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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Elogio dei ricordi, quando sopravvivono o quando un amico/a te li salva

La memoria è per alcuni una scatola, uno scrigno, per altri; per René de Chateaubriand (Memorie d’oltretomba) è spesso attributo della stupidità, buona per spiriti pesanti che essa appesantisce ancor più coi suoi bagagli di cui li onera. Son d’accordo con René a metà, quando la memoria diventa monomania ed è tutto il presente, un recipiente dal quale non sversa niente. quando si fa una catena o una prigione. Ma però anche la memoria corta è una scaltra sinecura, piuttosto disonesta. Sono distratto ama dire chi se ne frega. «Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e férmalvi entro; ché non fa scienza, /senza lo ritenere, avere inteso» dice Beatrice a Dante (Paradiso, V, 40-42). Se non conservi non cresci.

Insomma tutto ’sto pavoneggiare erudito per raccontare che la mia memoria ogni tanto fa cilecca? Che la scatola è piena? Quando Mario Centini mi regala un fascicolo di fotocopie di articoli usciti ne “Il Settimanale dell’Umbria” abbinato al “Corriere della Sera”, 1993- 1995, resto a bocca aperta. Affatto dimenticata la mia nutrita collaborazione. Tabula rasa. Nada de nada. La memoria in vacanza, ha di fot calato la serranda. Ha cancellato la lavagna. Ha spento i lumi. Apro l’opuscolo di fogli, un lenzuolo cm. 35x25 e fra gli altri pezzi c’è a tutta pagina la mia recensione (24 luglio 1993) de L’elmetto inglese di Ugo Baduel, bellissimo memoir, con foto di lui con la moglie Laura Lilli che lo farà pubblicare postumo da Sellerio; e del 18 febbraio 1995 un ricordo di Alberto Burri (e incontro articoli del caro Giuseppe Pino Maradei, poeta morto troppo giovane).

Mario Centini da provetto archivista e paleografo e storico ha corredato il dono con la gerenza e scopro che la proprietà della testata è di Protagon Periodici diretta da Piero Ceccarini, con cui ho pubblicai, firmandola con Gaetano Tamborrino Orsini, l’antologia Storie di poliziotti raccontate dagli scrittori italiani. Direttore responsabile di questo periodico uscitomi di rotta, disperso, starato, Francesco Brancatella di cui non so niente e Google m’ informa essere giornalista Rai. Una scheggia sulla memoria ritrovata, sul tempo ritrovato, che asseconda l’ego mio talvolta pestifero, epperò inscrive una paginetta di cronaca editoriale umbra. A futura memoria. Come diceva Ennio Flaiano: in Diario notturno: «Stanco dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato di dedicò all’infinitamente medio».

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