Giovedì, 29 Luglio 2021
Rubriche

Umbria e Futuro | L'analisi del capo di Confindustra Umbria: "Bene il Piano di rilancio dell'Umbria, ma coinvolgere le imprese di casa nostra"

Coinvolgere tutti gli attori sociali ed economici per dare sostanza e tradurre in realtà la visione che ispira il Piano.

Il Pnrr dell’Umbria può rappresentare un fattore fondamentale per determinare a lungo termine le prospettive di crescita e di benessere della nostra regione.
Due sono gli elementi portanti del documentor: il territorio e il futuro, declinati cercando di conciliare la giusta ambizione verso il nuovo con la doverosa valorizzazione dell’esistente.

È una visione certamente stimolante che sollecita a immaginare e perseguire nuovi percorsi di crescita, non sempre però ancorati alle caratteristiche industriali del territorio. Il Pnrr dell’Umbria, infatti, punta a creare una discontinuità nel modello di sviluppo della regione ed è molto centrato sull’innovazione e sullo sviluppo di nuove filiere produttive e sulla costituzione di centri di ricerca e di incubatori. Si tratta di un approccio in parte condivisibile che mostra comunque alcuni limiti. Il timore è che l’ansia di cambiamento radicale che emerge dai progetti contenuti nel documento rischi di creare uno scollamento dai processi reali dell’economia industriale regionale.

Le misure e le risorse dedicate al potenziamento dell’attuale sistema manifatturiero, soprattutto di quelle realtà produttive che per dimensione e spinta innovativa sono in grado di trainare intere filiere, sono a nostro avviso insufficienti. Si tratta di un aspetto che caratterizza anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza da poco inoltrato a Bruxelles, che, a nostro avviso, dovrebbe dedicate maggiore attenzione al tema della crescita dimensionale delle imprese, al riequilibrio della loro posizione finanziaria e al sostegno all’internazionalizzazione.

Un altro elemento di valutazione del testo regionale riguarda la sua struttura interna, l’articolazione tra le missioni e l’attribuzione delle risorse. Da questa prospettiva notiamo innanzitutto una dimensione economica complessiva molto importante, pari a tre miliardi di euro, davvero significativa, tenuto conto dei riparti abituali dei fondi strutturali. L’articolazione tra le sei missioni è condivisibile, così come l’impianto dei 44 progetti che costituiscono il Piano. Resta sullo sfondo il grande tema della governance, non ancora adeguatamente affrontato né chiarito.

È evidente che se per la Giunta regionale il documento è di “portata storica” poiché decide oggi cosa intende diventare l’Umbria nei prossimi decenni, è assolutamente indispensabile il coinvolgimento intenso e responsabile delle parti economiche e sociali. Si tratta, infatti, di attori in grado di dare sostanza e tradurre in realtà la visione che ispira il Piano. Così come è fondamentale un ampio confronto tra gli esperti, gli osservatori, gli accademici e quanti possono concorrere ad arricchire una discussione ancora alle fasi iniziali. In questo senso è da condividere e apprezzare il dibattito virtuale tra i diversi stakeholder avviato dall’Agenzia Umbria Ricerche.

 Non va sottaciuto, infatti, che per trasformare l’Umbria da “regione fragile”, estremamente “vulnerabile”, con un andamento economico “equiparabile ad una regione del sud” in una terra che sia luogo ideale per vivere, studiare, lavorare, occorre coinvolgere tutta la comunità territoriale. In particolare, è necessario valorizzare l’apporto fondamentale che può venire dal sistema economico. Gli obiettivi del Pnrr potranno tradursi in azioni concrete di sviluppo a condizione che venga valorizzato il ruolo fondamentale che le imprese svolgono per la crescita economica e sociale della regione.
 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Umbria e Futuro | L'analisi del capo di Confindustra Umbria: "Bene il Piano di rilancio dell'Umbria, ma coinvolgere le imprese di casa nostra"

PerugiaToday è in caricamento