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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Correva l'anno... di Marco Saioni | 1906 - Espedienti di polizia per arginare il "crimine" in città. Istituzione del pattuglione notturno

Di notte la città brulica di losca gente. Ditelo al rigattiere di Sant’Ercolano al quale furono sottratti tre paia di scarpe vecchie e un impermeabile usato, capi che lo stesso aveva lasciato in mostra fuori dal suo negozio. Una semplice operazione di marketing, magari un filo malaccorta, di cui qualcuno profittò. Certo non si comprende, ragiona, infatti, il cronista, come i nostri negozianti, specie di questi tempi, siano così sprovveduti. Le guardie fanno quello che possono per contrastare il crimine e sebbene la città risulti refrattaria al pattugliamento in bicicletta, qualche risultato arriva. E’alla loro tenacia che, infatti, si deve il fermo di quattro giovanotti, rei confessi, dopo stringente interrogatorio, di avere asportato, durante ripetuti raid notturni, una serie di maniglie di ottone da altrettanti portoni. La banda, composta da giovanissimi perugini, s’incaricava di fondere la refurtiva per ricavarne lingotti da vendere. Sembra poi appurato che con i primi guadagni i furfanti avessero festeggiato con abbondante, dissoluta spaghettata in trattoria.

Si sa che il crimine non dorme mai e si dipana in vari ambiti. Lo spaccio illegale di beni alimentari è uno di questi. Furono le due guardie di pattuglia nei pressi di Monteluce a notare quel carretto che arrancava in salita, spinto da due individui sospetti. Ma alla vista degli agenti il mezzo operò una brusca inversione, affrontando la discesa a rotta di collo. L’ardimentoso inseguimento rese possibile il successivo fermo con ispezione minuziosa del carico. Ne seguì arresto e sequestro della merce, costituita da tranci di vitello, insaccati e pollame. Alimenti di prima scelta, pronti per la vendita clandestina, in sfregio alle norme igieniche e daziarie. I ricorrenti fatti delittuosi finiti in cronaca sollecitarono una soluzione, utile a garantire un più efficace contrasto nei confronti dell’illegalità. Ci pensò il commissario di pubblica sicurezza, cavalier Vaccaro, istituendo il pattuglione notturno. 

Tale unità, composta di guardie e carabinieri, una sorta di ronda mista, già attiva in altre città, aveva lo scopo di prevenire i reati, tutelare la quiete pubblica,
sorvegliare bettole e lupanari, contrastare l’ubriachezza. Tra i sui compiti anche la vigilanza sugli orari di chiusura degli esercizi commerciali. Insomma un argine a tutto quel movimento di viandanti notturni, sospettati a prescindere. Una manovra a tenaglia, pertanto, nei confronti della devianza, condotta in concorso con le guardie daziarie, sempre tuttavia deputate al controllo delle frontiere. L’esordio operativo è acclamato dalla stampa che riferisce di multe elevate a esercenti di taverne aperte oltre l’orario lecito. Una condotta ritenuta incline ad assecondare il vizio degli avventori, già dediti al gioco e all’ubriachezza. A farne le spese, i rivenditori di caffè di Corso Cavour o altri esercenti in via Danzetta che consentivano addirittura partite a biliardo ben oltre il lecito. 

Irruzioni seriali anche nelle case innominabili, attivissime negli angoli reconditi della città. Pure qui arresti e contravvenzioni ad avventori in possesso di trincetti, forbici o coltelli. In effetti, non proprio sex toys. Sorvegliato speciale era Corso Cavour, poiché particolarmente denso di locali, come quello di vini,
liquori e caffè, condotto da Gemma Paletta. Sebbene l’esercizio fosse chiuso, come di norma alle 21.30, dalle fessure zampillavano fiotti di luce. L’occhiuta ronda convenne che quello fosse indizio di una qualche attività all’interno. Fu la perspicacia dell’agente Angelucci a porre in essere una strategia di sofisticata intercettazione ambientale. L’orecchio accostato alla porta gli consentì infatti di identificare, tra la nebbia del brusio, rauche e articolate lodi rivolte a un ampio catalogo di santi e divinità, oltre a sospetto tintinnio di moneta. Un covo di biscazzieri in azione, senza ombra di dubbio. Una piaga sociale, quella, responsabile della rovina d’individui e famiglie.

L’irruzione fu subito esclusa poiché avrebbe dato tempo per dissimulare. Mentre il gruppo rifletteva sulla strategia da adottare, il delegato Minetti pose delicatamente mano sulla maniglia e la porta si aprì. Evidentemente, convennero, che quello fosse il segno convenzionale per entrare. Due di loro si avvicinarono al bancone ordinando caffè, ma con l’occhio guardingo al retrobottega dove una decina di avventori avvolti da una cortina fumogena indugiava, carte in mano, intorno ad un tavolo irto di bottiglie e bicchieri. Neanche uno sguardo fu rivolto all’agente Angelucci, nel frattempo entrato nella sala. Distratte occhiate solo alla sua domanda retorica, se sapevano o no che la zecchinetta era un gioco d’azzardo e quindi proibito. Ma il momento era cruciale poiché chi teneva il banco stava per mostrare gli esiti delle puntate. Toccò battere i pugni sul tavolo e pronunciare la formula rituale con annesso rafforzativo: “Perdio, tutti fermi in nome della legge”. Fu solo allora che il locale traboccò di silenzio. L’operazione fruttò il sequestro di tredici lire e multe per tutti. Notte in gattabuia per quello in catalessi da sbornia. Viva il pattuglione.

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