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Schegge di Antonio Carlo Ponti | Arrossire si può ancora...

Ieri sera stavo scrivendo questa scheggia e volevo essere amaro e duro e schifato per gli scandali che infestano questa povera Repubblica offesa dai manigoldi, ma guardando Cannella che come sempre caracollava curiosa fra monitor stampante e lampada mi son detto quanto è fortunata la mia gatta. E sono andato a qualche giorno fa quando mentre camminavo al percorso verde, al contrario di mia figlia che s’imbatté in due cinghiali, mi attraversò il sentiero un gatto ma così macilento e spelacchiato e scheletrito e famelico e color fango che rabbrividii un po’. Ancora mi fanno effetto scuro due cose: la miseria e la solitudine. Così è per gli umani: la sorte può essere benigna o maligna. 

Hai voglia a dire che ciascuno è artefice della propria fortuna. Guarda Edìpo che ammazza il padre e fornica con la madre, reo di aver sciolto l’enigma della Sfinge : «Quale animale cammina su quattro zampe la mattina, su due il pomeriggio e su due la sera?» Osserva per cinque minuti un barbone che dorme sul marciapiede avvolto fra i cartoni. Segui un figlio di papà di vent’anni pieno di soldi privilegi e avvocati a cominciar da papà che sproloquia in tv e dice che la ragazza alla fin fine se l’è voluta.. O ascolta una ragazza di vent’anni che ha la jella d’incontrare degli stupratori anziché ragazzi tranquilli che magari arrossiscono quando baciano. Magari a trovarne mi dice il diavolo, ma l’ange guardien mi sussurra: ci sono ci sono… certo non sono pensieri da filosofo codesti rivolti a Cannella, io non lo sono e se mai mi si dovesse ricordare è per una manciata di poesie degne forse di questo brand. 

Ben altro è pensare da filosofi, anche quando la si butta in aforismi: il cielo stellato sopra me e la legge morale in me, su ciò di cui non si può parlare si deve tacere, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, oppure il rifiuto di Karl Popper delle teorie psicoanalitiche, perché non riuscivano a soddisfare il criterio di controllabilità confutabilità falsificabilità. Ma ci sono delle verità che sembrano tranchant e al contrario hanno i piedi di argilla. Siamo sicuri come lo era Benedetto Croce che l’art non ha nulla a che fare con la verità e tanto meno con la riflessione filosofica?

Che il “Canto di un pastore errante nell’Asia” o “Il battello ebbro” di Rimbaud o “La terra desolata” di T.S. Eliot siano soltanto intuizione pura? Beata Cannella che dorme acciambellata o distesa come una sciarpa 18 ore al dì, sui suoi quattro punti cardinali, sempre i medesimi, ignara del cuore e ma sì del cielo ed dell’aria che si gode nei terrazzi quando non è freddo. Ma tutti i poeti sono teneri come Pascoli o inestricabili come Ezra Pound che invitava a leggere leggere leggere allo sfinimento o tetri e deduttivi e
simmetrici ed enigmistici come E.A.Poe? 

Ci sono perfino gli esteti armati come D’annunzio o Stefan George. Ma non so, sarà che scrivo di notte dentro il silenzio del microcosmo della strada di casa, ma quando esco alla luce del sole gli occhi indeboliti dalla veglia e dalla cataratta si meravigliano sì di esser vivi e vedenti e forsanche veggenti, ma è un’illusione ratta come un lampo; la cosa davvero cruciale è pretendere dalla società e dallo Stato non so ancora come che una donna non venga ammazzata se non ama più il persecutore o una ragazza possa camminare di notte, perfino da sola, senza dover temere gli agguati dei mostri. Altro che fare i distinguo sulla legge sacrosanta firmata Alessandro Zan. Urge un patto di non aggressione.
Cominciamo intanto a cucirlo ciascuno di noi dentro sé stesso.

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