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Correva l'anno di Marco Saioni | 1911 a Perugia, la costituenda Lega Perugia Centro chiese il foglio di via per i 'sonatori' ambulanti meridionali

Furti, vandalismo e la solita diffidenza: settimane di fuoco a Perugia per via della presenza di meridionali con organetti a manovella, trainati da asini...

Benché cinto da rete metallica, il campo fu profanato sotto il complice lume della luna. Cento carciofi, mica da ridere, una vera razzia commessa da ignoti ladri che ormai scorrazzano serenamente in casa d’altri. Così, l’ortolano Sorcetti Ettore, davanti al delegato nel denunciare quel dolente commiato dai diletti e austeri ortaggi. E’ certo, però, secondo le minuziose indagini condotte dalle guardie comunali, che gli autori del misfatto fossero da attribuire agli stessi responsabili dell’atterraggio di ventun piante della pubblica alberatura. Un eccidio di giovani tronchi lungo il percorso che da Porta Conca procede fino a S. Elisabetta. Sotto tiro anche quattro lampadine elettriche fatte esplodere da abili frombolieri. Tre i sospettati, tutti ventenni, proprio quelli che intorno alle ventitré tracannarono quartini per circa un’ora all’osteria del Ciacca a S. Galgano. Dopo aver istoriato il tavolaccio con una complessa sequenza di cerchi di bicchiere, si dileguarono, infatti, senza pagare. Non ancora appagati, avrebbero altresì insistito con analoghi atti vandalici in altri quartieri cittadini. Per non parlare di certe deiezioni ripugnanti, alcune concepite ed espletate all’interno dei portoni, dalle quali è peraltro lecito desumere parti di una certa solennità.

La stampa s’interrogò sul letargo che dovette aver colto le guardie alle porte daziarie, nelle cui vicinanze occorsero gli scempi. Altra bacchettata alle autorità, alle quali è imputata la responsabilità di consentire a combriccole di avvinazzati di scorrazzare per la città, incredibilmente anche dopo mezzanotte. Sì, perché furono in tanti ad affacciarsi per gli schiamazzi, d’estate le finestre sono aperte, ma nessuno poté identificare chiaramente i teppisti nottambuli. Come non bastasse, i giornali iniziarono a registrare crescente irritazione per l’invasione della città da parte di musicanti meridionali che interpretavano a loro modo le hits del momento. Tali pittoreschi cortei sarebbero responsabili, da oltre un mese, di attentare alla tradizionale riservatezza del perugino, di sua natura già poco incline alle novità. Erano quei maledetti organetti a manovella, trainati da asini, ad ammorbare l’aria, scimmiottando celebri opere. 

Un dispendio di Trovatori, Gheisce, Marsigliesi e Vedove allegre, echeggiava dalle vie, aggrediva le finestre, superava gli abbaini. Nessuno scampo da quell’orgia sonora. Che ci si apprestasse al rigatone cacio e pepe, al quieto conversare, al semplice riposo, si era travolti dal fragore che rimbalzava tra i vicoli. Sarà mica un caso che da un mese sono triplicate le vendite di bromuro per far fronte alle numerose crisi nervose? Secondo i complottisti non sarebbe poi infondata la tesi che vorrebbe coinvolta la classe medico- farmaceutica.

Da qui a buttarla in politica è un attimo. Poiché spesso e volentieri si multa anche la banda cittadina, quando si esibisce fuori dagli orari consentiti, non sia mai che per festeggiare la ricorrenza della liberazione qualcuno ha pensato bene di allestire questa pagliacciata nel tentativo di favorire l’affratellamento tra nord e sud. Questo azzarda un quotidiano. Attenzione, dunque, perché a forza di tirarla, la corda si spezza e allora i cittadini tutti potrebbero costituirsi in “lega di resistenza” contro l’invasore. Il proclama neo risorgimentale abbozzato dalla costituenda lega Perugia centro, a contrasto dei gruppi musicali itineranti, accattoni e persino meridionali sembra attingere a una solida fonte giuridica; a Biella, continua il cronista, il municipio ha posto una targa, dove si legge che è assolutamente vietato ai suonatori ambulanti di soffermarsi entro la città. 

Analoghe misure sono state adottate da altre “industri e gentili città della Lombardia e del Piemonte. E noi? Se lo ricordi il Municipio, così prodigo nell’ospitare i girovaghi”. L’amministrazione comunale è avvisata. Dissolto il roboante cantagiro, i perugini, sempre a quanto riferiscono le cronache, dirigono l’attenzione verso un altro incombente pericolo. In via S. Anna, per esempio, una delle più belle passeggiate della città, sembra sia divenuto rischioso transitare a piedi. Squadre di ciclisti hanno infatti eletto l’alberata a pista per le loro evoluzioni. Tutti i pomeriggi si assiste a gare di velocità frenetica, tali da mettere in pericolo i passanti, anziani e bambini. Senza considerare lo spavento arrecato ai quadrupedi, liberi o attaccati ai veicoli. A imbizzarrire un cavallo, si sa, basta poco. Come qualche giorno fa ai due animali in servizio al carro di terza classe, quello addetto ai trasporti funebri. Fu la strepitante, improvvisa schiera di ruote e pedali a istigare l’animale al galoppo con feretro al seguito. 

Il legnetto, data la classe di riferimento, era quello che era e l’assetto generale della carrozzeria non garantì la stabilità, compromessa dalla repentina accelerazione. Salma e conduttore finirono tra le ruote del mezzo. Fu carambola smodata in un turbine di polvere e inaudito fracasso. Pesante il bilancio: cavallo da abbattere, carro distrutto e auriga malconcio. Imbarazzante, se non altro, il cambio di mezzo per consentire al passeggero di raggiungere la sua definitiva residenza.

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