunicato alquanto generico nel quale 'sconsiglia deroghe per la disputa di eventi dinamici e sportivi'. Questo nonostante altre Regioni abbiano dimostrato un coraggio ed un atteggiamento diverso, un rispetto verso società che investono decine di migliaia di Euro per la salvaguardia della salute dei propri tesserati, dipendenti e familiari. In altri sport sono concesse deroghe che al calcio vengono negate, si giocano gare addirittura in palazzetti dello sport al chiuso e si nega l'ingresso in stadi all'aperto nonostante le società abbiano steso protocolli alquanto severi proprio per proteggere i propri atleti e limitare al massimo i rischi. Un comunicato pervenuto in ritardo, che di fatto vieta e non sconsiglia l'ingresso vista la brevissima distanza temporale dalla gara e che  impedisce alla nostra società e anche a Perugia e Ternana l'ingresso allo stadio a poche centinaia di persone. Un accanimento sul calcio? Difficile dirlo, certamente non si tengono in minima considerazione esigenze di società che non incassano risorse ormai da tempo immemorabile e si vieta al consumatore finale, il tifoso, di assistere in assoluta sicurezza ad un evento sportivo. Ne prendiamo atto a malincuore che questa Regione non ha avuto il coraggio di fronte alla nostra disponibilità di assumere una decisione dettata dal buonsenso che altre regioni hanno preso nonostante fortunatamente i contagi nel nostro territorio siano ben al di sotto di altre realtà nazionali. Ai nostri tifosi non possiamo che riconfermare il nostro forte disappunto, noi abbiamo fatto veramente il possibile per permettervi di tornare al Barbetti".

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LA TERNANA - “La Ternana Calcio prende atto con profondo rammarico delle decisioni assunte dal governo regionale e si rimette doverosamente alle stesse - recita invece il comunicato della Ternana, firmato dal vice presidente Paolo Tagliavento -. In realtà nel testo comparso sulla homepage del sito della Regione Umbria leggiamo “sconsigliare”, che non significa vietare espressamente, per cui siamo di fronte ad una scelta per certi versi interlocutoria. Scelta che però per noi diventa in qualunque caso definitiva, visto che la nostra squadra scende in campo domani pomeriggio (oggi alle ore 15, ndr) contro il Palermo. In questo modo si vanificano tutti i nostri sforzi, anche quelli di natura economica, prodotti per l’organizzazione del match seguendo, come del resto facciamo da mesi, ogni singola riga dei protocolli. Pertanto manifestiamo con forza il nostro sconcerto, visto che “si sconsiglia”, e di fatto si impedisce, l’afflusso di mille persone in uno stadio di calcio mentre si consente quello in palazzetti dello sport al chiuso. Insomma, si dice di no agli spettatori in grandi spazi all’aperto mentre paradossalmente si dice di sì in strutture al chiuso. Ribadiamo tutta la delusione legata ad un divieto che al momento impedisce ai nostri tifosi, o perlomeno ad un numero esiguo di essi, di assistere alle nostre gare interne. Peccato, noi abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per ritrovare una piccola parte delle nostra gente”.

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