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Correva l'anno... di Marco Saioni | Perugia, 1899 – Finalmente il tram, la luce elettrica e l’acqua di Nocera. Le grandi inaugurazioni


Una rete di fili aerei adeguati a trascinare parole nei luoghi più remoti intricava da qualche anno lembi di cielo perugino. Era arrivato il telefono, ordigno per voci che scavalcano monti, sorvolano i mari. Furono lesti a dotarsene i più facoltosi, professionisti, commercianti, istituzioni pubbliche. Eppure, da molti altri, si lamentava il giornale, “non si è avuta questa lodevole premura”. Pura diffidenza per uno strumento complesso di cui non si avvertiva la pressante necessità, essendo le comunicazioni da sempre affidate a incontri nelle pubbliche vie o delegate al telegrafo, laddove la distanza lo avesse richiesto. Insomma, parlare con qualcuno senza guardarlo in faccia sembrava cosa stravagante. Poi, qualora ricorresse qualche urgenza, c’era l’ufficio postale o le postazioni daziarie. Il resto poteva attendere i normali tempi. In ogni caso la stampa locale offrì spazio, a beneficio dei rari abbonati, pubblicando le norme da
seguire per l’uso corretto del telefono.

Dopo aver girato la manovella per alcuni istanti e portata la cornetta all’orecchio, si compiva il prodigio. Una voce, quella dell’impiegato dell’Ufficio Centrale, pronunciava la parola “Pronto”, invitando il chiamante a declinare il nome dell’abbonato con cui si voleva parlare. La fase successiva prevedeva di riagganciare l’apparecchio e attendere lo squillo. A questo punto, staccato il telefono e portato all’orecchio, andava replicato il “pronto”. Gli abbonati erano ora connessi e si poteva parlare, ma non velocemente e con tono ordinario. Analoga procedura per la risposta, quando il solito impiegato pronunciava la rituale frase: “l’abbonato desidera comunicare con voi”. Il servizio s’interrompeva alle ventuno e, come avverte il giornale, l’addetto “si ritira dall’officio centrale, è quindi inutile di chiamarlo con la soneria, dopo quell’ora.”

Il secolo si avviava alla fine e quello nuovo avrebbe di certo riservato “magnifiche sorti e progressive” senza tuttavia quella diffidenza Leopardiana per le teorie ottimiste. Un futuro
sfolgorante, segnato dal progresso tecnologico e dall’opulenza, si palesava agli occhi di ognuno. Altro che telefoni, dunque, sarebbe arrivata l’acqua nelle case, l’elettricità avrebbe sopraffatto le tenebre, il tram garantito agevole mobilità cittadina e chissà cos’altro ancora. Tutto successe nel 1899 in piena “Belle Époque”. Fu anno d’inaugurazioni, nell’ambito della grande Esposizione Umbra. Dal palco, il sindaco Rocchi glorificò le eccellenti acque di Nocera, finalmente instradate dall’acquedotto e già zampillanti nelle fontane pubbliche. Un plauso anche per il maestoso conservone di Monte Pacciano con parvenza di solido fortilizio. 

Poi promesse di sconti del venti per cento rivolti a coloro che entro quattro mesi intendessero dotare la propria abitazione di acqua potabile. Lusinghe infruttuose, tuttavia, per la maggioranza dei perugini, mal disposti a sborsare soldi per l’acqua, bene disponibile e gratuito, da sempre offerto dalla natura. Si collegasse all’acquedotto anche la fonte di Piazza Grimana, piuttosto, da cui cola un rivolo, che per riempire una brocca occorrono venti minuti, quando finalmente arriva il turno dopo una lunga fila, protesta un lettore.

Bottiglie di champagne, invece, per l’esito felice del collaudo. Tutta la città ai bordi della strada che neanche al giro d’Italia. Una folla attonita ed esultante per un evento epocale che vide percorrere un mezzo su binari, non trainato da animali, ma dalla forza motrice dell’elettricità che un traliccio sopra la tettoia del veicolo sapeva assorbire da fili appesi. Più di quattro chilometri di rotaie per collegare la stazione al centro. Un’eccellenza del trasporto urbano che avrebbe riqualificato il potere attrattivo della città nei confronti dei turisti. Per un certo tempo fu però complicato utilizzare il nuovo mezzo da parte dei viaggiatori, giacché sempre al completo in ogni corsa. I perugini affollavano, infatti, le carrozze per il solo gusto della passeggiata su rotaia. Ci volle un poco per smaltire l’emozione della novità.

La luce elettrica si svelò all’imbrunire. Improvvisamente, tutte le lampade del Corso, Via Baglioni, Piazza del Municipio, fino a Piazza Danti brillarono insieme tra lo stupore di spettatori, intervenuti a migliaia. La città sembrò sfiorata da un sortilegio che ne enfatizzava la magnificenza architettonica. La cosmesi della luce irretì gli sguardi spalancati dei presenti. Particolare ammirazione fu riservata al terrazzo della Prefettura, dove sfavillava un ”Viva Perugia” composto di piccole lampade. D’ora in avanti la tramontana perugina non avrebbe più spento le fiammelle dei lampioni a gas, spargendo tenebre nelle vie cittadine. Le candele e il petrolio poi, avrebbero presto abbandonato le case. Le prime ripiegando verso i soli utilizzi liturgici. Il Novecento porterà finalmente pace e benessere per tutti.

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