Sabato, 13 Luglio 2024
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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Vladimir Putin, sei connesso? Il nazismo questo era...

Vladimir Putin, di professione autocrate, zar di tutta la Russia, il tuo sogno segreto sarebbe quello di essere lo Zar di tutte le Russie o al postutto il dominus di una ripristinata Urss. Anche gente moderata qui da noi dice che le tre pubbliche baltiche non avrebbero dovuto entrare nella Ue ché questa è stata una provocazione. E dici bugiardo che sei che Volodymyr Zelesnsky, ebreo, è un drogato e un nazista. Senti questa, Vladimir. La poeta Marina Palazzetti, che con Gian Carlo Di Renzo e con me è alle prese con un libro sul cioccolato, assai più dolce dei tuoi cannoni senz’anima, ci domanda se sia il caso di antologizzare una poesia molto tragica (“La cioccolata vera”) in un contesto letterario edonistico e gioioso.

Le rispondo pubblicandola, e t’invito a leggerla con il cuore se ce l’hai ancora dentro il petto un cuore, Vladimir: « Mi attirarono fuori dalla baracca con promesse di cioccolata e parole come Schätzchen, [dolcezza] ma le altre donne sapevano, e ancor prima di udire i rumori là fuori mi chiamarono puttana dei soldati. Anch’io lo sapevo, ma la fame ha un modo tutto suo di cambiarti, e di farti scordar chi sei. Buffo come vi possa essere speranza nella disperazione. Gettarono la cioccolata per terra e risero: Da friss. [mangia qui] La desideravo da impazzire, ma il sapore fu di fango. Dreh dich rum, Judenschwein. [gira gira porca di un’ebrea] Vidi enormi stivali neri, paia e paia, e il terreno così fangoso, da far sprofondare il mio corpo. Tirai su il mio vestito da prigioniera e allargai le gambe, erano così leggere che s’aprirono così facilmente che ringraziai Dio, sapevo che non avrei resistito. Questo corpo non è più mio, questa fame; finalmente non c’è più ragione di lottare. Mi chiedo ora se il desiderio di me fosse una brama di morte: fottere una donna calva ch’era soltanto pelle e ossa, la cui unica salvezza era una tazza di zuppa acquosa, per cena una fetta di pane raffermo, e forse, se i soldati l’avessero di nuovo voluta, questa volta un pezzo di cioccolata vera». Non ci sono più parole umane, Vladimir, ma solo guaiti di belva ferita.
 

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