Domenica, 21 Luglio 2024
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IL BLOG di Franco Parlavecchio | Referendum, andare a votare perchè ci riguarda tutti e per non essere asserviti... ai soliti noti

Era il 1991 quando Bettino Craxi invitò gli italiani ad andare al mare piuttosto che votare per la tornata referendaria che avrebbe generato la preferenza unica alle elezioni politiche. Lo stesso errore politico lo ha commesso Renzi qualche anno più tardi: invece di preferire una ragionata scelta di voto per il sì o per il no, chiese agli italiani di disertare le urne. Oggi è toccato a Luciana Littizzetto, decisa a boicottare l’appuntamento con le urne, preferisce seguire le orme dei leaders tanto criticati, con l’ironia della comica consumata, ripetitiva ed ormai fin troppo spompata.

Ma questa volta è diverso; è stato utilizzato il servizio pubblico per invitare la gente ad andare al mare. Ormai l’unica informazione che subiamo è solo disinformazione. Addirittura alcuni giornali, approfittando della non facile comprensione dei quesiti referendari, ne hanno dato un’interpretazione completamente autonoma: preferite diventare ricchi e belli votando no o morire durante un terremoto grazie al sì?

Ancora una volta l’informazione asservita al potere è la grande colpevole. La scelta di non andare a votare è legittima come scelta consapevole personale e non come condizionamento mediatico strumentale. Con questo Parlamento ormai delegittimato dalla realtà, lo strumento referendario per quanto qualche volta abusato, rimane uno dei pochi baluardi di partecipazione alla vita pubblica della nostra malata democrazia.

Non pretendo che diventiamo referendum dipendenti come succede in Svizzera, una democrazia diretta che prevede il diritto di esprimersi in merito a questioni materiali. Ma se non ci fosse questo sciocco limite del quorum per la validità del referendum, il dibattito sarebbe stato finalmente sul merito e non sul metodo. Come al solito abbiamo perso una grande occasione per creare un confronto sano sui contenuti su un tema così delicato come quello della giustizia.  Perché se è vero che è difficile non essere d’accordo con le parole del procuratore Gratteri per cui il Governo non è pervenuto sui temi della giustizia e legalità, seguendo lo stesso corso dei Governi precedenti, magari sarebbe stato meglio chiamarci al voto sui tempi della giustizia o sulla responsabilità dei magistrati e non su tematiche così tecniche poco leggibili rispetto alle conseguenze pratiche.

Personalmente domenica andrò a votare solo per dare un segnale, fosse anche per me stesso e per chi mi sta vicino. Il mio sarà un mix di sì e no ma comunque sempre un’espressione democratica forse solo un po’ nostalgica.
 

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