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Correva l'anno di Marco Saioni | Perugia 1912-Sommossa di popolo contro le tasse o teppisti istigati...?

Se il vino costò di più, i perugini se ne dovettero pertanto fare una ragione

Dicono fosse mite quella sera di dicembre, non altrettanto il clima politico che aleggiava in città. Le opposizioni avevano affisso un manifesto, più che altro una chiamata alla mobilitazione. S’invitava la cittadinanza a presidiare la piazza e partecipare alla seduta del Consiglio comunale. L’amministrazione liberal-moderata, guidata dal sindaco Valentini, aveva infatti in programma un consistente prelievo fiscale, innalzando dallo 0,2 all’11% il dazio sul vino e altre tasse. I consiglieri d’opposizione avrebbero quindi disertato l’aula nel tentativo di invalidare la seduta per assenza di numero legale. Mossa ampiamente prevista dalla maggioranza che precettò tutti i suoi, anche quelli più perplessi, paventando la caduta del governo. L’ingresso alla sala consigliare non fu tuttavia agevole. Una folta e vociante folla invadeva il Corso e le vie laterali, costringendo i consiglieri a guadagnare l’ingresso di Palazzo dei Priori sotto bordate di fischi e ingiurie.

Serata memorabile, quella del nove dicembre, poiché la manifestazione di popolo fu presto affrontata, per la prima volta dal 1860, con carabinieri ed esercito schierati. Il bagliore irsuto dellebaionette innestate provocò diffuso sdegno e qualche arresto per tafferugli.Nonostante gli ostacoli frapposti alla partecipazione, un certo numero di cittadini riuscì araggiungere l’aula riservata al pubblico. Si fece silenzio mentre il sindaco pronunciava la premessa, preludio all’impopolare delibera, ma la presenza ostile di quegli sguardi andava risolta. Bastòmqualche brusìo di contestazione per scatenare l’offensiva del sindaco: “dinanzi alla indecentegazzarra dei cittadini…” Non fu necessario proseguire, poiché la reazione dei presenti, come previsto, coprì la sua voce con grida e pressanti inviti alle dimissioni. Perfetta la regìa del navigatoValentini che con gesto lento si accese il sigaro e ordinò lo sgombero.

Ora l’adunanza, come scrisse l’Unione Liberale, proseguì calma e serena. Qualcuno dei consiglieri, più realista del Re, propose anche di aumentare le tasse sull’acqua. Si chiuse alle ventitré. L’uscitadal palazzo, taluni utilizzando percorsi alternativi, comportò per molti un bagno di folla inferocita,sebbene contenuta dietro la siepe di baionette. Si registrarono inseguimenti di consiglieri e, overaggiunti, strigliati quanto possibile. L’indomani la stampa governativa attaccò “la teppa” dei dimostranti, additando i nomi degliistigatori, tra i quali Francesco Buitoni, imprenditore di punta della dinastia, con spiccate simpatierepubblicane. Smentita ironica dello stesso, riportata dal giornale, che tuttavia non risparmiòimproperi e una discreta legnata in testa al suo direttore, incontrato in piazza dai figli del Buitoni.La stampa avversa non fu da meno, pubblicando nomi e cognomi dei consiglieri “giannizzeri dei
padroni”. La Battaglia, organo dei socialisti non si contenne, accusando l’Unione di ogni nefandezza e legittimando di fatto l’aggressione al direttore poiché “chi semina vento, raccoglie tempesta” e poi larandellata non era per l’uomo ma per il suo giornale, si precisò. Insomma, botte virtuali con prognosi analogica di dieci giorni.

Durante i dieci anni di amministrazione Valentini, sostenuta da un blocco compatto, avendo avuto cura di assecondare, sempre e comunque, gli interessi dell’elettorato conservatore, quella fu laprima manifestazione popolare di qualche rilievo. Non tale, tuttavia, da scalfire il sistema di potere, “la consorteria” com’era chiamata dalle opposizioni. In tale contesto, l’Unione Liberale, giornale più diffuso e unico con cadenza quotidiana, svolgeva un rilevante ruolo di supporto, senza esitazioni. Non così gli altri, critici sempre nei confronti della maggioranza ma anche tra loro, per rivalità o differenti valutazioni.

Se il vino costò di più, i perugini se ne dovettero pertanto fare una ragione e la Giunta andò avantit ranquillamente fino al 1919, quando, l'anno successivo, fu eletto il primo sindaco socialista, il sindacalista Ettore Franceschini, ma già si avventavano nubi nere. Durò cinque mesi. L’assedio dei primi fascisti costrinse il prefetto a commissariare il comune, le dimissioni di Franceschini, un sogno andato a male. Consolidato il regime, il sindaco sarà Podestà, direttamente nominato dal governo, chiamato a svolgere tutte le funzioni dei precedenti organi collegiali elettivi, Giunta e Consiglio essendo stati soppressi. Una riforma, non v’è dubbio, nel segno della semplificazione amministrativa.Della serie: aridatece il conte Valentini.

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