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VISTI PER VOI Una Locandiera così… politicizzata non s’era mai vista

Dopo il debutto Spoletino, al Morlacchi l’opera goldoniana, riletta da Antonio Latella e prodotta dal TSU

Nel ruolo di Mirandolina Sonia Bergamasco, affiancata da Ludovico Fededegni (Cavaliere), entrambi premiati con UBU 2022 come migliori attori per Chi ha paura di Virginia Woolf?

A dar man forte: Marta Cortellazzo Wiel, Giovanni Franzoni, Francesco Manetti, Gabriele Pestilli, Marta Pizzigallo e Valentino Villa (Fabrizio). Con la collaborazione drammaturgica di Linda Dalisi.

Nella nota di regia, Latella – che dedica lo spettacolo al nome e alla memoria di Massimo Castri – sostiene che l’opera goldoniana segna un deciso spartiacque nella storia del teatro italiano. Prima di tutto, facendo protagonista una donna. E, in secundis (il latino popolare/maccheronico ben si adatta alla bisogna), delineandone  la figura in chiave di dominio: Donna = domina, secondo l’etimologia.

Non la donna remissiva e pacata, ma una persona intrepida, capace di gesti, a suo modo, rivoluzionari, giocandosi figure autorevoli e potenti di aristocratici e borghesi.

Tutto questo avviene nella locanda, luogo dinamico e popolare per eccellenza. Sebbene “modernizzato” con forno a microonde e orpelli d’oggidì.

Non, dunque, la civetta che porta avanti, con malizia consumata, un ruolo furbescamente seduttivo. Né la lettura fortemente erotica di Tinto Brass che ne fece icona sessuale. Esagerando in tutto, sebbene con uno stile impareggiabile.

Quella di Latella è una donna che unisce seduzione e sedizione, evoluzione e rivoluzione, in nome di diritti e consapevolezze robustamente acquisiti.

Il tutto accompagnato da una colonna sonora ardita e spiazzante. Con la chiusura del primo tempo, con musica dal vivo (armonica a bocca e chitarra), perfino toccante.

La Bergamasco è una splendida attrice che riflette sul proprio lavoro anche  col suo “Un corpo per tutti. Biografia del mestiere di attrice” (Einaudi, pp. 142, euro 16) che ci aiuta a comprendere come, sopra le tavole del palcoscenico, non basti essere bella e brava, ma occorra riflettere a fondo sull’arte attoriale e sul mestiere di vivere.

Sostenendo credibilmente come  il ruolo dell'attore consista anche nel farsi latore del messaggio di Eros, di cui deve saper essere tramite. E di eros ce n’è, nella Locandiera di Latella, sebbene raffinatissimo e allusivo. O, a volte incomprensibile, come il bacio omo sulle labbra, di sfuggita, fra le due teatranti e i due corteggiatori. Va’ a capire perché mai!

Vedemmo al Morlacchi la Mirandolina di Nancy Brilli, una decina di anni fa, in corsetto e costumi d’antan. La Bergamasco si propone in camicia e abiti contemporanei, semplicissimi. E non risulta meno seducente e credibile.

Ci si chiede magari – se è lecito – il perché di quelle scarpe della Bergamasco. Il loro senso, francamente, ci sfugge.

La tournée in 18 teatri, da ottobre ad aprile (con chiusura all’Argentina di Roma) deve pur significare qualcosa. Anzi: molto. Motivo d’orgoglio per lo Stabile che lo ha prodotto.

PS. La lettrice che si firma Elettra Parisi (pseudonimo dietro cui si cela una nota esperta di storia dell’arte, costume, teatro) ci segnala che le (buffe?) scarpe calzate da Sonia Bergamasco sarebbero una citazione dei cosiddetti calcagnetti, calzature con rialzo della suola, che riscossero grande successo nella Venezia del  XV e XVII secolo. Ignorantia mea non excusat.

Ecco il link che spiega tutto https://bestveniceguides.it/2019/01/07/venezia-antesignana-delle-zeppe/

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