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Perugia in C, Goretti: "Colpa mia e di Santopadre, ma da tifoso ora dico: sosteniamolo"

Dopo otto stagioni il direttore dell'area tecnica lascia il club: "Il sogno di riportare la squadra della mia città in Serie A si è trasformato in un incubo. Il mio fallimento più grande? Il settore giovanile..."

Un lungo e commosso monologo, prima delle domande dei giornalisti nella conferenza stampa di addio. Così Roberto Goretti ha salutato la 'sua' Perugia dopo il divorzio dal club di Massimiliano Santopadre, al termine di una stagione culminata con la retrocessione in C e all'addio a quella Serie B che era stata faticosamente ritrovata il 4 maggio del 2014. 

"Grazie al presidente Santopadre - ha esordito l'ormai ex direttore dell'area tecnica - che mi ha dato la possibilità di lavorare nella mia città e in una società così importante come il Perugia. Mi ha sempre sostenuto, con ho avuto un grande rapporto e anche quando le nostre idee non collimavano c'è sempre stato un confronto leale. Grazie poi ai tifosi che sia da calciatore e poi da direttore sportivo mi hanno sempre incoraggiato, sostenuto e anche giustamente mandato a quel paese in questo momento. Conosco il loro amore folle per il Grifo e non posso che ringraziarli, vedere la loro gioia era la mia gioia. Ringrazio allenatori e i calciatori che sono stati con noi in questi anni, con cui ho condiviso tante giornate. Grazie poi a tutte le persone con cui ho condiviso la quotidianità del Grifo lavorandoci, facendolo con passione, dai fisioterapisti ai magazzinieri, fino ai ragazzi del marketing, della comunicazione e dell'amministrazione. Sono stati loro i miei compagni di viaggio, molto importanti, che mi hanno supportato e hanno sopportato sempre il mio folle ottimismo, dandomi la forza e il coraggio di fare anche scelte rischiose".

GRIFONERIE Perugia, consigli tedeschi (non richiesti) a Santopadre

Po il via alle domande e si entra nei dettagli del suo addio: "Come è maturata questa decisione? In questi giorni parlato molto col presidente - spiega l'ex grifone -. Ci siamo visti il giorno dopo la retrocessione e tutti quelli successivi, abbiamo parlato molto più in questi tre giorni che durante un'intera, interminabile e schifosa stagione. Abbiamo parlato a cuore aperto e ragionato per il bene del Perugia, prendendo la decisione in maniera condivisa e onesta, perché non ci sarebbero state le giuste condizioni per creare una sinergia forte. Ci siamo stretti la mano e abbracciati, a livello umano ci saremo sempre l'uno per l'altro come amici". Due amici che, secondo Goretti, devono dividersi le responsabilità per un'amara retrocessione: "Per far retrocedere il Perugia dalla B serviva un'impresa impossibile e purtroppo noi ci siamo riusciti. Io e il presidente siamo i responsabili principali e ci dobbiamo dividere le colpe: io perché ho scelto gli uomini, lui perché in questa stagione ha gestito la società in un modo secondo me non giusto".

Sui motivi che hanno portato al triste epilogo Goretti la pensa così: "Dalla fine del girone di andata ho iniziato a vedere troppe espulsioni, insulti all'arbitro, bestemmie o che ci si lamentava per i cambi. Dopo il ko al Curi con il Venezia dissi nello sposgliatoio: 'se non cambiamo atteggiamento rischiamo di retrocedere'. E da gennaio in poi invece si è assistito al copione di regista di film dell'orrore". L'ex diesse difende poi il 'mercato' di gennaio: "A dicembre avevamo già capito che sarebbe stato un mercato in cui pochi calciatori si sarebbero mossi, tantomeno nei ruoli in cui noi avevamo bisogno e basta andare a vedre quali operazioni sono state fatte in quella sessione. La verità è che abbiamo affrontato il finale di stagione con gli stessi uomini della prima parte e che questa squadra ha avuto un'involuzione continua".

VIDEO Grifo retrocesso in C: la contestazione dei tifosi

Più critico con sé stesso invece sul settore giovanile: "È nel vivaio del Perugia che sono nato come calciatore e il mio rimpianto più grande di questi 8 anni è non aver creato una struttura già forte a livello di identità. A volte siamo andati avanti, per poi tornare indietro e così via: questo è stato il mio grande fallimento, quello che mi rimprovererò di più". Difficile da scordare sarà anche una retrocessione che 'macchia' un percorso fatto anche di vittorie, tanti calciatgori scoperti e valorizzati e un Grifo comunque capace di arrivare quattro volte ai playoff. "In questi 8 anni sono stato solo direttore sportivo del Perugia e ho annullato mia vita sociale. Per me è stata una cosa bellissima ed esclusiva, ma credo di essermi meritato tutto questo anno dopo anno a parte quest'ultimo, in cui non ho meritato di continuare. Sono perugino, prima per me esisteva solo il Perugia ed esisterà solo il Perugia. Io non consideravo questo come un lavoro e non pensavo ad altre società, ho inseguito un sogno che era quello di portare la squadra della mia città in Serie A, un sogno che si è trasformato in incubo. Questa retrocessione me la porterò dietro per sempre e con tanta voglia di rivincita: sognavo una convocazione in corso Vannucci per festeggiare la promozione e sono invece andato via dal Curi tra i vaffanculo".

E ora? "Adesso torno al mio status di tifoso - conclude Goretti - e dico che la società sta facendo ottime scelte. Di Gianluca (l'ex grifone Comotto tornato come direttore generale, ndr) ne avevamo già parlato con il presidente: è una persona in grado di trasmettere il suo carattere a tutta la società. Anche il nuovo direttore sportivo (Giannitti, ndr) è un ragazzo in gamba, onesto, che ha già vinto tanto e sa vincere. Da tifoso ora dico che dobbiamo ripartire a razzo, vincere il campionatoo almeno lottare per vincere il campionato. In C dobbiamo restarci sollo 7 mesi, masarà fondamentale supporto dei tifosi. Per il bene del Perugia bisogna crere un ambiente positivo e sostenere il pesidente, affinché possa essere una figura lucida. I tifosi primi soci di questo club e solo uniti si può risalire".

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