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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Vittoria della Meloni. In Italia habemus dexteram in rei publicae et mulierem (aut feminam) in imperio

E se può non rifiuti a priori i diritti civili, non getti nel cestino i lamenti di chi si sente emarginato, isolato e sovente colpito

Lettori miei di tutti i comuni umbri, unitevi… sto per scrivere un commento, doveroso, e doloroso sull’esito del voto. Non sono contento. Speravo l’Italia andasse a sinistra. Invece il 63% degli Italiani elettori ha scelto per l’altra direzione: l’ est anziché l’ovest. ll mio latinorum del titolo smorza la delusione. Il linguaggio maccheronico lenisce. Ma siamo in democrazia, reale, non mascherata, e democrazia vuol dire potere di popolo e pur se zoppicante è indubitabilmente il miglior sistema di convivenza sociale e politica.

Chapeau! signora Giorgia Meloni. Le auguro di governare la navicella italica senza ostacoli, in armonia cogli alleati e coi programmi, e attraverso la realizzazione democratica e attiva di questi ultimi fughi timori e ombre, facendo dimenticare “quella fiamma” che ostinatamente alberga nello stemma, e se può si dimentichi di Orbàn e di Le Pen e di Vox. Stia dalla parte di Benedetto Croce, Pietro Gobetti e Aldo Capitini. Lei signora Meloni – glielo dice un “comunista”– non ha bisogno di quegli amici, almeno ora che ha vinto a mani basse, che ha raccolto in gran copia molto di più di quel che ha seminato, e merita, cioè nonostante quelle amicizie impresentabili. E se può non rifiuti a priori i diritti civili, non getti nel cestino i lamenti di chi si sente emarginato, isolato e sovente colpito. L’atleta di colore che vince una medaglia, e tutti gli atleti che diffondono lo sport italiano, che parlano in dialetto, hanno diritto alla cittadinanza hic et nunc. Gli scolari “stranieri” in classe con mio nipote Pietro sono italiani come mio nipote Pietro.

Potrei continuare, ma lei non può non conoscere da raffinata politica, quel che bolle in pentola. Non getti nel cestino del niente le istanze dei deboli e dei fragili. Gentile Giorgia, l’attende un compito immane che la pena di Sisifo in confronto è uno gioco di società; ma come diceva Albert Camus in chiusura del suo ineguagliabile saggio omonimo: «Il faut imaginer Sisyphe heureux». Eh sì! Bisogna immaginarlo felice. Sennò tutto è assurdo. Sì! tutto è assurdo. Forse, chi lo sa…
 

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