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Domenica, 5 Dicembre 2021
Calcio

GRIFONERIE La metamorfosi del Perugia: da calcio champagne a superdifesa

L'analisi dopo la vittoria del Grifo contro il Brescia, la prima di questo campionato al Curi: ecco come Alvini ha dato scacco matto a Pippo Inzaghi

Da che calcio è calcio il dilemma è sempre identico: la squadra X ha vinto perché gli avversari Y si sono dimostrati più deboli del previsto, oppure sono stati, per così dire, ridimensionati tecnicamente da una condotta di gioco efficace?

Parlando di Perugia-Brescia siamo del secondo avviso, e spiegheremo perché.

È vero, la squadra di Inzaghi è sembrata poca cosa, ma fin qui cosa era successo? Aveva fatto 19 reti in 7 partite, miglior attacco della serie B: 5 al Cosenza, 3 all’Ascoli e all’Alessandria, due a testa a Ternana, Frosinone e Como. Una macchina da gol.

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Ora, è possibile che una squadra con questo potenziale venga a Perugia e tiri in porta una sola volta all’81’ con Tramoni (un tiretto,diciamo)? È evidente che non essendosi improvvisamente imbrocchiti Palacio, Moreo, Bajic e compagnia bella, il merito di questa metamorfosi negativa vada ascritto essenzialmente al Perugia, ergo ad Alvini che ha dato scacco matto a Inzaghi. Anzitutto comandando sempre il gioco, tranne negli ultimi 10’. E questo, direbbe il mai troppo citato Nils Liedholm significa che “se la palla ce l’ho io non ce l’hai tu e quindi non puoi segnarmi”.

Certo, è pure vero che il Perugia ha tirato in porta solo su rigore, ma le trame sono sembrate efficaci, almeno una mezza dozzina di volte le azioni pericolose si sono infrante per un nonnulla. Diciamo che ci sono state potenziali palle-gol (42’, 46’, 47’, 60’), tutte costruite in velocità e palla a terra. E per continuare ancora con la metafora iniziale: ha giocato bene il Perugia oppure, oltre al Brescia, sono state sopravvalutate anche Benevento, Cremonese e Frosinone, tutte squadre costruite per andare in serie A e messe sotto dal Grifo.

Dunque, potremmo dire che se 4 indizi fanno una prova i meriti, su quanto si è visto fin qui, sono tutti del Perugia, che giocherà forse un calcio meno spumeggiante di quello che era stato idealizzato, soprattutto dopo il primo tempo di Marassi in Coppa Italia, ma che comunque ha un modo di aggredire gli avversari che impedisce loro di giocare. Anche a costo di fare falli evitabili, come nei casi delle ammonizioni di Matos e Falzerano, rimediate in fase di attacco per non far ripartire il Brescia. Dicevamo della partita a scacchi, comunque. 

Inzaghi aveva messo un centrocampista in più (Bisoli) per avere la superiorità nel mezzo, ma Alvini ha risposto marcando uno contro uno in difesa e alzando spesso Falzerano e Lisi all’altezza delle due punte. In questo modo ha schiacciato indietro il Brescia che non è mai stato in partita.

Altro dato importante riguarda la gestione della partita, che è stata “comandata” anche nelle fasi di ripiegamento. Non si può sempre andare a cento all’ora perché poi si paga dazio. Prova ne sia che il Perugia, prima squadra per il possesso palla in casa (62%), sabato è sceso al 44%. Significa che ha saputo rifiatare e attendere, ma senza rischiare un bel niente.

Insomma, credevamo che Alvini volesse giocare a chi fa più gol, invece ha messo in piedi una superdifesa, protetta anzitutto dal pressing dei due attaccanti, poi dall’aggressività dei centrocampisti (ivi inclusi Lisi e Falzerano) e infine dalla leadership, emotiva oltre che tecnica di Chichizola e Angella.

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Per fare questo, però, sta sacrificando Kouan, ormai specializzatosi a marcare a uomo i registi avversari, ma, tranne a Cremona, poco avvezzo a ribaltare l’azione e buttarsi in area, un territorio che in passato ha dimostrato di conoscere bene. Forse in fase di possesso potrebbe togliersi dal traffico che c’è in mezzo e cercare spazi sugli esterni andando a supportare Falzerano o Lisi. Un po’ quello che ha fatto Gyabuaa nel secondo tempo con l’Alessandria. Ma queste, come è giusto, sono patate che dovrà pelare Alvini e ci sarà tempo per limare tutti i dettagli.

Resta il fatto che il Perugia delle prime 8 giornate ha un passo buono per puntare alla salvezza, obiettivo da non dimenticare mai. Gonfiarsi troppo il petto potrebbe fare molto male, specialmente in vista di Lecce, alle prese con una squadra che è forte davvero e non solo sulla carta. Anche se ha solo due punti in più.

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