Mercoledì, 22 Settembre 2021
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LIBERO PENSIERO - Coronavirus: il ruolo della comunicazione nella campagna vaccinale per i giovani e non solo

L'intervento del pediatra Gianluca Tuteri, vice sindaco e assessore al Comune di Perugia: "I ragazzi lo hanno capito da soli che la vaccinazione è utile per il loro benessere non per altro"

Vaccinare i ragazzi consentirà di riaprire le scuole in sicurezza e ridurre al minimo indispensabile la Dad; senza vaccinare i ragazzi non avremo la protezione di gregge; per proteggere i non vaccinati occorre vaccinare i ragazzi; la variante delta ora colpisce i giovani non vaccinati: in autunno rischio chiusure; se non si vaccinano i ragazzi aumenteranno le varianti e i vaccini non saranno più efficaci. Sono alcune delle frasi che ultimamente appaiono sui giornali.

I ragazzi continuano a essere oggetto delle attenzioni della comunità per le strategie Covid, non per loro stessi, ma per il benessere altrui così come è stato per tutta l’epoca Covid (e non solo). Siate eroi rimanendo sdraiati sul divano gli dicevamo l’anno scorso, ora invece, alzatevi e andate subito a vaccinarvi. Ma perché i ragazzi non si incazzano contro questa ipocrisia. Pensiamo a voi…., ma quando mai. I giovani hanno subito il lockdown più di tutti, nemmeno cani e gatti quanto loro. Ora, senza neanche una spiegazione dedicata, in fretta e in furia si devono vaccinare, badate bene non per loro ma per gli altri, questo è il messaggio. Per fortuna sono di gran lunga più svegli e intelligenti dei nostri comunicatori “sanitari”.

Già nel 2016 The Economist indicava nei millennials la generazione dotata di più alto quoziente intellettivo di sempre. Hanno capito senza che nessuno lo dicesse loro chiaramente, (salvo noi medici di famiglia che nei tanti colloqui diretti, franchi, avuti con loro, rispondendo alle loro domande) che la vaccinazione è utile per il loro benessere non per altro. Bastava dire questo: tutti sappiamo che il benessere globale di un individuo è fatto di salute fisica quanto psichica.

Dal punto di vista fisico il covid non produce grandi problemi ai giovani, quindi non è questo il motivo principale per vaccinarsi. Mentre il lockdown, conseguenza del Covid ha prodotto: chiusura delle scuole, cessazione delle attività sportive, divieto di aggregazione. Questi normalmente sono i capisaldi del sano sviluppo neuropsichico dell’adolescente che i pediatri misurano ad ogni visita per giudicare il buon funzionamento dei giovani.

Ricordiamoci, che il malfunzionamento psicologico dell’adolescente ne è la principale causa di morte: suicidio, incidenti, abuso di sostanze. Ecco il motivo per vaccinarsi, bastava dire questo ai giovani, la verità, come abbiamo fatto noi pediatri di famiglia. Vaccinarsi per riprendere quegli stimoli positivi che servono per una corretta crescita psico-intellettiva. E gli effetti collaterali? Quelli del lockdown sono stati gravi ed enormi, sproporzionatamente più grandi rispetto a quelli del vaccino. Un messaggio chiaro e semplice che rimanda a certezze e ad iniziative (vaccinare gli studenti) efficaci. George Bernard Shaw diceva: il rischio è che “Per ogni problema complesso c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata”.

Ecco, teniamolo a mente per scegliere la giusta comunicazione della soluzione di un problema complesso come la proposta di aderire alla campagna vaccinale. Perché per semplificare la complessità delle cose, queste, bisogna conoscerle nell’intimo. Senza queste conoscenze si rischia di produrre messaggi sbagliati che hanno più effetti collaterali del vaccino. Le conoscenze scientifiche che via via sono state prodotte avrebbero dovuto contribuire a ridurre le perplessità. La ricerca ha fatto passi da gigante, la cattiva comunicazione ha frenato tutto ciò. Serviva creare una partecipazione informata dell’intera collettività; aumentare la conoscenza su cosa è un rischio e come ridurlo (prevenzione) a livello personale e collettivo; aderire e attuare una strategia comune e partecipata. In un Paese ad alto tasso di analfabetismo sanitario dove sono la delega e la fiducia (al proprio medico? a internet?) a guidare le scelte dei singoli, l’informazione è uno degli elementi essenziali, forse il principale, a determinare l’esito anche di una campagna vaccinale nazionale quale quella in corso.

La comunicazione scientifica non deve essere utilizzata per creare audience alle tv ma per dare informazioni utili alla collettività. Contrapporre esperti con visioni diverse vuol dire creare confusione nella gente, lasciando a”inesperti” la scelta della giusta conclusione. Ciò ingenera il dubbio non la certezza.La scienza non è democratica non può creare dibattito, se un risultato è stato ottenuto nel rigore del metodo scientifico, l’esito è quello e basta e chi si contrappone è solo un ciarlatano, ignorante o in mala fede. Per cui organizzare contraddittori nel rispetto della par condicio o per aizzare bagarre televisive vuol dire creare solo un disservizio alla comunità. L'enorme quota degli indecisi e le mancate coperture delle categorie a rischio dopo sette mesi di attività vaccinale straordinaria ed emergenziale ne sono purtroppo una testimonianza oggettiva documentale.

I dati di oggi mostrano un'adesione vaccinale altissima tra i giovani nonostante solamente da poco gli sia stato concesso il diritto. Questo la dice lunga sulla loro intelligenza. Rimangono indietro ancora troppi over 50 e tanti giovanissimi 12-17, (vedi il flop del vaccino day di ieri) vittime ancora delle indecisioni genitoriali create dall’infodemia patologica. A tal fine invito i genitori a riflettere con il proprio pediatra sulla scelta vaccinale per i propri figli e i ragazzi di quest’età, ottimi internauti a “cliccare” su Ethan Lindenberger, anche la sua, seppur estrema, in caso di necessità potrebbe essere una soluzione.

In conclusione: mettiamoci in testa che saremo al sicuro solo quando tutti saranno al sicuro.

Buona vaccinazione a tutti.

Gianluca Tuteri, pediatra, vice sindaco e assessore al Comune di Perugia

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