Perugia, Santopadre: "Il Grifo non retrocederà. E me lo tatuo anche sul petto"

A due giorni dal ritorno dei playout contro il Pescara al Curi, il presidente rompe il silenzio delle ultime settimane e fa una promessa: "La squadra ci tirerà fuori da questa situazione. Questo club è la mia ragione di vita, non una scommessa"

"Il Perugia non è retrocesso e non retrocederà". Ne è sicuro Massimiliano Santopadre che è tornato a parlare a due giorni dal ritorno dei playout (venerdì 14 agosto, ore 21), con il Grifo costretto a ribaltare il 2-1 incassato in rimonta sul campo del Pescara. "La cosa che mi fa più arrabbiare e più mi ha offeso è stato sentirmi dire che il Grifo non posso portarlo tatuato sul braccio. Io invece prometto che me lo tatuo anche sul petto, perché l'ho sempre portato con dignità. Il Perugia non morirà oggi  né domani, né dopo il 14 e io sarò comunque qui anche il 15, il 16 e il 17. Il Perugia ha una storia di cui io faccio parte perché lo amo quanto voi, di certo più di quanti mi hanno scaricato. Il Perugia per me è una ragione di vita, non una scommessa".

VIDEO La conferenza del presidente Santopadre

Lo spettro della Serie C spaventa la piazza e il presidente biancorosso si ribella al pessimismo: "Era doveroso per quanto mi riguarda metterci la faccia. Mi dà fastidio leggere in giro che siamo già retrocessi: non è vero e non succederà. Ho faticato una vita in tante situazioni, qui ci ho messo faccia, cuore e soldi e continuerò a farlo. La mia 'mission' ora è salvare la categoria, dopo ci sarà il tempo per fare processi. C'è un'altra partita fondamentale da giocare e prometto che la squadra se la giocherà dando il massimo e buttando il sangue". Poco peso Santopadre dà invece alla polemica Goretti-Sottil, dopo il festo antisportivo dell'allenatore del Pescara: "Sono 'cazzate' - taglia corto - pensiamo a giocare al massimo la prossima partita".

Il 'capitano' biancorosso dunque difende la sua 'ciurma', a cui affida le sorti del Grifo: "Per una serie di errori miei e dei ragazzi siamo finiti nella 'merda', ma non siamo dei delinquenti. Già a marzo sono stato messo a dura prova dalla pandemia e in quei giorni il mio obiettivo era lottare per i miei dipendenti. La stessa cosa faccio nel Perugia e continuo a combattere senza scaricare nessuno. Io sto con la squadra fino alla morte perché è la squadra che deve tirarci fuori da questa situazione. Il 14 sarò al Curi con i ragazzi seduto in panchina e comunque vadà sarò qui anche il 15, il 16 e il 17... Il 14 sarà una data da segnare nella mia vita, ma non rappresenterà la fine della mia vita e non sarà nemmeno quella del Perugia. Evidentemente era scritto nel mio destino che dovevo tornare a lottare, perché la vita non è fatta solo di vittorie e di gioie ma anche di sconfitte e di momenti difficili, che vanno superati anche a scapito del nostro carattere e del nostro modo di essere. L'obiettivo di tutti ora è la salvezza del Grifo".

Pescara-Perugia 2-1, Goretti accusa: "Sottil antisportivo"

Niente da dire sulla contestazione dei tifosi, che nei giorni scorsi e anche ieri hanno fatto sentire la loro voce attraverso dei comunicati (uno della Curva Nord e uno del Centro Coordinamento) e dei striscioni di appesi al Curi e in varie zone della città. "E cosa bisognava aspettarsi? Gli applausi per Santopadre? La contestazione in questo momento è salutare - spiega il presidente - e anzi ho apprezzato la visita fatta da una delegazione della Curva Nord a Cascia (prima dell'ultimo match perso all'Adriatico, ndr). Non c'ero ma mi hanno detto che i ragazzi hanno fatto un discorso da uomini alla squadra, caricandola e motivandola, tanto che la reazione a Pescara c'è stata con un bel primo tempo. Ripeto: più che con chi contesta ce l'ho con chi mi ha scaricato. A 13 anni ho iniziato a lavorare in un mercato e ho incontrato gente di tutti i tipi, ma quello che mi ha permesso di camminare sempre a testa alta è stato il rispetto, che ho sempre dato e che pretendo. E adesso forza! Lunga vita al Perugia".

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