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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | La scommessa del Pd dell'Umbria

Delle pene del centro destra si è già detto, della latitanza ormai cronica di un centro moderato anche, ma non è che il Pd, anche quello umbro, viva una stagione esaltante. La scossa, anzi lo tsunami, che ha travolto il Pd umbro è stato devastante, ha spazzato via almeno due generazioni di amministratori collaudati ed esperti, politici di lungo corso e spesso anche con importanti relazioni e assolutamente radicati sul territorio regionale. E’ stata una cosa mai vista prima. Dalla mattina alla sera, senza alcuna resistenza, anzi con un senso di scontato fatalismo, non abbiamo più visto, non abbiamo più sentito i visi e le voci di politici sin lì perfino troppo presenti. Come inghiottiti dal terremoto politico che ha distrutto la sempiterna e potente, fino ad allora, sinistra umbra.

Dopo il tracollo elettorale delle elezioni regionali alcuni volenterosi hanno tentato di iniziare a ricostruire una presenza e soprattutto riproporre temi e motivi che giustificassero la necessità anche in Umbria di un partito riformista. C’è da apprezzare che alcuni giovani abbiano voluto intraprendere un’opera difficile anche perché ormai l’elettorato umbro si è definitivamente affrancato da quella parrocchia rossa che per tanti anni nel bene e nel male, spesso anche acriticamente, di certo con incrollabile credo ideologico, per tanti anni, ha radunato e organizzato donne e uomini della nostra Umbria. Nonostante le insipienze di un centro destra che non riesce a mantenere quanto promesso e neanche a difendere lo straordinario consenso ricevuto, la ricostruzione del Pd appare ancora oggi fragile, con poco spessore, come una pietanza ancora con poco sale. Sembra di assistere ad una parata di volenterosi boys scouts, con tutto il rispetto, bravi quanto si vuole, ma che per il momento sembrano accontentarsi di offrire un segno di buona volontà.

L’Umbria è una regione piccola ma altrettanto complessa, con territori distinti non solo geograficamente ma soprattutto culturalmente, con storie ed affinità diverse, con livelli di evoluzione sociale ed economica non assimilabili. Per governare la nostra regione è necessario un cocktail di entusiasmo, esperienza, disponibilità, di riferimenti culturali solidi e dunque anche di protagonisti, se possibile, di spessore. Quello che manca, speriamo solo per il momento, al Pd dell’Umbria è la disponibilità di quelle professioni, culture, capacità che da sempre hanno dato respiro a movimenti e partiti poi divenuti protagonisti nelle loro realtà.

In definitiva il partito riformista in Umbria sembra crescere ma è ancora troppo gracile, debole, esposto a troppe turbolenze e dunque ancora ostaggio di contorsioni elettoralistiche come il ricorso a pseudo liste civiche o a personaggi benevolmente camuffati come civici per immaginare di allargare il campo ma che in realtà poco si discostano dai boys scouts pidiessini. Come per la destra, anche a sinistra si sente il bisogno di una seria stagione costituente, simile a quella che fu nel dopoguerra e animata da una parte dal PCI e dall’altra dalla DC con la proposta del mai troppo ricordato “Piano di sviluppo per l’Umbria”.

Di certo i tempi, le condizioni, i protagonisti non sono più quelli, ma interrogarsi da parte di tutti, non solo politici ma professionisti, università , organizzazioni categoriali, sindacati, su quello che potrebbe essere la nostra Umbria in un contesto nazionale ed anche europeo in straordinaria evoluzione, non solo sarebbe auspicabile ma perfino necessario. Non sarà più sufficiente limitarsi ad ordinare il proprio orticello ma sarà richiesto un disegno più complesso ed organico. La difficoltà sarà quella di far guadagnare un pizzico di umiltà e disponibilità a politici che invece appiano ancora assolutamente impermeabili a sollecitazioni e ad amichevoli consigli.

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