Venerdì, 19 Luglio 2024
Rubriche

SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Inti-Illimani e quel coraggio di Panatta in Coppa Davis: quanti ricordi dolci e amari!

Oggi Adriano Panatta ha più o meno 70 anni e quando conquistò – con Corrado Barazzuti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Nicola Pietrangeli capitano-non giocatore – l’unica Coppa Davis che l’Italia si sia aggiudicata nel tennis, ne aveva 27 e il 10 dicembre 1976 nel doppio con Bertolucci volle che indossassero la maglietta rossa, il colore dei fazzoletti nelle mani delle madri degli oppositori arrestati o trucidati alla dittatura bestiale di Augusto Pinochet instaurata l’11 settembre 1973, rovesciando, col consenso di Nixon e Kissinger, il legittimo governo, 1970, di Salvador Allende che si suicidò nel Palazzo della Moneda. In Italia c’era stato un rovente dibattito se andare a Santiago o boicottare il tiranno, fu il partito comunista cileno in esilio a convincere ad andare, per non permettere ai golpisti di fregiarsi di un titolo vinto a tavolino. 

Mi ha fatto tornare in mente queste vicende un articolo che segnala un tour qui da noi del gruppo musicale degli Inti-Illimani, il cui canto «El pueblo unido jamás será vencido» fu per mesi e anni un inno alla resistenza e alla libertà, perfino un alato e nobile tormentone. Ma lo spunto vero è nato leggendo che l’intervistato, Jorge Coulón, 74 anni, uno dei componenti del gruppo, studiò all’Università per stranieri di Perugia, durante i 15 anni di esilio. In Italia, dove si trovavano quando andò in scena la tragedia, erano appena sbarcati a Milano per tenere concerti in numerose città e Gian Carlo Pajetta, racconta Coulón, li invitò a non tornare in patria. 

Tre lustri d’esilio sono molti, la nostalgia e la rabbia disseminano ore, giorni, settimane, mesi, anni, lontano dalle «sacre sponde», apolidi, sia pure accolti
con affetto dal nostro popolo ospitale. A Perugia è vissuto esule l’ esperto di teatro Juan Barattini con accanto la moglie Marta Contreras, eccellente soprano. L’articolo di Nuccio Ordine (“la Lettura”, 532, 6 febbraio 2022) rammenta e commenta il risveglio democratico e progressista che stanno vivendo alcune nazioni sudamericane e latine, dove i colpi di stato militari e di destra sono un flagello secolare. Bolivia, Honduras, Perù hanno governi democratici legittimamente eletti, e è assi probabile che il Brasile si liberi del fascistoide Bolsonaro. Ma è il Cile che ha sorpreso, dove ha vinto un giovane, 36 anni, Gabriel Boric, intenzionato a percorrere le strade progressiste di Salvador Allende, ne ricordate la fotografia con l’elmetto a sghimbescio e un moschetto in mano? 

Il Cile con tutto il rame e il litio che ha nella pancia potrebbe diventare un paradiso terrestre, con i minatori protagonisti e prosperi e non schiavi poveri
delle potenze straniere. Forza Boric, forza Coulón, forza Inti-Illimani. Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, abbiamo in cassa Sergio Mattarella e Mario Draghi, non varranno rame e litio, ma abbiamo la bellezza (un matto di un russo l’ha detto mettendolo in bocca a un idiota), la bellezza che salverà il mondo. Boh!

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Inti-Illimani e quel coraggio di Panatta in Coppa Davis: quanti ricordi dolci e amari!
PerugiaToday è in caricamento