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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Uomo lupo all’uomo. In eterno? Sono un lombrosiano incallito

Non vorrei passare per lombrosiano, ma sai che vi dico? sì! sono un lombrosiano incallito cui piace pure il lambrusco all’imbrunire. Di tanto in tanto. Beh che abbia voglia di scherzare quando non ve ne sarebbe punto ragione non appaia come bieca durezza di cuore, ma soltanto un gesto o rito scrittorio di mera autodifesa. A me, qui lo dico e qui lo nego, le facce di Alessandro Sallusti e di Luca Palamara non piacciono. Non so, non lo so spiegare in parole povere, le mie del resto lo sono per destino, ma mi viene in mente che se hanno scritto un libro insieme sulla giustizia e i suoi ‘agghiaccianti’ scheletri nell’armadio è vero che dio, con la minuscola, prima li fa e poi l’accoppia. 

Ma non lo dico per le mie idee di sinistra, mi correggo: uso la litote non di destra (tanto le ideologie son morte no?) ma per ragioni estetiche, il brutto pur se vecchio rimba e rinco qual sono lo riconosco, per meglio esprimermi dico che so tuttora godere della bellezza. Come dicevano le streghe in Macbeth? Il brutto è bello e il bello è brutto. Sto maneggiando lo so materia incandescente, so che cos’è il body shaming, la derisione dei difetti corporali, ma sto scherzando a tutta manetta ed esigo comprensione. 

Ok? Il fatto è che, andando sul serio, lo giuro, non posso accettare che sia se non Antigone a salire in cattedra a bacchettare il marcio quando tu sei indagato e manipolatore e corruttore. Oh quanta ragione aveva Giovenale quando scrisse che a Roma tutto ha un prezzo (Romae omnia cum pretio), e io che ci son nato sia pur per caso beh ci resto male; diciamo che in Italia siamo un po’ ladroncelli? Mi viene in mete la vignetta (non di rado equivalente a un dotto editoriale) di Altan su “L’Espresso” dove una pecorella si rivolge a un lupo e gli dice tutta giuliva: «Tra un po’ avremo l’immunità di gregge» e lui leccandosi i baffi: «E noi quella di branco!». 

Devo scomodare Plauto e Hobbes e il loro nero pessimismo di homo homini lupus? Non è meglio questa che rammento dal primo anno di giurisprudenza: ius est realis et personalis hominis ad hominem proportio? È la più bella definizione del diritto ed è di Dante Alighieri. Mi aggrada più di tante chiacchiere e mi fa pensare ad Antigone.

Questo dice Antigone, sfidando con la propria lapidazione il crudele Creonte che ha decretato non si dovesse seppellire il fratello Polinice ma lasciarlo in pasto alla polvere e ai cani: «Non fu Zeus a ordinarmi questo né la compagna degl’inferi, la tetra Dice, fissò leggi simili tra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti che un mortale potesse trasgredire, leggi non scritte e innate degli dèi; non sono d’oggi, non di ieri, vivono da sempre, nessuno sa da quando comparvero né di dove». Una donna sola contro il potere; l’individuo o la legge, la pietà o la forma? 

L’osservanza della norma o ciò che è giusto? Anche la sorella Ismene l’abbandona e sceglie la vita ma per Antigone il seppellimento di Polinice, nonostante abbia combattuto contro Tebe, ha diritto alla compassione e al perdono e alla sepoltura. “Antigone!” (Sofocle: 442 a.C.) va quindi incontro alla morte. Un cretino direbbe senza se e senza ma. Senza riflettere che i classici, lo pensava Italo Calvino, sono i libri che hanno sempre e per sempre qualcosa da insegnare. Ma che vuoi che interessi a ’sta gente di Sofocle o di John Keatsche prega così: « Beauty is truth, truth is beauty – that is all / Ye know on earth, and all ye need to know».  Bellezza è verità, verità è bellezza che è tutto quanto sappiamo e dobbiamo sapere, sulla terra. In parole povere, si sa la mia condanna, invece: di rubare e intrigare leggete qualche poeta. E gentili nonAdoni Palamara e Sallusti, quando vi alzate la mattina il vostro primo pensiero vada al giudice ragazzino: il Beato Rosario Liviatino.

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