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Domenica, 29 Gennaio 2023
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Nuovi linguaggi, nuove tecnologie e una donna capace di guardare lontano

Tecnologica, digitale e senza barriere: la scuola di Roberta Erminia Crisci è una battaglia vinta

Roberta Erminia Crisci, a 17 anni era confusa sul proprio futuro, proprio come lo siamo stati in tanti. Il passo successivo, per logica, sarebbe stato l’università. 

Eppure, nella testa di Roberta, mille dubbi e domande prendevano il sopravvento, spaventandola a morte: quale facoltà? Quale città? Quali talenti? Quale percorso? Il futuro che l’attendeva era tutto meno che limpido e certo.

Una ragazza e il suo percorso: chi è Roberta Erminia Crisci? 

Roberta si è infine iscritta a giurisprudenza. Ebbene sì, alla fine la scelta più tradizionale l'avuta vinta, ma più per la confusione che aveva in testa, che per una sua reale volontà di frequentare i corsi. Ma è stato qui, confrontandosi con i propri limiti, con il mondo esterno, con gli altri studenti, lontana dalla propria comfort zone, che Roberta si è resa conto che non si stava ponendo le giuste domande.

Solo allora, prendendo consapevolezza di ciò che era realmente in grado di fare, Roberta è riuscita a trovare le sue risposte, il suo metodo di studio, il suo metodo di vita.

Da quel momento, un corso universitario pieno di difficoltà si è trasformato in una cavalcata trionfale verso la laurea in giurisprudenza e si è concretizzato poi in una carriera nell’avvocatura. Era persino tornata a scuola, questa volta sedendo in cattedra. Ma ha trovato realmente sé stessa? 

In realtà, non ancora, non del tutto. Il suo metodo, ormai perfezionato con la pratica, le suggeriva che il suo viaggio non era ancora concluso, che non doveva adagiarsi sugli allori di chi ha già raggiunto i propri traguardi, anche perché, si era resa conto che i traguardi che voleva raggiungere erano ancora lontani. Sicuramente lontani dalla strada del praticantato, dell’abilitazione e della carriera percorsa fino allora. Una strada che in molti percorrono e perseguono fino in fondo, ma che Roberta aveva deciso, infine, di lasciare, apportando un cambiamento radicale alla propria vita.

Proprio il nuovo contatto con la scuola, le aveva fatto capire, infatti, qual era il suo posto nel mondo. Un mondo in cui la scuola tradizionale, quella contro cui anche lei si era scontrata da giovane, aveva delle criticità evidenti che, a suo avviso, potevano essere risolte con nuove idee, con approcci innovativi e grazie al prezioso supporto delle nuove tecnologie.

Ed è stato allora che Roberta ha sentito risuonare dentro di sé il desiderio di fare di più. Aveva compreso che ai propri traguardi, anche quelli connessi all’istruzione e alla formazione, ognuno arriva scalando le proprie montagne o impegnandosi per trovare i sentieri che più gli sono consoni. Lei era pronta a seguire il suo, di sentiero.

Quel giorno, Roberta sentì una voce nuova, una forza che la spingeva oltre quelli che, fino ad allora, aveva ritenuto suoi limiti invalicabili. E quella voce poneva domande fondamentali: cosa posso dare io? Quale segno indelebile posso lasciare nella scuola italiana?

Come può la mia esperienza diventare un esempio per molti?

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La Scuola 2.0: la rivoluzione è finalmente in atto

Da queste nuove domande, nasceva l’esigenza di creare un metodo nuovo, un modo innovativo di insegnare e fare didattica, di creare una scuola meno tradizionale, che fosse in grado di approcciare le nuove generazioni con stimoli nuovi, tecnologici, digitali e far loro percorrere strade proprie, non condizionate da altri, ma scelte con consapevolezza. 

Una scuola in grado di lanciare continue sfide alle giovani menti, a colpi di didattica basata sul gioco, sul pensiero laterale, sul dibattito e il confronto, sul lavoro di squadra, l’autocritica, l’autovalutazione. 

Questo il percorso che Roberta vuole creare ogni giorno per i suoi studenti, lasciandoli liberi di mettersi alla prova e di condividere un’esperienza di vita fondamentale, che possa accompagnarli nella crescita e guidarne il futuro.

Ecco come nasce La Scuola 2.0 di Roberta Erminia Crisci. Una scuola Open in tutti i sensi, perché fruibile liberamente da tutti e alla portata di tutti, ma anche open-minded, perché aperta al nuovo e al creativo, tanto da lasciare carta bianca ai docenti su come insegnare la propria materia, trasformando la didattica tradizionale in gioco creativo e in occasioni di apprendimento diverse, più legate all’interazione e al confronto, e che vedano nel costudying e nelle nuove tecnologie digitali, gli strumenti in grado di porre lo studente finalmente al centro della sua storia e della sua crescita individuale e di gruppo.

E allora, quel 2.0 è significativo, perché rimanda al primo 2.0 della Storia, quello legato a internet, quando il mondo così come lo conoscevamo è cambiato e ha portato a una vera e propria rivoluzione nelle nostre vite, creando nuovi percorsi e nuove interazioni, che oggi, più che mai, conducono a possibilità lavorative prima impensabili, legate proprio a internet, al digitale e alle nuove tecnologie.

La scuola italiana ha problemi “di connessione”

Il progetto di Roberta Crisci prende quindi le mosse dalla sua esperienza personale, ma anche da quello che, oggi, sembra essere un vero e proprio paradosso della scuola italiana: sono i nativi digitali a mostrare e a insegnare ai “grandi” la realtà. Una realtà fatta di tecnologie, di strumenti digitali avanzati, di social e community. Una realtà di cui, oggi, solo una parte infinitesimale, è stata accolta nelle scuole. 

Persino la pandemia ci ha provato a stimolare il cambiamento, facendoci scoprire la DAD, con tutti i suoi problemi tecnici e logistici sì, ma anche con innegabili vantaggi legati alla distanza e alla flessibilità di fruizione. E non è un caso che, durante l’esperimento DAD, fossero proprio i professori ad avere più problemi “di connessione”. Non si erano resi conto che avevano perso già da tempo ben altra connessione: quella con i giovani.

E allora, ecco che la rivoluzione della scuola italiana, per Roberta, deve necessariamente partire dai suoi primi protagonisti, i giovani. Ma deve anche saper coinvolgere coloro che, paradossalmente, sono rimasti indietro, ovvero gli adulti. 

Adulti che, non necessariamente sono rappresentati dai docenti vecchio stile, legati a sistemi d’insegnamento rigidi e ormai da svecchiare, ma anche da adulti che desiderano riscrivere il proprio percorso, tornando a imparare e a studiare per raggiungere quegli obiettivi che, nel tempo, si sono un po’ persi per strada.

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Le cifre allarmanti della scuola italiana

Ed è proprio in questo distacco, all’apparenza incolmabile e ribaltato, tra chi dovrebbe insegnare e chi dovrebbe imparare, che Roberta Crisci ha trovato le ragioni delle cifre allarmanti che riguardano l’attuale sistema scolastico italiano.

    • Il 50% circa della popolazione italiana ha al massimo la licenza media. Significa che su 38 milioni di persone, tra i 15 e i 64 anni, ammontano ancora a 19 milioni coloro che ambiscono a conseguire un diploma di scuola secondaria (dati ISTAT 2019).

    • Su circa 3 milioni di persone, comprese nella fascia tra i 18 e i 24 anni, 561.000 individui (il 13,5%) abbandonano preventivamente gli studi (dati ISTAT 2019/20). 

    • Solo il 21% degli italiani ha un livello di alfabetizzazione digitale sufficiente (dati OCSE).

Cifre che descrivono in modo sintetico, ma significativo, la condizione del sistema scolastico italiano, il quale dovrebbe lasciarsi ispirare maggiormente dalle soluzioni trovate in altri Paesi europei più evoluti e digitalizzati o, senza andare così lontano, aprire la strada a proposte e progetti nostrani e virtuosi, dei quali La Scuola 2.0 rappresenta l’esempio più calzante.

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Abbattere le barriere tra scuola e studenti si può

E allora, afferma Roberta Crisci, dobbiamo crederci e provarci con tutte le nostre forze a cambiare la cara vecchia scuola italiana. O meglio, a proporre qualcosa di alternativo che possa guidare il cambiamento. 

E ci sta provando, Roberta, insieme ai suoi studenti e ai suoi collaboratori, supportata dalle nuove tecnologie, ma soprattutto grazie a una visione diversa, grandiosa e lungimirante di come dovrebbe essere una scuola efficiente ed efficace, al passo coi tempi e in linea, se non superiore, alle realtà scolastiche oltreconfine che ci guardano, a ragione, con sufficienza.

Un cambiamento nel settore dell’istruzione che parta dalla ricchezza culturale tutta italiana e da quel Made in Italy che, in tanti altri settori, è già sinonimo di eccellenza.

Insomma, La Scuola 2.0 è una scuola per crescere davvero, abbattendo ogni tipo barriera, compresa quella all’apparenza invalicabile, che separa ancora la scuola tradizionale dal futuro e dalle nuove generazioni.

Sono infatti, loro, i nativi digitali, il futuro, e su di loro e sulle loro evoluzioni andranno inevitabilmente costruite le Scuole 3.0, 4.0, ...

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