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Il Racconto breve di Ruggero Luzi | Quando non c'era il cellulare - La giovane Guardia Medica

Scaraventato, teorico e scarsamente pratico, nella guardia medica, il primo lavoro dell’azienda sanitaria retribuito, la specializzazione non pagata, la notte di neve nel paesino e i suoi confini sanitari destinatomi da sorvegliare


Scaraventato, teorico e scarsamente pratico, nella guardia medica, il primo lavoro dell’azienda sanitaria retribuito, la specializzazione non pagata, la notte di neve nel paesino e i suoi confini sanitari destinatomi da sorvegliare, la Fiat Panda a prima vista abusata dall'uso parcheggiata per l'urgenza, i pochi pollici con pochi canali sul mobile accanto il telefono tenuto con il volume basso per il timore di non sentire lo squillo che all'incirca alle due si è fatto sentire accelerando il battito del cuore. Imbacuccato, il volante gelato, la borsa profumata di pelle da dottore, regalo di genitori felici per la laurea con dentro l’occorrente, due e forse tre giri di chiave per sentire il motore poco affidabile e via sul monte per la strada scivolosa, ripetere a voce le indicazioni e addio orientamento, una mappa avrei dovuto disegnare con le indicazioni sconclusionate dell’ignorante che blaterava con la voce un po’ impastata al telefono. La casa buia con il cortile, il cane abbaia, fortuna nel recinto, aggrappato alla rete che la vuole sfondare, c’è il campanello mi chiede chi sono a quest’ora tarda della notte che io ho da dormire che mi alzo presto la mattina e dove vado girando con questo tempo da lupi.

“Sta manfrina da dietro la porta, non apre il villano, gli dico anche un po’ urtato il medico che ho da fare una visita e gli dico l'indicazione approssimativa che m’ha fornito l’ignorante, non sente bene, mica la apre la porta e devo urlare e me ne frego del segreto professionale spiattello il nome e cognome di chi mi ha chiamato. Si è  calmato ma mica apre la porta, conosce la famiglia, sono brave persone, pare preoccupato non li sente da qualche giorno, gli portano la legna, non me ne frega niente della legna, allora mi spiega il percorso urlando anche lui e buona notte. Riparto dopo più giri di chiave, se mi lascia la batteria muoio assiderato. Imprecando tra un bivio e l’altro la Panda scivola a destra e a sinistra, se si impantana come lo tiro fuori ‘sto ferro vecchio. Sul posto che m’ha indicato il sospettoso enormi fari mi accecano, dall’alto del trattore quello mi dice che devo salire, è l’ignorante del telefono lo riconosco dalla voce impastata mi sembra anche un po’ brillo. La strada è pericolosa con la Panda che manco c’ha le gomme anti neve, dice l’esperto gommista improvvisato, ecco perché andava da tutte le parti.

Stringo la borsa da medico appoggiata sulle gambe che non profuma più di pelle per la puzza di sterco, chissà che ci trasporta su ‘sto trattore. La luce della casa isolata è in fondo alla discesa, non si vede la strada per il fango e la neve, trattengo il respiro come sulle montagne russe. Entro prima io con la borsa da dottore e mi infilo nella camera poco illuminata. C'è un morto vestito a festa con le mani incrociate sul torace lungo sopra il letto di ferro vecchio e l’odore di naftalina, devono averci conservato il vestito, vedo titoli di giornale, la televisione, tutti a denunciare il ritardo del dottore della guardia medica con la borsa che profuma di pelle regalo dei genitori per la laurea, chissà come l’ha avuta la laurea, con tutto l’occorrente preparato la mattina con le medicine che gli ha fatto la lista il collega esperto. Gli dico come si sono permessi di comporlo come salma, la Panda scivolava da tutte le parti, la neve, il fango, le indicazioni spiegate dall’ignorante, c’è il testimone che gli ho detto che m’ero perso, dirà che non mi ha visto sulla faccia il villano che non ha aperto la porta. Il trattorista dice che il morto è dalla mattina, malato da tanto tempo, c’è stato il dottore di famiglia e ha fatto il certificato, mi hanno chiamato per la moglie che ha avuto un mancamento dal dolore per la perdita a prima vista poco prematura del marito e sta nella camera al piano di sopra, vuole che lo seguo, chissà se c’è un’altra sorpresa in quella casa, magari sulla soffitta. La vedova è distesa sul letto, due cuscini a sostenere la testa che pende da una parte, bianca da fare impressione che i baffi e il pelo sul mento gli risaltano, gli occhi rossi per il pianto e il muco che gli fa un rivolo dalla narice destra, sulla sedia una vecchia scheletrica e sdentata vestita di nero recita il rosario e non la smette dopo che l’ignorante e io siamo entrati nella stanza, apro la borsa di pelle ed estraggo il misuratore della pressione, quella continua a recitare il rosario, se ne frega se sento il battito del cuore con i pomelli del fonendoscopio infilzate sulle orecchie gelate, prendo dalla borsa da medico ben attrezzata per l’occasione le gocce e ne conto trenta da sgocciolare sotto la lingua dopo che si è tolta la dentiera e la tiene sulla mano.

Quella non la smette con ‘sto rosario anche quando dico alla vedova che le gocce la faranno stare tranquilla e così si addormenta, non so se ha sentito con quella litania che s’è incantata, mi porge la mano per salutarmi, quella con cui teneva la dentiera, la saluto con una smorfia anche un po’ schifato devo andarmene con il trattore che fatica sulla salita, l’ignorante spinge sul gas e il vento riempie la cabina di ossido di carbonio che mi fa tossire che sembra che mi strozzo. Quello aspetta che la Panda va in moto. L’alba illumina il paesaggio mi bruciano gli occhi con il riflesso della neve ho i crampi allo stomaco e si diventa anche un po’ stitici per lo scombussolamento del corpo per la veglia. Parcheggio la Panda, quasi cado per la lastra di ghiaccio, tre rampe di scale con le gambe pesanti, mi distendo giusto un’ora sul letto in attesa del collega che arriva subito perché non mi sono reso conto di essermela dormita tutta quell’ora e anche profondamente tanto che non riesco a tirarmi su dalla branda che ti rompe la schiena, ci vuole una colletta per comprare un materasso come si deve. Quello entra nella stanza imbacuccato e infreddolito mi chiede come è andata la notte, ce lo chiediamo sempre come è andata per spirito di corpo, di solidarietà sperando che a noi andrà meglio o nell’intimo ci piace che agli altri è andata peggio, gli dico uno schifo, la Panda senza gomme anti neve con la batteria mezzo andata, mi sono perso in quei sentieri col fango e la neve, il trattore, il morto col vestito della festa e la vedova con il dolore per essere diventata vedova che gli ho somministrato le gocce per farla dormire. Quattro ore fuori e non so se mi hanno cercato magari per qualcosa di veramente serio e se qualcuno manda ai capi che hanno dormito al caldo nel letto un reclamo dovrò scrivere la relazione per giustificarmi. Gli dico a lui di scrivere due righe da inviare ai capi per la Panda da cambiargli le gomme e la batteria poi la firmiamo tutti quelli del turno e buon lavoro e alla prossima. 

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