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GRIFONERIE Alvini ha la 'pareggite' come Agroppi. È questa la strada della salvezza?

L'analisi di Claudio Sampaolo dopo l'1-1 del Perugia al Curi contro la Ternana nel derby valido per la 18ª giornata di Serie B

claudio sampaolo-2Nove pareggi su 18 partite, nel calcio dei tre punti sono fondamentalmente un errore, soprattutto una contraddizione in termini per una squadra e un allenatore che nelle premesse e in alcune circostanze hanno dimostrato di saper giocare per vincere. Sempre e ovunque.

Ragionando freddamente sui numeri si potrebbe dire che questo record per la serie B, che molto somiglia a quello dell’Agroppi 1984-85 (26 pareggi, 11 vittorie, una sola sconfitta, con quarto posto e niente serie A, ma eravamo ancora ai due punti a vittoria) è un primato inutile. Sarebbe stato meglio vincerne 4 e perdere le altre 5, per dire.

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Ma il calcio non è solo fatto di numeri, è anche (e soprattutto) fattore umano, cosicché oltre a considerare che non si gioca da soli ma ci sono gli avversari, occorrerà concentrarsi sul fatto che i pareggi, ancorché portatori di poco fieno in cascina non provocano polemiche e squilibri ambientali (chiamiamoli così) come in occasione di sconfitte. Certo, potendo scegliere, sarebbe stato meglio perdere a Parma e vincere il derby. Ma se fosse successo il contrario? I punti sarebbero sempre tre, no?

Detto questo, ribadito che la strada per arrivare alla salvezza, diciamo 45-46 punti, è lastricata anche di pareggi, si potrebbe argomentare che in fondo domenica pomeriggio il Perugia ha guadagnato un punto sull’Alessandria, quintultima ed ora a 10 lunghezze, obiettivo da non perdere mai di vista. Poi, però, dopo la matematica fredda e razionale c’è il calcio giocato, c’è da analizzare un derby nel quale il Perugia ha fatto da tritatutto per 45’, con raddoppi continui su tutti i giocatori di Lucarelli, ma ha tirato fuori dal cilindro un solo gol.

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E quando nella ripresa la Ternana ha messo Partipilo, schierandosi quasi con un 4-2-4, Alvini non ha saputo opporre contromosse. Anzi ha accettato di giocarsela con gli stessi uomini, nonostante durante tutto l’intervallo si siano riscaldati Santoro e Vanbaleghem, forse sperando di sfruttare le ripartenze contro una squadra sbilanciata. Ma a parte l’occasione di Segre poco dopo il gol dell’1-1, il Perugia si è via via rintanato dentro la propria metà campo, incapace sia di mettere una toppa sugli esterni (la Ternana sfondava sia a destra che a sinistra) sia di tenere palla. Alvini ha aspettato fino all’80’ per mettere Rosi e Santoro, schierando la difesa a cinque ed un inedito 5-4-1 con Matos largo a sinistra impegnato a tamponare Defendi che spingeva e Ferrarini dall’altra parte contro Ghiringhelli. A quel punto il pareggio era diventato l’unico, vero obiettivo.

Chiediamoci, allora, perché Alvini ha fatto così? Proviamo con questa tesi: la pressione forsennata del Perugia parte anzitutto dai due attaccanti, che sono propedeutici a far salire tutta la squadra, ma poi non trovano mai la lucidità necessaria per andare in gol. Matos non ha mai tirato in porta, De Luca, se vogliamo, solo su rigore. Occorrerebbero dei cambi adeguati, ma con Carretta fuori uso l’unica alternativa sarebbe stata quella di inserire prima Murano, ma nessuno come Alvini conosce i giocatori e se ha deciso così, evidentemente, avrà le sue ragioni, nessun allenatore è così autolesionista da danneggiarsi autonomamente.

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E così torniamo a vecchi discorsi: il “catenaccio aggressivo” di Alvini, la pressione sugli avversari comporta dispendio di energie fisiche e mentali e nessuno, neppure il City di Guardiola riesce a reggere per 90’, ma quando si pressa bisogna ottenere risultati, cioè fare gol. Ed i 19 gol segnati con 10 giocatori diversi, quintultimo attacco della serie B, dicono che forse lì davanti servirà qualche robusto innesto. Non di attaccanti, ma diciamo di giocatori offensivi. I due gol sbagliati da Segre nel derby con la porta davanti agli occhi e la palla comoda sul destro dicono che non basta sfruttare le palle inattive. Serve altro per prendersi qualche soddisfazione. Altrimenti (purtroppo) bisogna convenire che con un punto a partita si arriverebbe tranquillamente a 47...

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