Lunedì, 18 Ottobre 2021
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IL RACCONTO BREVE di Ruggero Luzi | Il Nido

Vieni alla finestra, l’albero di pesco è già fiorito per la primavera precoce, il ramo sulla destra, il più alto. Lo vedi il nido? Non è una meraviglia? Sembra sospeso, precario, e ogni volta che lo cerco con lo sguardo sono ansiosa per la paura che il vento o la pioggia se lo sono portato via. La notte scorsa c’è stata la tramontana, mi sono svegliata molte volte per il pensiero di non trovarlo la mattina e all’alba era ancora lì così ho ripreso a dormire fino alle dieci ma ho fatto un brutto sogno, un grosso uccello con l’enorme becco portava via quelle creaturine indifese e poi è arrivata la mamma, l’ho vista piangere e accostare le ali agli occhi. Mi sono alzata di scatto, sono andata alla finestra e ho tirato un sospiro di sollievo, il nido era ancora lì. È un’opera d’arte, è finemente intrecciato, l’ho visto costruire giorno dopo giorno, con tutto l'amore che solo una madre può dare. Gli uccellini, li vedi? Sono tre o forse quattro, aspettano la loro mamma, hanno il becco aperto nell'attesa, sanno che riceveranno la loro razione di cibo. Eccola, eccola, puntuale, fa dei giri, sempre gli stessi, forse per prudenza, per essere certa che non ci sono pericoli. Si sta aggrappando al nido e dividerà il pasto in parti uguali. Ora spargo delle briciole di pane sul davanzale e quando avrà terminato di imboccarli verrà a rifocillarsi. 

All'inizio mangiava velocemente e volava via, poi ha iniziato a fidarsi e si trattiene per qualche minuto. Le dico di stare tranquilla che mi occuperò dei suoi figli perché vorranno volare via e io lo impedirò prendendomi cura di loro. Mi rattrista la certezza che il pesco sfiorirà e il nido abbandonato senza più manutenzione cadrà, spazzato via dal vento. La mia casa sarà il loro nido. Ho trascorso l’inverno a spiare il lavoro certosino, pagliuzza dopo pagliuzza, fino al giorno che ha deposto le uova. Lei è ingegnere, operaio, direttore dei lavori, collaudatrice. Si è consegnata il lavoro nel tempo stabilito. Il pensiero è sempre rivolto a quel nido, non è un’ossessione ma una preoccupazione, non ti agitare, sono lucida, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, ho passato l’inferno ma ora va meglio. Ho stabilito orari di osservazione che non interferiscono con le mie attività quotidiane. Quella mamma, determinata e paziente, che è apparsa quella mattina sul pesco con la pagliuzza sul becco mi ha distratto da un brutto pensiero. Avevo deciso di farla finita. Non allarmarti perché si è accesa una luce flebile nel buio dal quale pensavo che non ci fossero vie di fuga. 

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