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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Calcio

GRIFONERIE Grifo vincente con la regola del sei per riempire l’area di rigore

L'analisi dopo la vittoria conquistata dal Perugia a Ferrara contro la Spal: il 'nuovo' centrocampo a tre sembra, sulla carta, il più adatto alle caratteristiche di tutti gli interpreti

Lunedì pomeriggio Massimiliano Alvini era così euforico per il colpo di Ferrara che ha dato (forse) troppi meriti alla Spal e qualche inutile tirata d’orecchie a noi cronisti. Per dire: se uno chiede, correttamente, come deve intendersi il cambio tra Kouan e Santoro, una scelta tecnica o un turnover dovuto all’accavallarsi di partite non fa chiacchiere da bar. Chiede. La questione non è di poco conto: Alvini, dopo 10 partite, ha rinunciato al trequartista in marcatura sul regista avversario ed ha schierato un centrocampo a 5, con Segre molto più libero di sganciarsi. Una novità tattica rilevante che però il tecnico del Grifo ha “mascherato” con una condizione imperfetta di Kouan (“non aveva recuperato dopo la partita con la Reggina”). Di sicuro, con Kouan fisicamente a posto il centrocampo a tre sembra, sulla carta, il più adatto alle caratteristiche di tutti e tre gli interpreti, sia in fase di riconquista della palla, sia per la possibilità di appoggiare l’attacco senza scoprire il centrocampo. Ma di questo dettaglio parleremo poi.

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Ora ci preme tornare sulle palle-gol da una parte e dall’altra. Ha ragione Alvini, poteva vincere la Spal, ma avrebbe dovuto segnare un rigore molto generoso e aver avuto il gol annullato dalla Var.

Per il resto, detto che il palo esterno di Crociata (cross sbagliato) ha avuto poche delle caratteristiche indispensabili per essere definito una occasione, restano il gol, il rigore fallito ed un colpo di testa di Melchiorri a due passi dalla porta. Siamo a quota tre.

Vogliamo elencare quelle del Perugia? Murano Segre, Santoro, De Luca e Kouan hanno avuto tutti palle-gol davanti al portiere, da soli, o peggio a porta vuota. Sono 5, più i due gol. Dunque, se vogliamo 7-3 per il Grifo. E qui non c’è da aggiungere altro. Alvini avrà rivisto con i suoi match analyst e preso nota.

E passiamo al concetto, vecchissimo ma riciclato e riverniciato dai nuovi tecnici emergenti, di come occupare gli spazi, di come posizionarsi prima degli avversari, che è il segreto del calcio da sempre, anche se declinato con schemi e numerini diversi. In fondo anche il catenaccio di Nereo Rocco, di Helernio Herrera e dell’Inter del Triplete (il pullman davanti alla porta a Barcellona; cit.Mourinho) era funzionale a questo: tutti dietro e poi metà campo avversaria libera per il contropiede.

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Nel calcio di oggi, forse aiutati da un anno e oltre con gli stadi chiusi e senza pubblico, i giocatori sono diventati più spavaldi, meno timorosi. E con loro gli allenatori. La tesi è di autorevoli tecnici di serie A e ci sentiamo di condividerla in pieno. Adesso tutti giocano per vincere. Anche la Salernitana, per dire, prova a dare scacco matto al Napoli e per poco non ci riesce. Tra cercare di fare 0-0 e perdere rischiando di vincere non c’è più differenza.

Tutto questo per dire che giocare in casa o fuori non è più un discrimine sul quale ragionare. Il Perugia non gioca meglio fuori perché al Curi gli altri si chiudono, occupano gli spazi prima dei Grifoni. L’ha fatto solo il Cosenza. Non certo la Reggina e nemmeno l’Alessandria. Allora, per venire al titolo di questa analisi, perché a Ferrara è andata meglio? Per la regola del 6. Perché il Perugia è riuscito a portare tanta gente in area, quasi sempre sei giocatori, e questo è un aspetto determinante per la ricerca del gol. Che poi se ne siano sbagliati tanti è un altro paio di maniche.

Partiamo dalle palle inattive, dove sei giocatori in area è la norma. Quello che fa la differenza è la loro disposizione e soprattutto il piede di chi calcia da fermo. Non sappiamo se si tratti di un caso, ma a Ferrara in tre corner su 7 c’è stata l’opportunità di segnare: Curado c’è riuscito una volta e sbagliato di poco nel finale, mentre Murano ha messo alto dopo una torre di Segre.

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Ma è nello sviluppo palla a terra che il Perugia ha riempito bene l’area con giocatori molto ben dislocati. Rileggiamo il taccuino:

1) 42’: contropiede di Falzerano e cross basso che Segre mette fuori in scivolata all’altezza del secondo palo. Dietro e accanto a loro ci sono anche Rosi, Matos, Murano e Santoro.

2) 46’: stavolta la ripartenza è guidata da Rosi, che rimette in mezzo dal fondo, quasi in scivolata per Santoro che alza di testa sopra la traversa. In area c’erano anche Falzerano, Matos, Murano e Lisi, con Segre un metro fuori area. Una invasione.

3) 75’: cross Ferrarini, ancora da destra, il contropiede non è manovrato, diremmo classico, ma comunque arrivano in area De Luca, Matos e Kouan che alza in tuffo a porta vuota.

4) 85’: azione del rigore. Sono in 6: Ferarrini, Rosi, De Luca, Segre, Matos e Kouan.

Se fosse un giallo, sarebbe stato un delitto perfetto.

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