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Giovedì, 23 Maggio 2024
Calcio

Il calcio italiano è in lutto: è venuto a mancare Carlo Mazzone

Il tecnico romano aveva 86 anni ed è stato protagonista in biancorosso nel 2000, quando la Juventus perse lo scudetto al Curi

"L'uomo supera il giocatore". Era questa una frase a lui cara, nonchè un vero insegnamento di vita da tramandare alle generazioni future. Da oggi il mondo del calcio italiano si sentirà più solo: è venuto a mancare all'età di 86 anni, nella sua Ascoli Piceno, città in cui da tempo si era stabilito, Carlo Mazzone, ex allenatore di tante squadre, tra cui Roma, Cagliari, Ascoli, Brescia e Perugia solo per citarne alcune. 

Proprio quest'ultima esperienza è degna di essere ricordata: scelto nel 1999/2000 da Luciano Gaucci per sostuire un altro totem, Vujadin Boskov e per condurre un campionato più tranquillo di quello passato, il tecnico romano sulla panchina biancorossa si è seduto soltanto per una stagione, ma ampiamente sufficiente per lasciare un segno indelebile in tutti i tifosi. Il 14 maggio del 2000 il Perugia battè la Juventus per 1-0 grazie al famigerato gol di Calori e tolse di fatto lo scudetto ai bianconeri. Il tutto malgrado l'obbiettivo salvezza fosse già stato raggiunto da una settimana.

Sarebbe troppo facile però limitarsi a questo episodio: i biancorossi, dopo aver condotto una prima parte di stagione di tutto rispetto, accusarono nei primi due mesi dell'anno 2000 una brusca flessione, con tre sconfitte di fila, precisamente contro Inter (5-0), Udinese (5-0) e Juventus (3-0), che avevano fatto temere il peggio, complice anche la cessione di Nakata alla Roma. C'è voluta tutta la sua esperienza per tenere a galla una barca che con molti altri allenatori avrebbe rischiato seriamente di affondare (di questo si è accorto anche Gaucci che, malgrado questi risultati fortemente negativi, non ha esonerato il mister di Trastevere, una delle poche volte che è accaduto). 

Non solo doti tecniche

Mazzone non era soltanto un allenatore capace e preparato, basti pensare alle grandi imprese costruite in carriera, ma era una persona schietta, leale (e lo ha dimostrato una volta di più nell'anno di Perugia per i motivi sopra citati) e genuina. Qualità che nel calcio di oggi sono sempre più rare e che non piacciono proprio a tutti. In più, soprattutto grazie alla sua umanità, ha saputo lanciare giocatori come Francesco Totti e rilanciare campioni come Giuseppe Signori e Roberto Baggio che sembravano avviati inesorabilmente verso il tramonto della carriera. Soprattutto per questo, vale la pena di sottolinearlo, mancherà a tutti gli amanti del calcio, non solo ai tifosi che hanno avuto la fortuna di vederlo sulla panchina della loro squadra del cuore. 

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