Mostra "Identità e frammentazione. L'Informale secondo Silvia Grandi"

Ben lungi dalla volgarità e dall’insistenza della provocazione, le tele (e non solo) di Silvia Grandi descrivono un percorso interiore autentico, non lineare, di svelamento e ricostruzione di una sostanza in tumultuo, che si fa gesto, segno e significato.
In questo viaggio ogni scelta è compiuta con fermezza, la linea descrive una volontà compositiva solida e matura, alla ricerca costante, non impaziente, di risposte convincenti, ancorché severe, di una fascino naturale, in cui si sposano eleganza e consistenza. Una poetica estremamente femminile, ma di una femminilità mai leziosa o seduttiva, profondamente meditata, vissuta e conquistata. Le sue linee descrivono solchi che potrebbero essere confini di pietra come di ossa, profili di volti come di catene montuose che a volte si sedimentano, a volte galleggiano, a volte si frangono, sostenute da scelte cromatiche convergenti, gentili ma fortemente espressive, che inducono ad una morbida contemplazione.
Questo equilibrio di forze è spia di un dna artistico coerente: orientato dall’esigenza di creare un segno che resti e che significhi, pur rinunciando alla forma, e in cui si rintraccia la forte impressione esercitata dalla meditazione sull’Informale, sia segnico che materico. La potenza con cui Burri buca e brucia tessuti e plastiche seduce l’anima e guida la mano Silvia e quella con cui il genio di Tapies ricerca lo spirito nella materia la conduce ad avvicinarsi alla civiltà giapponese, così lontana dalla nostra impostazione occidentale eppure così prossima alla matrice interiore della sua ispirazione.
Silvia nasce, cresce e vive a Genova, si laurea in filosofia e durante gli studi si appassiona alla pittura, frequenta alcuni laboratori artistici della sua città e un corso di incisione all’Accademia Raffaello di Urbino: approfondisce le tecniche di incisione calcografica con materiali atossici nel Laboratorio Opificio della Rosa di Montefiore Conca. Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati sulla rivista Archivio di Mantova, altri sono esposti in permanenza al Museo 20x20 di Arianna Sartori a Mantova e al Museattivo Claudio Costa di Genova. Partecipa a numerose esposizioni collettive e personali: fra le prime presso la Fondazione Garaventa di Genova (2007/8), la Galleria e Studio Puntodue di Calice Ligure (2012 e 2016), il centro culturale Ariele di Torino e l’Abbazia di S. Maria di Finalpia a Finale Ligure (2015), il palazzo Ducale di Genova (2016) e il Laboratorio MultiploUnico di Torino (2018); fra le seconde presso lo Spazio M&M di A. Meneghini e Il Museattivo Claudio Costa di Genova (2012/13), il Al51Lab di Alessandria (2015) e l’Area Privata Gallery di Perugia (2018).

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