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Domenica, 26 Maggio 2024
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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | La strada Foligno-Civitanova è stata un fallimento: vale una mangiata di pesce e basta

"In realtà non si sono poste le basi affinché a Foligno sorgessero delle nuove piastre commerciali o anche del terziario avanzato che avrebbero potuto trasformare tutta la Valle Umbria"

In pochi credevano sulla fattibilità di un’opera stradale come la ss75, la Foligno Civitanova Marche per intenderci, perché non facili le asperità da superare e lunghi gli attraversamenti in gallerie, perché molto elevati i costi di costruzione, perché le maggioranze di sinistra che allora governavano le terre del versante umbro non è che erano, almeno inizialmente, particolarmente partecipi al progetto sponsorizzato dall’allora vice ministro Baldassarri, perché Istituzioni come la Camera di Commercio non entusiaste e pronte a partecipare al capitale della Quadrilatero, società a cui era affidata la realizzazione dell’opera. Inoltre il progetto prevedeva come strumento di cofinanziamento la valorizzazione delle aree contigue l’arteria che, almeno nel versante umbro, non c’è stata e dunque richiedendo altri notevoli finanziamenti pubblici.

Eppure al di là le tante criticità, l’opera è stata terminata, anche in tempi rapidi, immaginando allora la nuova moderna e scorrevole via di comunicazione tra Umbria e Marche soprattutto come straordinario volano per l’economia delle due regioni.
In realtà questo purtroppo non c’è stato. È una strada a senso unico. Per gli umbri particolarmente folignati e della Valle Umbra è la via del mare, quella che si percorre appunto per andare a prendere il sole sui lidi marchigiani, magari per un po'; di pesce a pranzo e poi a senso inverso per tornare a casa. Un po'; poco per una opera infrastrutturale come quella che in definitiva ha reso agevole e velocissime le comunicazioni tra quella parte dell’Umbria e il Maceratese, Civitanova e il Fermano ovvero zone geografiche del centro Italia che storicamente sia pure attraversando strade di montagna, tortuose e disagevoli, hanno stabilito solidi legami commerciali e sociali con Foligno e questa parte dell’Umbria.

Questa strada non ha generato quello che ci si attendeva. Se dal versante marchigiano già erano presenti attività piccolo industriali, se si eccettua la Merloni, e soprattutto affermato il distretto artigianale delle scarpe con un solido reticolo commerciale, nel versante folignate poco si è mosso pur in un contesto un tempo tradizionalmente forte nel commercio e nelle attività industriale meccanico. Se queste ultime si sono ulteriormente rafforzate non è conseguenza della nuova comunicazione stradale ma delle capacità intrinseche che le ha fatte affermare in campo nazionale e soprattutto mondiale. In realtà non si sono poste le basi affinché a Foligno sorgessero delle nuove piastre commerciali o anche del terziario avanzato che avrebbero potuto trasformare tutta la Valle Umbria da tradizionalmente commerciale con insediamenti metalmeccanici in una moderna “shopping valley”, un distretto di attività avanzate sia di natura commerciale, di trasformazione, di terziario avanzato, un baricentro tra l’Umbria centrale e le Marche, un nucleo di sviluppo che avrebbe caratterizzato e trasformato parte importante
 dell’Italia centrale. Si è rimasti alle attività tradizionali che in un mondo in straordinaria e veloce evoluzione rischia di invecchiare drammaticamente.

Le responsabilità non credo che possano essere attribuite all’ultima amministrazione comunale di Foligno perché ha avuto poco tempo, ma affondano ad almeno 20 anni fa quando la Regione, le Istituzioni regionali e locali, tranne qualche autorevole eccezione, non credevano granchè in questa opera e non pensarono a predisporre programmi e progetti per adeguare Foligno e la sua valle alle opportunità e alle modernizzazioni offerte dalla nuova strada. Una partita persa malamente da cui è derivata una nuova stasi, se non una immobilità, di certo tante occasioni mancate. Rimaniamo con la strada a senso unico accontentandoci delle spiagge marchigiane e del pesce a pranzo. Un po' poco, almeno per gli umbri, per le attese che aveva generato la nuova Foligno Civitanova.

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