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IL BLOG di Franco Parlavecchio | L'informazione monocolore dei giornali cartacei: potere politico e mediatico allo stesso tavolo

Date un’occhiata ai dati di vendita dei quotidiani cartacei.  Un crollo costante e preoccupante, un tema di proporzioni mondiali, con peculiarità di stampo nostrano. Da un lato l’incontrastata prepotenza dei giornali on line che ormai dominano grazie alla veloce, diretta e gratuita risposta, dall’altro l’assoluta monotonia dei nostri quotidiani nazionali. Provate a comprarne una decina e confrontateli. A parte qualche eccezione, sembrano tutti uguali, piatti, gli stessi titoli, le medesime analisi, come se il sano contraddittorio fosse finito nel dimenticatoio.  

L’avvento dello stato d’emergenza ha dilatato il problema: dalla questione del Covid fino al tema della guerra, siamo bombardati di informazioni a senso unico rispetto alle quali è vietato dissentire o anche solo approfondire. Una sorta di patto di desistenza tra forze politiche ed istituzionali che decidono di regalarci una noiosa propaganda condita da qualche finto battibecco. Chi prova a violare l’informazione monocolore viene censurato o semplicemente sopportato per entrare a vita nel girone degli eretici. Non mi sorprenderebbe affatto se a casa del nostro Presidente del Consiglio trovassi uno dei grandi direttori nazionali prono a servire a tavola. Purtroppo la storia non solo ci ha insegnato poco o niente ma si riflette tremendamente sul presente.

La nostra cultura è ancora condizionata ed impregnata dalle ideologie che ci hanno contrassegnato e che tendono ad assomigliarsi: da quella post fascista troppo abituata ad ascoltare bocche che pronunciano gli stessi slogan a quella vetero comunista che soffre dello stesso vizietto. Subiamo questa influenza su tutti i settori, spesso compromettendo lo sviluppo sociale ed economico, rispetto a culture più liberali maggiormente tese al rispetto delle diversità. Con la globalizzazione dell’informazione e l’avvento di internet, lo scenario è cambiato solo apparentemente. Perché anche la rete è sotto controllo e gli strumenti social subiscono continue censure.  

Se il gestore decide che quello che hai scritto non è conforme al sentire comune, vieni bannato ed impossibilitato ad esprimere qualsiasi opinione. Non esiste Paese che con le leggi non salvaguardi il diritto all’informazione, almeno formalmente; è la pratica a latitare. Da noi c’è un doppio vizio: la vicinanza tra potere politico e media e la concentrazione di gruppi di potere. Ricette per il futuro prossimo? Coraggio, penna libera e meno lingua penzolante verso il potente di turno.  

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