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LA DENUNCIA "L'abbandono dei malati Covid-19"

Riceviamo e pubblichiamo il racconto di una lettrice. Pronti a pubblicare le eventuali precisazioni della sanità della Regione Umbria.

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17 ottobre, ore 08:30. Chiudo per l’ultima volta la porta del mio appartamento a Milano, direzione Umbria. Finalmente io e il mio compagno possiamo iniziare la nostra vita insieme a Perugia. 19 ottobre: primo giorno di febbre del mio compagno. Si isola nel suo vecchio appartamento mentre io e sua madre ci spostiamo nella casa nuova sperando di aver scampato l’infezione. 21 ottobre: il tampone del mio compagno conferma positività a COVID19. 23 ottobre: io e mia suocera perdiamo gusto e olfatto, inizia la febbre e la tosse. Da qui inizia un’odissea al limite del grottesco. Io non sono ancora residente quindi non ho un medico di medicina generale assegnato a Perugia, chiamo la Guardia medica chiedendo il certificato di malattia per il lavoro. L’esimio dottore di turno in guardia medica la sera del 25.10 non solo si rifiuta di venire a domicilio a visitare mia suocera (con storia di BPCO) ma non provvede all’emissione del certificato medico per il lavoro e chiude la telefonata con minacce non tanto velate. Mi “consiglia” inoltre di andare in pronto soccorso a chiedere il certificato medico (ottima idea mandare in pronto soccorso una sintomatica entrata a contatto con un positivo certo!). Chiamo dunque il numero verde regionale 800636363. Prima telefonata 24.10. L’operatrice molto gentile registra i miei dati e quelli di mia suocera perché vengano a farci il tampone essendo noi sintomatiche ed essendo primi contatti di un caso positivo. Nel corso della settimana telefonerò altre 4 volte al numero verde per sollecitare il tampone, ogni volta veniamo registrate de novo perché misteriosamente le nostre precedenti richieste non risultano registrate, l’operatrice ipotizza che questo potrebbe essere dovuto al fatto che non siamo residenti. Venerdì 30.10 ricevo la telefonata di una operatrice dell’AST perugina che mi comunica che il giorno 31.10 verranno a farci il tampone perché siamo state a contatto di un positivo. Domando se risultassero tutte le chiamate fatte al numero verde dove mi sono sempre dichiarata sintomatica. Ovviamente no, nessuna segnalazione a mio nome. L’operatrice mi invia anche un documento dove si dichiara che io e mia suocera siamo in isolamento domiciliare dal giorno 18.10 (ultimo contatto con il mio compagno positivo) al giorno 01.11.2020. Ecco l’ennesimo errore: essendo noi sintomatiche, i giorni di isolamento fiduciario andrebbe calcolato in base all’insorgenza dei sintomi. Ovviamente il 31.10 non si presenterà nessuno a tamponarci ed oggi, 1 novembre, per il Comune scade la mia quarantena. Peccato io sia ancora sintomatica con un quadro altamente suggestivo di positività COVID19 e dunque ancora fortemente infettiva. Morale della favola: io e mia suocera, non residenti, siamo state abbandonate. Il tracciamento è stato totalmente fallimentare e la gestione dei nostri tamponi è stata caotica e completamente inefficace. L’aspetto più drammatico è che il caos burocratico mi autorizza a lasciare il mio domicilio oggi 1 novembre favorendo così la diffusione del virus, essendo io un soggetto sicuramente ancora positivo (ovviamente non lascerò il mio domicilio per senso di responsabilità civile). La disorganizzazione che le Istituzioni stanno dimostrando sta favorendo l’escalation quotidiana di casi in una regione che aveva superato quasi indenne la prima ondata (a questo punto sicuramente per pura fortuna). Un tale caos in questo momento è imperdonabile perché sarà misurato in feretri che peseranno sulle coscienze di chi non è in grado nemmeno di garantire la registrazione dei dati in un database.

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