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GRIFONERIE Al Perugia senza concentrazione fate rivedere le partite con Frosio, Nappi e Ceccarini

La sosta arriva puntuale per esaminare le cause della distrazione collettiva di Como. Il ruolo di Falzerano, il recupero di Kouan, la fiducia su De Luca

La scoppola di Como, oltre ad aver fatto tirare opportunamente i freni a chi già stava pensando ad un futuro nei playoff, se non ad una fantascientifica promozione, cade precisa prima della sosta, il che offre l’occasione per tracciare un po’ di righe, fare un primo bilancio dopo 12 giornate.

Partiamo dalle prospettive e dai programmi: questa squadra è stata costruita per salvarsi, è stato detto in estate, viene ribadito ogni volta, anche dopo partite di spessore e vittorie prestigiose. Non per scaramanzia, riteniamo, ma per conoscenza reale della situazione. Pensare diversamente, accumulare sogni, non porta da nessuna parte. Ci sarà tempo, eventualmente, per cambiare registro.

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Stiamo ai fatti. Perché il Perugia ha perso a Como in modo così maldestro, diremmo senza lottare?

Per due motivi. Il primo: nel calcio, come in altri sport o in altre professioni, conta il livello di concentrazione massima. Chi riesce a tenerla più a lungo ha sempre un vantaggio sugli altri. Che cosa intendiamo per concentrazione? Quella che ha Chiellini, quella che aveva Tigre Ceccarini, uno che cominciava ad entrare in partita un’ora prima e usciva due-tre ore dopo, a casa sua, finalmente sdraiato sul divano. E di solito, quando ci sono in campo questi giocatori, soprattutto se hanno carisma e autorevolezza, il loro livello di attenzione può anche trasferirsi per simbiosi ai compagni.

C’è anche da aggiungere, che oltre al Cecco, quella squadra aveva Frosio, Nappi, Berni, Dal Fiume,Vannini, lo stesso Novellino, che non staccavano mai la spina.

Allora: erano tutti ben concentrati i Grifoni sulle rive del lago? Assolutamente no, Forse perché non c’era uno “concentrato” come Angella? Riteniamo di no. Il capitano era in campo a Ferrara ed anche lì, come spiegheremo, in quanto a concentrazione non era andata benissimo.

Prendiamo il primo gol, pensate alla disposizione in campo dei giocatori e come hanno reagito singolarmente ad un contropiede, se vogliamo chiamare così un’azione portata da un solo giocatore che ha corso per 70 metri palla al piede senza incontrare ostacoli.

Alvini rivedrà questa azione cento volte, e farà vedere ai suoi gli errori, dei singoli e di squadra. Perché Ferrarini ha mollato Chajia dopo pochi metri? Perché non c’era nemmeno un centrocampista in interdizione? Perché sull’esterno belga è uscito Rosi? Perché Sgarbi, il centrale, stava largo a destra? Perché Dell’Orco s’è fatto beffare dal taglio di La Gumina? Insomma, un disastro generale e visto che la partita era cominciata da soli cinque minuti si suppone che in molti, troppi, siano scesi in campo troppo leggeri mentalmente, diciamo distratti. Prendere un gol così, ignorando quelle che adesso nel lessico calcistico si chiamano “coperture preventive” è abbastanza incomprensibile, sapendo che si studiano tutti i giorni, allenamento dopo allenamento.

Poi ci sono gli episodi, che a volte ti premiano, altre ti castigano.

Per esempio, a Como il Perugia è andato in barca (si fa per dire) subito, esattamente come a Ferrara. Lì, pur nel contesto di una buona organizzazione di gioco, Melchiorri si era trovato per due volte davanti a Chichizola nei primi 11’, poi è stato preso un gol per distrazione collettiva (come il terzo e il quarto a Como), sono arrivati un rigore (generoso) ed una rete di Colombo “cassata” dal Var, entrambe dopo contropiede secchi e difesa lasciata senza protezione. Eppure, come detto, giocava Angella, era assente Dell’Orco (molto rimpianto da quasi tutti i commentatori), a centrocampo c’era Santoro che avrebbe dovuto dare più garanzie di copertura rispetto a Kouan. Morale: mentre a Ferrara gli episodi hanno mandato il vento alle spalle del Perugia, a Como glielo hanno sbattuto in faccia.

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Ora ci sarà tempo per Alvini di esaminare queste prime 12 giornate e fare alcune riflessioni. Sulla mancanza di concentrazione, di qualche singolo o di gruppo, passiamo volentieri la palla a lui ed al suo staff. Ora vanno di moda i mental coach, ma parlando di 28 giocatori stiamo ipotizzando una soluzione del tutto improponibile. Buttiamo là: e mostrare a tutti un po’ di partite del vecchio Perugia, con Ceccarini, con Berni, con Dal Fiume, con Frosio che non facevano passare nemmeno una mosca?

Per il resto, dal punto di vista strettamente tecnico-tattico, non vorremmo più vedere Falzerano a sinistra, se non in azioni di contropiede con metà campo da vendere (e se manca Lisi, meglio Righetti, che pure è un ex centrocampista, no?) e poi due cose su Kouan e De Luca.

Abbiamo già accennato, in sede di valutazioni (pagelle…) come il ragazzo ivoriano sia in un momento di grande confusione tattica e tecnica. E le uscite improvvide del suo procuratore che parla di richieste in A non lo aiutano di certo. Il resto lo dovrà fare, anche qui, lo staff di Alvini, ricreandogli qualche certezza. Non sappiamo se possa migliorare tecnicamente, perché quando ha la palla tra i piedi ha sempre fretta, non vede mai il passaggio, ma almeno si può puntare a ritararlo come realizzatore. A Perugia, dal suo esordio in avanti aveva, se non altro, dimostrato di essere un cecchino sotto misura (9 reti). E certe caratteristiche non si perdono.

Parlando di gol arriviamo a De Luca. Secondo chi scrive questo ragazzo ha movimenti giusti da attaccante, sa giocare con tutti e due i piedi, è forte di testa, sa anche uscire incontro ed ha pure un bel tiro. In passato, per dire, ha anche fatto reti da fuori area. Ha solo bisogno di fiducia come tutti gli attaccanti e di giocare con continuità. Oltre a qualche cross preciso, dal fondo, per la sua testa.

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E parlando di acquisti di spessore in attacco, richiesti da molti a gran voce, sarà bene far chiarezza con i numeri, che non sbagliano mai.

È stato rilevato che il Como ha fatto una grande campagna acquisti, ingaggiando Cerri e La Gumina. Ma su quali basi è sta fatta questa affermazione? Non sui rispettivi curricula, forse sull’ingaggio elevato (Cerri viaggia sul milione di euro l’anno, La Gumina 400mila).

Per andare dritti alle cifre, basta mettere a confronto i ruolini di marcia dei tre calciatori, al termine dello scorso campionato, conteggiando solo le reti realizzate nei campionati professionistici in rapporto non alle presenze ma ai minuti effettivamente giocati.

Bene: La Gumina aveva segnato un gol ogni 334 minuti, Cerri e De Luca uno ogni 250’ circa.

Percentuali che non cambiano anche considerando solo le reti realizzate in serie B. Cosa vogliamo dire? Che se a luglio Giannitti e Comotto avessero portato Cerri e La Gumina ci sarebbe comunque stato chi avrebbe aperto l’almanacco e storto il naso. Quindi calma e gesso. Ma sulla storia calcistica di De Luca torneremo più approfonditamene nei prossimi giorni.

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