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VISTI PER VOI L’Eduardo dei ‘giorni dispari’ per riflettere sul rapporto contraddittorio tra lo Stato e la Cultura

Domande antiche e sempre attuali sul teatro e non solo

I Greci gli riconoscevano un ruolo catartico. Ossia portatore di quel procedimento per effetto del quale lo spettatore si libera degli istinti peggiori e ne esce nobilitato nel cuore e nello spirito. Ne parlò Aristotele, ma anche  Silvio d’Amico.

Il quesito verte attorno al ruolo dell’arte e degli artisti nella società. Sul modo in cui venivano/vengano considerati.

Ma, in fondo, si tratta di dire una parola sul difficile rapporto dell’arte col Potere. Quello che Pasolini scriveva con la P maiuscola, come Palazzo.

Insomma: censura è realtà o esagerazione? Diffidenza è atteggiamento sano o pregiudizio?

Il potere è qui rappresentato da un austero prefetto, prevenuto contro la vil razza dannata degli artisti. Dalla cui ambiguità occorre guardarsi.

Per cui, se un capocomico si presenta e si susseguono personaggi di vario genere (medico, maestra, prete…), sulla loro credibilità il Potere nutre una decisa prevenzione. Anzi, certezze sulla loro mistificazione. Insinuando il dubbio anche nello spettatore.

Un testo pirandelliano, ma anche kafkiano, fra un vario citazionismo musicale che va da Milva a De Andrè, da musica e rumori elettronici ad Aznavour.

Sul palcoscenico con Fausto Russo Alesi, David Meden, Sem Bonventre, Alex Cendron, Paolo Zuccari, Filippo Luna, Gennaro De Sia, Imma Villa, Demian Troiano Hackman e Davide Falbo. Tutti strepitosi.

L’arte della commedia si propone come un testo scritto oggi, per freschezza e attualità di temi.

Uno spettacolo certamente grandioso, pensato e realizzato in grande.

Il linguaggio teatrale si propone come un mix di classico e di avanguardia. Suscitando, nei cultori, un  sicuro interesse. Ma generando anche perplessità. Specie in chi si aspettava qualcosa di simile al già visto di Eduardo.

Proporre uno spettacolo del genere in chiusura di stagione è stato un azzardo. Una scelta, diciamo così, coraggiosa. Che dimostra come il direttore artistico dello Stabile non si limiti a coltivare il pubblico solito, ma intenda aprire ad altre e nuove frequentazioni.

Se così è, impossibile dargli torto.

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