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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | in Umbria si vive bene ma di certo non nello stesso modo: troppe diseguaglianze tra i comuni nostrani

Cinquanta anni e più di regionalismo non sono riusciti di fare dell’Umbria una Regione e non più un insieme di comuni, territori che ancora non riescono a rappresentare una sintesi di serena convivenza. Queste obbiettive diversità hanno prodotto diseguaglianze

L’Umbria regione piccola, fra le più piccole d’Italia, con poco più di 800.000 abitanti, un quartiere di Roma, eppure scrigno, se così si può dire, di tante diversità, storiche, territoriali e sociali. L’Alta Valle del Tevere non ha contatti con l’Orvietano che a sua volta è ben distinto dalla Valnerina. La zona lacustre del Trasimeno è cosa assai diversa dall’Amerino Narnese, Foligno e Spoleto continuano, spesso invano, a reclamare attenzioni e ruoli più significativi. Assisi, città internazionale per via del Poverello gode di un palcoscenico ineguagliabile e non paragonabile con il resto dell’Umbria. In tutto questo Perugia e Terni sia pure con contraddizioni e reciproche rivalità per altro incoraggiate da politici in cerca di identità, sono il centro delle attività sociali, culturali, politiche.

Cinquanta anni e più di regionalismo non sono riusciti di fare dell’Umbria una Regione e non più un insieme di comuni, territori che ancora non riescono a rappresentare una sintesi di serena convivenza. Queste obbiettive diversità hanno prodotto diseguaglianze. Chi vive nelle due città capoluogo gode ormai di servizi sociali, infrastrutturali, culturali, ben diversi dai cittadini umbri che vivono nella periferia; e sono circa il 60% degli umbri. La viabilità da sempre ha rappresentato il problema dei problemi, è stato argomento fisso di tante discussioni, confronti, campagne elettorali. Ma invano se ancora tutta la nostra regione è interessata da cantieri infiniti fitti come i grani di un rosario, le strade provinciali spesso necessitano di spericolati slalom per evitare dissesti e buche, il trasporto su ferro strutturalmente fermo ai primi anni del novecento, quello su gomma insufficiente ed ignorato dai più. Per non parlare degli ingorghi quotidiani non solo intorno a Perugia ma ormai anche nelle città di media entità. Ma là dove le disuguaglianze dell’Umbria diventano più insopportabili perché ingiuste accanendosi sui più deboli, sono i servizi sociali, la sanità.

Chi vive nella Media Valle del Tevere, a Todi, Marsciano e dintorni, ma anche nell’Amerino, nell’Orvietano, Valnerina, spesso Foligno e Spoleto, se malato o anche se solo anziano, deve sopportare trasferimenti da una parte all’altra della regione per essere sottoposto a semplici accertamenti o a controlli per malattie croniche, liste d’attesa inaccettabili che alla fine obbligano a ricorrere a prestazioni a pagamento. La decisione di dividere in due la sanità tra aziende ospedaliere, Perugia e Terni, e due ASL, invece che semplificare ha reso ancor più penoso il pellegrinaggio dei malati e degli anziani scavando una fossa tra i cittadini, Perugia e Terni, che possono godere di cure vicino alle proprie abitazioni e i “provinciali,” condannati ad infinite peripezie lunghe decine di chilometri.

Nessuno chiede servizi specialistici sotto casa, non è possibile. Ma un servizio di medicina territoriale decente, medici di famiglia che tornino ad essere tali, controlli sanitari, visite specialistiche e strumentali, almeno le più semplici, senza sobbarcarsi chilometri di strada e mesi di attesa appaiono doverosi. Queste sono le diseguaglianze in Umbria perché chi abita nelle periferiche e zone rurali le deve sopportare quotidianamente. Eppure una regione dove continuano ad esserci inutili e costosi doppioni, come due cardiochirurgie o due neurochirurgie o, peggio, iniziative cittadine che vorrebbero la proliferazione di nuove cliniche private non si considera che gli uni e le altre rappresentano formidabili sperperi di risorse da indirizzare invece per risolvere le diseguaglianze.

In definitiva sarà come dicono in molti che in Umbria si vive bene ma di certo non nello stesso modo e comunque a patto di essere e rimanere in salute, a patto che si viva in casa o intorno ad essa, altrimenti l’obbligo dello spostamento, delle attese, della incertezza, del disagio sono inevitabili. Quello che è davvero incomprensibile sono i motivi per cui la politica non solo non si interroghi e non agisca. Eppure le dimensioni ed anche la stoica sopportazione degli umbri faciliterebbero soluzioni non immediate ma neppure in tempi biblici. Ma gli umbri sono infinitamente pazienti e sanno attendere. Anche le prossime elezioni.

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