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Calcio serie C, il presidente del Perugia Santopadre: "Non ci sono offerte, costretto a rimanere"

L'occasione per il massimo dirigente di tornare a farsi sentire è la serata con sponsor e organi di stampa tenutasi al Castello di Rosciano martedì scorso. Tanti i temi snocciolati nell'intervista ad Umbria Tv durata oltre quaranta minuti

Si dice spesso che il silenzio sia d'oro, ma a volte fa ancora più rumore di quel che sembra. Allora Massimiliano Santopadre, ai microfoni di Umbria Tv, in un'intervista durata oltre quaranta minuti, quasi un tempo di una partita di calcio, ha deciso di romperlo e metterci la faccia. Tanti i temi rimasti irrisolti fino a poco tempo fa, che il presidente del Perugia ha voluto chiarire, dalla trattativa estiva per il passaggio di proprietà poi naufragata, ad un campionato che nelle ultime settimane si è complicato ma che secondo il massimo dirigente (e non solo) si può ancora riportare sui giusti binari. Di seguito i temi salienti trattati.

Un presidente provato ma pronto a pungere

Santopadre ha aperto l'intervista dicendo di "essere ancora vivo e in piedi, che non è sicuramente poco. in piedi, che non è sicuramente poco. Quanto accaduto in estate mi ha segnato in maniera importante. La spaccatura con la tifoseria mi toglie tanta forza che in questi anni ho sempre trasmesso alla squadra. Oggi sono stanco. Sono una parte della catena composta da tifosi, giocatori, allenatore, ds e società. Ogni elemento deve portare energia per qualche punto in più. Oggi 3-4 elementi di questi 6-7 non ci sono ed è ancora più difficile. Ma nulla è perduto. Sono abituato a rialzarmi, spero di farlo insieme a chi ancora mi vuole bene e alla squadra, all’allenatore ed al mio direttore". Poi il contrattacco: "Mi infastidisce sentir dire che tengo questa società per guadagnarci. Si creano voragini e spaccature che alla fine fanno solo male al Perugia. Sono qui perché ad oggi non ci sono persone serie e concrete che mi sostituiscono".

Le trattative, vere o presunte

La società maggiormente intenzionata a rilevare il Grifo era la Ninedots, ma il discorso è morto dopo qualche giorno. Il perchè lo spiega lo stesso Santopadre: "Un ufficio importante di Roma mi ha contattato dicendo che c’era una società estera comandata da italiani interessata. Siamo andati avanti con la trattativa fino a firmare una lettera d’intenti ma in realtà non è mai stata formulata alcuna garanzia per il pagamento del club. Non ne ho parlato perché non sarei stato creduto. Spettava dirlo allo studio Benigni e ho fatto una richiesta a fine settembre di un comunicato chiarificatore; mi è stato risposto che quest'ultimo non poteva sopportare una debacle del genere. C’era anche un patto di riservatezza che ora è scaduto. Chiedete a Moreno Zebi, che doveva fare il ds. Sono spariti. Ma secondo voi ho architettato io il teatrino?". Si è anche parlato di una cordata di imprenditori umbri, ma niente di fatto anche stavolta: "Tutto falso. Se c’è davvero qualcuno, questo imprenditore si palesasse, dicesse chi è, dicesse che offre 3 milioni come è stato detto e il sottoscritto chiude la trattativa davanti a tutti".

Il futuro è adesso

Il patron ha poi chiuso dicendo che "bisogna pensare alla partita di lunedì ad Arezzo. Del resto nel calcio non c'è futuro senza risultati. Sono proiettato a questo campionato e al mercato. Ci credo ancora. Devo capire come intervenire, centellinare le risorse che abbiamo e non sono tante. Ma il Perugia è in vendita e continuerà ad esserlo. E’ stato fatto un comunicato ufficiale sei mesi fa. Ho capito che il mio tempo a Perugia è finito. Devo trovare un sostituto serio che abbia la forza economica e la volontà di prendere questa situazione. Ad oggi ci sono stati solo contatti negativi che non mi hanno fatto neppure cominciare la trattativa. Bisogna avere calma e pazienza, nel frattempo bisogna mandare avanti il club. Ognuno lo deve aiutare in qualche modo. Se ho sbagliato? Assolutamente sì, altrimenti non sarei retrocesso due volte. Ma non va dimenticato che abbiamo fatto anche cose giuste, vivendo 8 anni di B di cui 6 da protagonisti. Abbiamo fatto tanto". Le conclusioni non lasciano spazio ad ulteriori intepretazioni: "Non bisogna attaccare il Perugia perché si odia Santopadre. Sarebbe la cosa più sbagliata del mondo". 

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