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GRIFONERIE Il Perugia non è ancora rock, per ora solo ballo del mattone

Il progetto di Alvini va avanti tra alti e bassi, ma provare far giocare la squadra è l’unica cosa indispensabile per puntare ad una salvezza tranquilla. La quadratura del centrocampo ed i ruoli di Kouan, Falzerano e Sgarbi i punti interrogativi da risolvere nelle prossime partite

Quando venerdì scorso Alvini ha parlato di partita-spareggio col Cosenza (non ha pronunciato la parola salvezza perché oggi va di moda “mantenere la categoria”, ma siamo lì…) in molti hanno pensato ad una battuta. Ad un modo per valorizzare una eventuale vittoria. E invece no, Alvini, che già lo scorso anno è retrocesso con la Reggiana, ha capito che qui non si può volare troppo alto. Un po’ perché è sempre meglio stare “allineati e coperti” (citazione dal Nassi-pensiero) che mostrare i muscoli, specialmente se ancora si sta lavorando duro in palestra. Un po’ perché la realtà è che questa squadra ha molte carenze (soprattutto tecniche) e per venirne fuori Alvini ha puntato su un gioco molto ma molto difficile da squadernare. Diciamo modello-Atalanta per capirci. E che non sia una utopia lo dice la storia recente. Come pensate si siano salvati lo scorso anno lo Spezia e il Verona? Giocando a calcio, correndo più e meglio degli altri. E questa è la strada da seguire. Domanda delle domande: che cosa manca? In questo momento più velocità nei passaggi, più rock e meno ballo del mattone, con giocatori troppo fermi e troppo dediti a passaggi orizzontali. Ma questa è una cosa che si può allenare. A Marassi ed in parte a Frosinone qualcosa s’è intravisto. Ci vuole pazienza e continuare a lavorare.

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Sulle scelte dei giocatori, invece, occorre fare alcune osservazioni. Alvini, come tutti gli allenatori, ama trovare ruoli nuovi a chi è abituato, quasi fossilizzato, su binari antichi. Bene, noi abbiamo avuto Cosmi, uno specialista in materia, e la cosa oltre che ad essere produttiva tecnicamente ha portato profitti (plusvalenze) milionarie.

Però non sempre le ciambelle riescono col buco, ci sono delle incongruenze - a nostro avviso - che vanno risolte.

Partiamo dal centrocampo “a due”, o se preferite 2+1 con inclusione del trequartista atipico, in effetti un incursore, che marca il regista avversario e si infila in area (a Bergamo lo fa Pessina, per inquadrare il ruolo).

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Come già rilevato l’accoppiata ideale ancora non è emersa, quantomeno non l’abbiamo intravista. Meglio di tutti saprà Alvini, che ha tutti i giorni gli occhi puntati sui suoi giocatori. Ma avere per tre posti Burrai, Segre, Vanbaleghem, Santoro, Ghion, Murgia e Kouan non è una cosa positiva. Perché nello scacchiere di una squadra chi detta il gioco, coloro che devono scegliere a chi passarla, quando accelerare e quando rallentare, debbono essere, preferibilmente, sempre gli stessi. Per creare un gioco moderno, come vorrebbe Alvini, è giusto fare esperimenti, poi, necessariamente, bisognerà tirare una riga e decidere.

A proposito di ruoli: Kouan è un atipico, ma fondamentalmente un istintivo con poca tecnica di base e dunque va benissimo se si butta arrivando da dietro, avendo dimostrato di sapere trovare anche il gol, ma si trova in difficoltà se riceve spalle alla porta e deve voltarsi, o, peggio ancora, fare l’ultimo passaggio. A Frosinone ne ha sbagliati due decisivi, sabato non ci ha nemmeno provato.

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Infine Sgarbi e Falzerano. Il primo è un difensore centrale di posizione, non gli si può chiedere di muovere la palla, tantomeno a sinistra. Aspettando Dell’Orco sarà bene pescare un mancino di ruolo (Zanandrea?). Quanto a Falzerano, ha velocità di base e dribbling, ma solo se gioca negli ultimi trenta metri. Non può fare tutta la fascia perché poi diventa inconcludente in tutte e due le fasi.

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