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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | … il male di vivere ho incontrato…

Il Male esiste o è invenzione del Bene per giustificare sé stesso? Non è questione della sua stupidità, della sua banalità (parola che Hannah Arendt non ha mai proferito), quanto della sua proliferazione in ogni contesto del vivere cosiddetto civile. È segno di civiltà spegnere i ghiacciai? O distruggere foreste? Ci sguazziamo beatamente noi umani come lemming che seguono pifferai matti e s’inabissano. Il Male esiste e qualche aficionado della moda della cancel culture azzarda a dire l’idiota che è tutta colpa di Dante, per Jorge Luis Borges il sommo dei sommi, e delle sue visioni dell’Inferno e del Peccato e della Redenzione… compresi i sassolini che altro Kossiga… Beh!

sarò fazioso, ma la Tradizione non può più essere sopportata, con l’indifferenza cui ci atteniamo per quieto vivere e per essere rigorosamente politicamente corretti. Ma non si può più tollerare che una madre conduca la figlia al macello, in obbedienza un onore che sa di orrore. Avete mai visto una pecora che porta l’agnello a morire? Ricordate ne Il silenzio degli innocenti la telefonata di Hannibal Lecter a Clarice Sterling? Gli agnelli hanno smesso di gridare? I tuoi incubi infantili si sono chetati? Gli agnelli sono sempre innocenti. Saman era un’agnellina che voleva semplicemente vivere, né più né meno, sua madre l’ha concepita, portata in grembo per nove mesi, l’ha allattata e l’ha seppellita in un campo di Novellara, dove non trovi braccianti italiani ma vige in Italia un sottile razzismo come un fiume carsico. No allo ius soli! No allo ius culturae. E se puoi ‘capire’ l’ottusità criminale di padre fratelli zii cugini no le ragioni della madre, religiose o di costume, non sono accettabili. 

Allora ti viene da pensare che certe religioni sono aberranti in taluni dogmi o comportamenti, che lì la tolleranza volterriana e men che meno la caritas cristiana sono esse violente. La liberazione può venire soltanto dalle ragazze, dalle donne. Ma in uno Stato che tuteli le lotte per rompere i lacci e le manette. Che protegga la compagna che ha detto basta al maschio che poverino non tollera separazione o altro legame e la spacca. Investendo miliardi nell’educazione e nella protezione. Il maresciallo dice: volevo proteggerla. Il giudice deve prendere su la ragazza e portarla via e cambiarle nome e mettere in galera gli aguzzini. Ma troppi giudici sono come Palamara e troppi avvocati sono come Amara. Toh! Ci scappa pure la rima, limorté. 

Il Male non è forse furiosamente stupido? Prendi i due fratelli ormonicamente palestrati che hanno accoppato il dolce Willy a calci e pugni. Sono al gabbio e speriamo gli diano l’ergastolo, ostativo o meno. E prendi lo squilibrato ingegnere che spara a bruciapelo a due fratelli che stanno giocandoo e a un signore in bici che gli domanda: ma che stai facendo? Storie di ordinaria follia. Ma pazzia non è il Male, è lasciargli una pistola in mano, il male è la nostra fottuta indifferenza, il nostro alzare le spalle infastiditi. Ma io che c’entro? Io, lo so, predico da cronista e razzolo male da cittadino. Questo il mio male. Anche se con la emme minuscola. E non mi resta che spiegare il titolo. Eugenio Montale: «Spesso il male di vivere ho incontrato: / era il rivo strozzato che gorgoglia, / era l’incartocciarsi della foglia /riarsa, era il cavallo stramazzato».

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